Il nostro rapporto con il convento dei domenicani di Taggia risale agli anni Cinquanta, quando la presenza di alcuni religiosi di grande cultura e di eguale prestigio aveva fatto un centro della vita spirituale e della vicenda intellettuale dell’estremo Ponente Ligure.
Padre Castellano, nostro zio, ne era stato priore nel peggiore periodo della guerra, e a Taggia c’è ancora qualche anziano che lo ricorda. Per questo, all’epoca in cui il convento era retto da padre Paravagna, vi ritornava volentieri.
Venne poi un lungo periodo di decadenza, fino all’abbandono da parte dell’Ordine dei Predicatori.
In noi rimase però l’ambizione di ripristinare la funzione che questo luogo di fede e di cultura aveva svolto nel passato. La sua stessa origine testimonia di un rapporto tra la nostra zona e le vicende nazionali: il fondatore, il Beato Cristoforo da Milano, che era venuto a Taggia per una predicazione, decise di costituirlo assecondando sul piano religioso il disegno di unità dell’Italia centro-settentrionale perseguito all’epoca da Gian Galeazzo Visconti, che andò molto vicino a realizzare quanto secoli dopo sarebbe riuscito ai Savoia. Di quel tempo testimonia il convento, quale legame con altre genti, unite a noi da una comune ispirazione.
Dopo l’espropriazione napoleonica e sabauda, le autorità del comune di Taggia avevano tenacemente perseguito il ritorno dei domenicani, ed un ricordo ancestrale aveva indotto la gente a frequentare di nuovo il convento e la chiesa, scrigno dell’arte rinascimentale del Ponente, di cui è massima testimonianza il quadro della “Ecclesia Mater” del Brea.
Nel tempo successivo al ritorno in patria, approfittando della consulenza giuridica prestata al Comitato Olimpico di Imperia, combattendo aspramente con la gestione gretta e meschina della dinastia dei Brioglio, segnalammo al dottor Giuseppe Guerrera, l’allora capo di gabinetto del ministro Scajola, il progetto di riportare dei religiosi ad occupare il convento, riportandolo alla sua antica missione spirituale e culturale. Avendo trovato nel dottor Guerrera un riscontro competente ed appassionato ai nostri piani, intraprendemmo un’opera paziente, svolta sul piano del diritto pubblico, volta a chiarire lo “status” giuridico dell’edificio, quindi a stabilirne la destinazione.
Fu necessario dapprima che il Ministero dell’Interno, rappresentato dalla prefettura di Imperia, e la curia vescovile di Ventimiglia addivenissero alla stipula di tre distinti atti giuridici: con il primo si riconobbe l’appartenenza del complesso allo stato, con il secondo si revocò la precedente convenzione, ed infine con il terzo, concordato nelle ultime ore in cui l’onorevole Scajola si trovava in carica (ricordiamo ancora le concitate comunicazioni telefoniche con il dottor Guerrera), venne stabilito che il convento fosse occupato da una congregazione maschile. Noi pensavamo, per questo ruolo, all’Istituto dei Franti Francescani dell’Immacolata, per cui all’epoca ci occupavamo dei mezzi di comunicazione sociale. In seguito alle sue vicende l’Istituto rinunziò ad inviare a Taggia i propri religiosi.
Venne dunque prescelto l’istituto di vita consacrata presente attualmente, i cui componenti – benché non ordinati sacerdoti – svolgono con dedizione e competenza la missione loro affidata di diffondere la cultura cristiana. Con questo, il nostro progetto si poteva considerare realizzato nei suoi aspetti giuridici e religiosi.
Rimaneva da svolgere l’opera di restauro, compiuta grazie alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Torino ed alla Regione Liguria. Anche in questo caso, la sinergia delle buone volontà riuscì a compiere un miracolo.
Il convento ospita ora tanto i ritiri spirituali quanto eventi culturali.
Una associazione di San Pietroburgo che riunisce molti artisti figurativi della Russia e di altri paesi già facenti parte del suo impero portava ogni anno i propri aderenti presso un monastero ortodosso per svolgervi un ritiro creativo e spirituale. Per la prima volta, avendo scelto Taggia, questa esperienza era divenuta ecumenica, svolgendosi all’estero ed in un convento cattolico.
Da allora, la città del Ponente Ligure costituisce la meta annuale di questi nostri correligionari, dando anche luogo a numerose iniziative collaterali di amicizia e di collaborazione tra i due paesi e tra le due chiese.
Alla tradizionale festa di congedo del soggiorno di quest’anno, era ospite d’onore la principessa di Seborga. Il discorso si sposta dunque da Taggia al paese divenuto sede di una esperienza unica in Europa, consistente nel ripristino di una antica sovranità, con tutte le sue istituzioni statuali, dal principe – in origine Giorgio Carbone – ai rapporti diplomatici, fino alla emissione di una propria moneta e di propri francobolli.
Il Principato non ha personalità giuridica di diritto internazionale, ma opera come se la possedesse. La politica estera diviene per questo il principale ambito, insieme con l’attività culturale, in cui il Principato agisce, forte della trama di rapporti internazionali tessuti dai diversi ordini cavallereschi, cui esso si collega.
Ci sono stati che spontaneamente si rapportano con Seborga come se si trattasse effettivamente di un regno indipendente. Ciò avveniva già in molti casi, come in quello dei rapporti tra la Francia ed il Québec, che le autorità di Parigi trattano come se fosse un soggetto di diritto internazionale.
Sul piano della politica interna, il Principato nomina propri rappresentanti in ciascun centro della provincia di Imperia, come fa lo stato con i suoi prefetti.
L’attuale principessa è una aristocratica bavarese, residente nel Principato di Monaco, l’altro soggetto che rappresenta – in questo caso ufficialmente – la nostra zona e le aspirazioni della nostra gente nel mondo. I bavaresi, d’altronde, non hanno mai rinunziato alle loro ambizioni: la loro costituzione afferma nel primo articolo “Bayern ist ein staat”, la Baviera è uno stato.
La principessa opera sulla nostra Riviera come i Wittelsbach nella sua patria di origine, e gli Asburgo nell’ex impero. Grazie alla sua intelligenza, alla sua cultura, alla sua eleganza – in una parola alla sua regalità – da oggi anche la Russia considera il Principato come uno stato sovrano.
Questo ci aiuta molto ad affermare la nostra identità e le nostre aspirazioni.
L’Europa occidentale riscopre ogni giorno le proprie radici, procedendo verso il tempo in cui verranno riconosciuti i diritti delle sue piccole patrie, unite in quella più grande, rappresentata dall’antico impero cristiano.

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Mario Castellano 2/08/2020
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