Se una epidemia determina l’adozione di misure che non hanno alcun carattere sanitario, ma comportano limitazioni delle libertà dei diritti dei cittadini prive di ogni rapporto con le necessità profilattiche, ciò significa che la diffusione di una malattia contagiosa non esiste, oppure è stata esagerata, in modo da usarla quale pretesto, precisamente al fine di distruggere lo stato di diritto.
Questa conclusione risulta tanto più inevitabile quando le limitazioni imposte ai diritti ed alle libertà stabiliti dalla Costituzione non vengono imposte nel momento in cui il contagio risulta più grave ed esteso, bensì in un tempo successivo.
Si può inoltre ammettere in linea di principio un accrescimento del potere attribuito alle autorità sanitarie, ma non di quello spettante ai Servizi segreti. Cui è conferito il compito di contrastare il terrorismo interno ed estero, nonché lo spionaggio ai danni della Repubblica, compiuto da agenti stranieri e dai loro eventuali complici.
Con il decreto legge numero 83 del 30 luglio, ufficialmente denominato “Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da Covid-19 deliberata il 31 gennaio 2020”, è stata emanata una norma che non ha nessuna attinenza con la proroga delle misure profilattiche già vigenti. Si tratta viceversa di una disposizione novativa rispetto all’anteriore “ius conditum”.
Per valutare quanto avvenuto, occorre partire da una premessa: negli stati di diritto, i dirigenti dei Servizi segreti vengono nominati per un tempo limitato, al fine di evitare che una permanenza troppo lunga nell’incarico possa essere approfittata per modellare la composizione del personale dipendente con disegni di potere personale, ovvero con eventuali specifici criteri politici.
In Italia, coerentemente con questo indirizzo, la legge ordinativa dei Servizi di sicurezza, numero 124 del 3 agosto 2007, stabilisce che “la direzione generale del dipartimento della sicurezza (D.I.S.) è affidata a un dirigente (…) dello stato” il cui incarico, conferito dal Presidente del Consiglio, “ha comunque durata massima di quattro anni ed è rinnovabile per una sola volta”.
Lo stesso criterio è stabilito per i direttori delle due direzioni subordinate a tale organo, quella che si occupa della sicurezza estera e quella competente per la sicurezza interna. Ciò significa che quando il Presidente del Consiglio nomina questi direttori, può conferire loro un mandato di non più di quattro anni, rinnovabile una sola volta per la stessa durata massima. La loro permanenza nell’incarico non può dunque superare complessivamente un tempo di otto anni.
Per effetto del decreto numero 83 del 30 luglio, costoro possono rimanere in carica praticamente senza limiti di tempo. Essi, infatti, possono essere prorogati nell’incarico “con successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni”.
Ci rendiamo conto del fatto che stiamo dando della nuova norma una interpretazione ancora più estensiva rispetto a quella espressa dai critici dell’operato di Conte.
Secondo noi, invece, quando il decreto fa riferimento a “successivi provvedimenti”, permette che ogni volta la proroga possa essere di quattro anni, ma non pone limiti al numero di rinnovi negli incarichi.
Sia come sia, Conte ha deciso di non cambiare i vertici dei Servizi per avere a disposizione delle persone che abbiano nei suoi riguardi un debito di riconoscenza, e soprattutto che riflettano nel loro operato i suoi criteri politici: esattamente quanto la legge del 2007 intendeva evitare, come stabilito in ogni stato di diritto.
Un’ultima annotazione riguarda il fatto – già da noi segnalato in un articolo precedente – che il decreto del 30 luglio conferisce al Presidente del Consiglio il potere di rinnovare a sua discrezione per quattro anni tutte le misure vigenti dal 31 gennaio, senza precisare con quale strumento normativo.
E’ prevedibile che Conte faccia uso anche in futuro dei suoi famigerati “decreti del Presidente del Consiglio”. La dittatura è destinata a protrarsi nel tempo, disponendo ora anche di uomini pronti a servirla, trattandosi di persone di fiducia del suo capo.
Quale indirizzo darà Conte ai Servizi segreti? E’ scontato che li incarichi di reprimere il dissenso.
La nostra generazione ha fallito il compito di lasciare alla successiva le stesse libertà e gli stessi diritti ricevuti dalla precedente.
Noi, almeno, ce ne siamo accorti, ma Zingaretti non è abbastanza intelligente per capirlo. 

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Mario Castellano 8/08/2020
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