Un magnante ucraino, con residenza nel Principato di Monaco e cittadinanza dell’isola di Grenada (nei Caraibi), ha comprato – la cifra pagata non è nota, ma deve trattarsi di una somma enorme, tanto più che il precedente proprietario era una immobiliare – l’isola della Gallinara, una delle tre poste davanti alla costa della Liguria: le altre sono l’isola di Bergeggi e l’isola del Tino.
Su questo scoglio, coperto dalla macchia mediterranea, posto davanti al territorio che separa Alassio ed Albenga, fioriscono da secoli le leggende. Pare che nei primi secoli cristiani fosse un eremo, e si racconta di un filo di fumo perennemente innalzato verso il cielo, non alimentato da alcun fuoco ma dalla santità dei monaci. Sull’isola  si ritirò, nel 357, San Martino di Tours per condurvi vita eremitica fino al 360, quando ritornò a Poitiers, essendovi rientrato Sant’Ilario, vescovo della città.
L’isola è sempre stata di proprietà privata, e dunque inaccessibile al pubblico.
Non sono mancati i progetti per trasformarla in un parco naturale, essendo anche abitata da una fauna selvatica.
L’acquisto di questo autentico paradiso terrestre si può inquadrare nell’ambito dei rapporti tra la Liguria e la Russia (o meglio le Russie), così come in quello delle relazioni con il Principato di Monaco, ma anche come un aspetto dell’evoluzione della situazione italiana ed internazionale.
Fino dalla seconda metà dell’Ottocento, dopo che già in precedenza la nobiltà inglese aveva inventato il turismo, la Riviera dei Fiori italiana e la Costa Azzurra francese erano state scelte – a causa del loro clima – dall’aristocrazia russa per svernare. Molti dei grandi alberghi residenziali tipici della “Belle Epoque” venivano affittati interamente ogni anno per ospitare una parte della corte imperiale.
La più illustre frequentatrice di Sanremo era l’imperatrice Maria, consorte di Alessandro II, la quale regalò alla “città dei fiori” le palme che ancora oggi adornano il lungomare a lei intitolato.
Tra i personaggi che avevano fatto della Riviera la loro patria di adozione c’era la nonna di Nico Orengo, lo scrittore di Ventimiglia, il quale venne educato nelle due lingue. Alle vicende della sua famiglia, Orengo dedicò uno dei suoi libri più belli, intitolato “Hotel Angleterre”, dal nome di un grande albergo di Pietroburgo.
Un altro famoso italo-russo, figlio di un esiliato monarchico, è il professor Zagrebelsky, originario di Sanremo.
Ci sono delle fotografie dell’attuale via Matteotti, scattate ai primi del Novecento, che mostrano le insegne dei negozi scritte in caratteri cirillici. I russi erano i loro migliori clienti.
Con la rivoluzione, questa comunità, un tempo ricchissima, al punto da edificare una cattedrale ortodossa a Nizza ed una chiesa parrocchiale a Sanremo, riproduzione in scala di San Basilio di Mosca, rimase dalle nostre parti, ma impoverita.
Essa diede comunque una grande prova di patriottismo durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i nazisti cercarono inutilmente dei collaborazionisti per costituire un governo fantoccio nella Russia occupata. La proposta venne in particolare rivolta al principe Jusupov, residente a Nizza. Si trattava di una personalità prestigiosa, avendo guidato la congiura che portò all’uccisione di Rasputin: pare anzi che Jusupov lo avesse ammazzato con le sue mani. Il principe, benché di fede monarchica ed irriducibile anticomunista, rifiutò di mettersi al servizio del nemico.
Il ritorno del capitalismo ha ridestato nei nuovi ricchi della oligarchia russa una sorta di ricordo ancestrale, e si è così riformata tra Nizza e Sanremo una comunità prospera e vivace, dotata anche di propri negozi che vendono le specialità gastronomiche nazionali. Ce n’è uno, proprio davanti alla chiesa russa di Sanremo, che fa ottimi affari.
Anche la vita religiosa è ripresa, grazie alla riunificazione tra la chiesa ortodossa in esilio ed il Patriarcato di Mosca, cui poco a poco sono ritornati – per volontà dei fedeli – gli edifici destinati al culto. Padre Denis, parroco ortodosso di Sanremo, sacerdote di grande pietà e dottrina, è una figura di spicco nella vita religiosa di questa città.
La comunità russa celebra sontuosamente le sue feste nei locali di lusso di Sanremo e di Montecarlo, facendo naturalmente scorrere fiumi di vodka e di champagne, ma la sua presenza è tutt’altro che folcloristica: il settore economico in cui essa risulta più attiva è quello immobiliare.
Con questo, il discorso si sposta sulla sua politica di alleanze.
Il magnate che ha comprato l’isola Gallinara appartiene al ristretto novero di quanti hanno acquisito la residenza nel Principato di Monaco, ove sono molto attivi gli ordini cavallereschi europei, nei quali si è instaurata una collaborazione ecumenica molto stretta tra cattolici ed ortodossi, nel nome della comune difesa dell’identità cristiana. Il Principato è l’unica monarchia assoluta ancora esistente in Europa: la costituzione vige dal 1965, in base alla quale esiste anche un primo ministro, non è frutto di un patto tra il popolo ed il sovrano, bensì “ottriata”, cioè concessa dal principe. Egli dunque – a differenza degli altri sovrani europei – dirige la politica estera. Ne dà prova il grande attivismo della sua ambasciata presso la Santa Sede.
Monaco è inoltre uno stato patrimoniale: le maggiori attività economiche, tutte nel settore immobiliare e turistico, fanno capo alla Casa regnante, che fin dal tempo di Ranieri III gestisce il Principato come una “holding”.
Questo soggetto, al contempo sovrano ed economico, dopo avere affittato ampie porzioni di territorio francese, si è da tempo proiettato sulla Riviera italiana. Il porto turistico di Ventimiglia costituisce non solo un investimento fruttuoso per la città, dove il commercio frontaliero è in crisi ormai da molti anni, ma anche un ottimo esempio di collaborazione con le autorità locali. La grande proprietà dei Grimaldi nella omonima frazione, appena la di qua della frontiera, sta per essere trasformata in un centro residenziale.
Nella ricerca di nuovi ambiti di espansione economica, il principe Alberto è affiancato da un gruppo di collaboratori di grandi capacità, ma può contare anche su capitali di altra origine. L’operazione compiuta dal magnate ucraino costituisce un ottimo esempio. La sua portata non soltanto finanziaria, dato che la Gallinara, mai appartenuta ad abitanti della zona, costituisce nello stesso tempo un simbolo della nostra Riviera, ma anche una sorta di realtà extraterritoriale.
Il sindaco di Nizza Estrosi – molto orgoglioso della sua origine italiana (gli ascendenti erano abruzzesi) e dedito alla promozione della cultura bilingue della città, è anche il presidente della Regione Provenza-Costa Azzurra (quella con il reddito pro capite più alto di tutta l’Unione Europea). Il suo progetto politico, per cui cerca attivamente appoggi oltre confine, consiste nel promuovere una aggregazione transfrontaliera comprendente la sua città e regione, Cuneo ed Imperia. Si tratta dell’antica contea di Tenda, divenuta in seguito la contea di Nizza, inserita tra quei nuovi soggetti che in prospettiva sono destinati a soppiantare i vecchi e obsoleti stati nazionali. Monaco offre a questo progetto tanto lo strumento finanziario, insieme con i soggetti stranieri attratti da un territorio di grande bellezza, tradizionale luogo di incontro di genti diverse, quanto anche le prerogative proprie di uno stato sovrano.
Se i cinesi – come dimostra la recente visita di Xi Jinping nel Principato – sono interessati a questa prospettiva, i “grandi” ed i “piccoli” russi lo sono altrettanto.
Il magnate ucraino si propone di impiantare un casinò sulla Gallinara. Egli sa certamente che la legge italiana non lo consente, ma l’ostacolo potrebbe essere aggirato se l’isola venisse affittata al Principato di Monaco. L’economia apre il cammino alla politica, e trova in questo compito un importante alleato nella cultura.
La nostra cultura, come la nostra identità, è per sua natura cosmopolita.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano 9/08/2020
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved