Padre Livio Fanzaga sta propagandando dalla sua radio un libro, scritto da uno studioso di medicina, in cui si accredita la tesi secondo la quale l’attuale epidemia sarebbe stata provocata dai cinesi come una forma di guerra batteriologica contro l’Occidente, o quanto meno la sua diffusione costituirebbe il risultato di un errore compiuto dai militari dell’ “esercito popolare di liberazione” nel predisporre le armi necessarie a combattere tale conflitto.
Il libro è pubblicato dalla casa editrice Cantagalli di Siena, centro di diffusione del pensiero cattolico tradizionalista, che diffonde tra l’altro i ponderosi volumi redatti da padre Serafino Maria Lanzetta dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, sempre in prima linea nella battaglia ingaggiata contro il Commissario Apostolico padre Fidenzio Volpi, caduto nel servizio alla chiesa.
Sulla tesi scientifica, non abbiamo titolo per pronunciarci.
Per quanto riguarda il rapporto tra la maggiore nostra rete radiofonica cattolica e l’insieme della chiesa italiana, notiamo come non vi vengano mai diffusi i contenuti né dei periodici che ne costituiscono l’espressione ufficiale, come “Avvenire”, né di quelli che esprimono il meglio del suo pensiero religioso. Non si sente mai parlare – tanto per fare un esempio – di quanto scritto su “Civiltà Cattolica”, ma soltanto del contenuto di riviste come “Il Timone” e “La Bussola”. Inoltre, non si ascolta mai una intervista con qualche vescovo, con qualche laico impegnato nel volontariato, con qualche intellettuale cattolico. Eppure, tutte queste persone sono sempre molto disponibili nei riguardi dei mezzi di comunicazione.
Non si riferisce mai dell’attività ecumenica svolta dalla chiesa, ma neppure dell’elaborazione del pensiero religioso che avviene nel suo ambito.
Viene aspramente combattuto e criticato il cosiddetto “modernismo”, ma quando si riferiscono le posizioni di questa corrente del pensiero, si dice che essa diffonde l’ateismo. Qui si manifesta un’evidente disonestà intellettuale, in quanto i cosiddetti “modernisti” non hanno mai negato l’esistenza di Dio.
Quanto poi alla pretesa di rappresentare l’ortodossia, risulta evidente il tentativo di sostituirsi all’ex “Sant’Uffizio”, il quale – da quando Bergoglio ne ha preso le redini – non scomunica e non censura più nessuno.
La radio diretta da padre Fanzaga ha l’indubbio merito di alimentare le manifestazioni della religiosità popolare, il che rafforza la resilienza della nostra gente di fronte alla disgregazione del tessuto sociale, ma non si ascolta nessuna riflessione di ordine sociologico sul perché la chiesa abbia perso in Italia – come in tutto l’Occidente – la propria dimensione sociale. A questo riguardo, ci viene in mente un episodio riferito da don Silvano Burgalassi, pioniere della nostra sociologia religiosa. Una volta, questo studioso e sacerdote venne chiamato da un vescovo, che intendeva costruire una nuova sede per il suo seminario diocesano. Don Burgalassi lo avvertì sul fatto che il seminario sarebbe rimasto deserto: le vocazioni, in una zona rurale, erano infatti destinate a diminuire fortemente. Il vescovo lo accusò di non credere alla Divina Provvidenza. I fatti diedero ragione allo studioso.
Ciò non può naturalmente scalfire la fede dei credenti, ma rivela come la chiesa debba usare gli strumenti offerti dalla scienza.
Se la sociologia avverte del fatto che non si può più contare sulle masse di fedeli, occorre prenderne atto, e conformare l’azione pastorale alla nostra nuova condizione di comunità dei credenti non più composta da quanti si conformano con le abitudini e con le convenzioni sociali, bensì con una convinzione individuale profonda, sostenuta dalla cultura di ciascuno.
Padre Fanzaga, basandosi su quanto detto dalla Madonna nelle sue apparizioni a Medjugorie (sulla cui autenticità, comunque, l’autorità ecclesiastica non si pronunzia), cerca un nemico della chiesa contro cui mobilitare le masse cattoliche. Il problema consiste da un lato nel fatto che queste masse non esistono più, e dall’altro nel fatto che il nemico – perché la gente sia disposta a combatterlo – deve essere tangibile, come è un esercito che preme sui confini o come un soggetto presente nella società.
La Madonna di Lourdes confortò le plebi rurali, rimaste fedeli alla chiesa, contrapposte alla borghesia urbana laica e massonica dell’Ottocento. Non risulta casuale che la Vergine abbia detto (in lingua occitana) di essere l’Immacolata Concezione, proprio nel tempo in cui Pio IX proclamava questo dogma.
La Madonna di Fatima ammonì contro il comunismo, rappresentato in seguito tanto da un esercito che premeva sui confini dell’Occidente quanto dalle masse dei suoi seguaci.
La Madonna di Medjugorie, secondo l’interpretazione che padre Fanzaga diffonde dei suoi messaggi (dal contenuto in realtà molto generico), dovrebbe mobilitare i cattolici contri i cinesi, o contro i musulmani, o contro entrambi: questo non risulta chiaro.
I massoni erano in genere teisti, e dunque per loro l’esistenza di Dio si poteva dimostrare con la ragione. Questo li portava a contrastare ogni aggregazione religiosa, basata viceversa sulla fede. I comunisti si proponevano addirittura di diffondere l’ateismo. I musulmani credono invece nello stesso Dio dei cristiani, mentre i cinesi praticano quella religione laica che è l’etica confuciana. La quale esclude la trascendenza, ma attribuisce un carattere sacrale a certe norme che in Occidente non hanno più vigore. Tanto per fare un esempio, il confuciano onora il padre e la madre, un cristiano non altrettanto (ammesso che i suoi genitori svolgano ancora il ruolo loro assegnato).
Vi è però un altro motivo per cui la mobilitazione alla quale chiama padre Fanzaga ha scarse possibilità di realizzarsi. In Occidente non esistono più le masse cattoliche che possano essere chiamate a raccolta nel nome di una proiezione temporale della fede. Salvo che nel Meridione d’Italia, precisamente in quanto esso appartiene al sud del mondo, per motivi tanto storici quanto sociali.
Altrove, sopravvivono certe devozioni popolari, ma chi le pratica non appartiene più ad una aggregazione fondata su di una religiosità condivisa. Per giunta, l’opposizione al laicismo e poi al comunismo, si basavano anche su interessi economici ben precisi, che potevano certamente venire utilizzati dalla propaganda, ma non costituivano una invenzione della chiesa, né della destra conservatrice. Il ceto contadino resisteva ad ogni prospettiva di socializzazione dei mezzi di produzione, e questo la induceva a fare causa comune con la borghesia imprenditoriale. Oggi, entrambi questi soggetti sociali sono travolti dalla crisi economica.
Vi è infine la percezione popolare dei musulmani e dei cinesi. Contro di loro può essere naturalmente aizzato il razzismo (Salvini “docet”), ma la chiesa non può certo fare proprio questo atteggiamento. Inoltre, come dimostrano i contrasti in seno all’Europa, emersi nei negoziati di Bruxelles, il nostro continente è attraversato dal confine tra il nord e il sud del mondo.
Nel nome dell’anticomunismo, si poteva indurre un siciliano a fare causa comune con un inglese. L’attuale contraddizione, ed il conflitto che essa sta preparando, spingerà l’uno a mettersi d’accordo precisamente con i musulmani e con i cinesi, l’altro ad innalzare barriere per non esserne invaso.
Che cosa significa l’ “alleanza” proposta da Bergoglio ad Al Azhar? Che il meridione del mondo si riconosce in una causa comune, pur nella differenza delle religioni. Le plebi rurali dell’Erzegovina, nel loro identitarismo, percepiscono ancora come nemici i serbi ortodossi e i bosgnacchi musulmani, ma questo atteggiamento non può essere esportato da noi.
Certamente, i cinesi possono ricorrere alla guerra batteriologica, ed i musulmani al terrorismo: “à la guerre comme à la guerre”. Il problema è che in guerra ci si schiera in base ai propri interessi. Per dirla sempre in francese, “c’est l’argent qui fait la guerre”.
Il papato di Bergoglio costituisce la conseguenza della fondamentale identità di interessi che accomuna tutto il meridione del mondo.
L’internazionalismo proletario dei marxisti pretendeva di cancellare i confini nel nome della solidarietà tra i lavoratori. La Prima Guerra Mondiale dimostrò invece che le diverse appartenenze nazionali erano più forti. Lenin ne trasse la conclusione che la conquista dell’Europa occidentale dovesse passare per l’Africa, e Mao Tse Tung teorizzò l’alleanza delle campagne del mondo contro le città.
L’idea dell’industrializzazione, esposta nell’enciclica programmatica del papa, rivela come la chiesa – ormai composta essa stessa in maggioranza da genti del sud del mondo – aderisce a questo disegno.
Padre Fanzaga non è d’accordo, ma le sue posizioni sono sempre più marginali.

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Mario Castellano 12/08/2020
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