Essendoci recati ad assolvere il precetto festivo, per la seconda volta, presso la chiesa dell’Annunziata di Imperia Oneglia, dove la Messa domenicale viene celebrata secondo il “vetus ordo”, siamo stati pregati cortesemente dal dottor Pavan Bresciano, che promuove da tempo queste funzioni, di dedicare un articolo alle persone abitualmente presenti.
Non è però corretto intervistare chi non lo richieda, oppure ne sia richiesto, trattandosi di una personalità pubblica.
Ci limiteremo dunque a valutare quanto traspare dal comportamento esteriore dei fedeli. Alcuni erano già da noi conosciuti nella vita privata, altri soltanto di vista, altri ancora non li avevamo mai incontrati altrove.
Ci viene in mente quanto accadde – come ricordano i testimoni di quel tempo – nel momento della liberazione. Vedendo sfilare i resistenti, ci si accorse di non avere mai sospettato in precedenza che fossero tali. Molti di loro, ritornarono in seguito ad una esistenza anonima e silenziosa, senza reclamare onori o ricompense.
Questo vale probabilmente anche per quanti oggi si adoperano a mantenere viva la nostra identità, coltivando la tradizione. Anche allora – questa è un’altra analogia con quei tempi – chi si adoperava per superare lo “status quo” era in contatto con ambienti stranieri, da cui riceveva non tanto un aiuto materiale, quanto piuttosto l’incoraggiamento consistente nel sapere che era possibile un altro modo di essere.
All’epoca, erano in conflitto il totalitarismo, opposto alla libertà di coscienza, e l’aspirazione ad una condizione di libertà.
Oggi ci si organizza e ci si riconosce in base alla necessità, che ciascuno percepisce individualmente e intimamente, di rimanere se stessi. Questo, e non già l’intolleranza o l’intenzione di prevaricare chi è diverso, significa l’identitarismo.
Dobbiamo sopportare ogni giorno la prova del disprezzo, delle minacce e degli insulti. Tanto più ingiustificati in quanto sono unicamente i responsabili di questi comportamenti a commettere violenza, a coartare il prossimo. E’ dunque naturale che chi sconta tale condizione si unisca. Anche se le provenienze, le convinzioni e le aspirazioni sono molto diverse.
Quando usciremo dall’attuale condizione di sostanziale “underground”, torneremo a divergere. Dell’esperienza condivisa rimarrà tuttavia in primo luogo la coscienza di quanto si possa essere forti quando ci si unisce, e in secondo luogo la necessità del rispetto reciproco. Che è precisamente venuto a mancare, generando le prevaricazioni.
Della celebrazione in sé, rimane l’impressione di uno sforzo collettivo, in cui ciascuno conferisce quanto ha. C’è la organista che accompagna la funzione con lo strumento e con la voce; c’è l’organizzatore che si improvvisa sacrestano, pulendo e decorando la chiesa; c’è il sacerdote che celebra, preparando con cura la liturgia e le omelie, c’è lo zelatore delle pubblicazioni, che le diffonde; c’è l’incaricato della comunicazione, che fa sapere all’esterno quanto viene compiuto, ma soprattutto quanto si pensa.
Proprio nello stesso giorno di domenica, un giovane amico ci ha consegnato un libro, pregandoci di leggerlo e di redigerne la recensione. Si tratta di una pubblicazione dei “martinisti”, intitolata “I Salmi”, autore Filippo Goti, editore Amazon Italia, senza l’indicazione del numero delle pagine e del prezzo.
I “Martinisti” costituiscono una branca dell’esoterismo, che prende il nome dal conte di Saint Martin, contemporaneo di Cagliostro, con cui ebbe dei rapporti, testimoniati nell’opera di Pier Carpi, uno studioso israelita autore dell’unica biografia documentata di Camillo Balsamo, purtroppo scomparso prematuramente. 
Non siamo in grado di valutare l’opera che è stata sottoposta alla nostra attenzione, ma ci ha impressionato un suo aspetto: l’illustrazione della vastità della rete di rapporti associativi, culturali e spirituali che attraversa tutta l’Europa occidentale, unendo in particolare l’Italia e la Francia, nel nome dell’esoterismo. Quello, naturalmente, serio.
Ci sono anche, naturalmente, i ciarlatani, come anche nel caso del tradizionalismo.
Noi abbiamo combattuto, dedicando un libro e numerosi articoli a questo argomento, l’infiltrazione della criminalità organizzata in certi ambienti religiosi, che di questa tendenza si fanno portabandiera. L’esserci rapportati con i suoi rappresentanti autentici e onesti costituisce per noi un dovere, poiché dalla attuale condizione di oppressione e di decadenza morale si esce soltanto stringendo dei rapporti a tutti quanti le si oppongono.
Trovandoci a Roma, ci è capitato di conoscere l’ambiente dei giornalisti francesi appartenenti alla corrente che oltralpe viene chiamata dei “royalistes”. Questa parola viene normalmente tradotta con “monarchici”, ma nel caso della “sorella latina” non si riferisce tanto a chi auspica un mutamento della forma istituzionale dello stato, bensì a quanti si rifanno a “una certa idea della Francia”, come diceva il generale De Gaulle; il quale di questo ambiente fu a suo tempo il massimo rappresentante.
Se si dovesse sintetizzare il significato di questa “idea”, ci si potrebbe rifare alla condizione di “figlia primogenita della chiesa cattolica”, con tutto quanto ne consegue per la missione storica attribuita a questo paese.
Tempo fa, abbiamo conosciuto a Nizza, attraverso un comune amico esoterista italiano che vi risiede, un personaggio molto autorevole, nella cui figura confluiscono vari filoni del pensiero: quello, per l’appunto, della gnosi e quello della tradizione. Grazie alla sua segnalazione, abbiamo potuto avvicinare i templari del Principato di Monaco, e – attraverso di loro – un certo ambiente aristocratico europeo, facente riferimento agli Asburgo, che si estende fino alla Russia. Da dove l’imperatore Nicola I partì alla volta di Roma per raccomandare al papa di non abbandonare il principio di legittimità. Nella “terza Roma” si erano rifugiati i gesuiti dopo il 1773 e i cavalieri di Malta dopo il 1798.
Oggi Mosca sostiene l’identitarismo occidentale, in tutte le sue espressioni.
Benedetto XVI portava sui paramenti papali lo stemma degli “Illuminati di Baviera”, e di Francesco I si dice abbia ricevuto l’iniziazione esoterica, come era accaduto a suo tempo per Giovanni XXIII nel priorato di Sion.
C’è una tela che avvolge l’Occidente, preparando la sua rinascita spirituale.

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Mario Castellano 9/09/2020
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