Il periodico “Sputnik”, edito in italiano dalla Russia, ha chiesto di intervistare Giacomo Chiappori, sindaco di Diano Marina, leghista dissidente e candidato alla presidenza della Regione Liguria formalmente per gli autonomisti, in pratica per gli indipendentisti.
Chiappori non ha naturalmente nessuna possibilità di vincere la contesa, e l’unico dubbio riguarda i voti che riuscirà a sottrarre a Toti, candidato per la coalizione di destra, nonché il suo piazzamento, che certamente sarà – nella migliore delle ipotesi – al quarto posto, dopo i tre raggruppamenti nazionali.
Quando ci è stata comunicata questa notizia, l’abbiamo collegata con un’altra informazione, che in apparenza non ha alcun rapporto con le vicende elettorali di un candidato minore.
Qualche anno fa, Ratzinger emanò il suo discusso “motu proprio” con cui liberalizzava la celebrazione della Messa in latino. In pratica l’autorizzazione a svolgere questo rito non doveva più essere concessa dal vescovo, bensì dal parroco competente per territorio, in base esclusivamente alla disponibilità di un luogo di culto. L’effetto pratico di tale disposizione consisteva nella possibilità di censire i sacerdoti disposti alla celebrazione e dei fedeli intenzionati a presenziarvi.
Il patriarca di tutte le Russie espresse al papa le proprie congratulazioni per la decisione adottata, rendendole pubbliche. Tutte le chiese orientali, tanto quelle non in comunione con Roma quanto i cosiddetti “uniati”, escludono l’uso liturgico delle lingue correnti. In particolare, gli ortodossi russi impiegano il paleoslavo, cioè l’espressione antica comune a tutti i popoli appartenenti a questo ceppo. L’adozione del cosiddetto “volgare” non è mai stata presa in considerazione.
Una volta udimmo un prelato di questa chiesa spiegare il motivo di tale fedeltà alla tradizione: disse che l’idioma di uso comune non poteva manifestare i concetti legati con la fede. Eppure, l’evoluzione letteraria delle lingue moderne testimonia la loro capacità espressiva.
Se ci è concesso il paragone, non si è dato nella liturgia l’equivalente di quanto fece San Tommaso d’Aquino, il quale fu in grado di connettere la teologia cristiana con la filosofia classica; oppure di Dante Alighieri, che per primo seppe comporre poesie nella lingua di uso comune. La mancanza di un equivalente nei riti religiosi si spiega con il fatto che non si riteneva necessario cambiare il modo di pregare.
Se il patriarca di Mosca si compiacque per la decisione del vescovo di Roma, non fu dunque in quanto ritenesse necessaria l’adesione formale alla tradizione, bensì perché la sua restaurazione – sia pure parziale – significava condividere la ricerca delle proprie origini e la fedeltà ad esse. In una parola, la restaurazione della propria identità.
Questa tendenza si manifestava, come sempre avviene per tutte le tendenze culturali e spirituali, prima nella metapolitica, e solo in seguito si sarebbe riflessa nelle vicende politiche.
La Russia, dopo la caduta del comunismo, ha visto restringersi enormemente la propria sfera di influenza, ma non per questo ha rinunziato ad agire come una grande potenza. Ed è proprio delle grandi potenze cercare una giustificazione ideale per la loro proiezione all’esterno. Occorreva dunque cercare nuovi interlocutori, basandosi sull’analogia tra le rispettive ispirazioni.
Ecco dunque spiegato l’apprezzamento ieri dell’identitarismo religioso, oggi di quello etnico e culturale, che si manifesta in Occidente con l’aspirazione all’indipendenza degli “antichi stati”, precedenti la formazione di quelli nazionali.
Quando si celebrò il referendum in Catalogna, il telegiornale serale della televisione di stato della Russia dedicò a questo avvenimento i suoi primi venti minuti, trasmettendo i servizi preparati da uno stuolo di giornalisti e di operatori.
Potremmo continuare a lungo con gli esempi, ma ci limitiamo a constatare come chi decide la politica estera di Mosca sappia cogliere i fatti, senza attendere che si producano gli eventi.
La candidatura di Chiappori appartiene alla categoria dei fatti, e ci vorrà molto tempo  prima di assistere all’evento da esso preparato e annunciato. Non vi è però alcun dubbio sul fatto che esso si colloca nella direzione della storia.
Se ai responsabili russi della comunicazione in italiano interessassero gli eventi, chiederebbero di intervistare Toti, Sansa o tutti e due i “front runner”. Chiappori potrà infatti parlare soltanto del futuro, ed è proprio il futuro che interessa ai suoi intervistatori.
C’è però anche una valenza politica immediata in quanto sta succedendo. Per coglierla, bisogna risalire al momento in cui l’assetto geostrategico del mondo, risultato dalla espansione coloniale dell’Occidente, entrò in una crisi irreversibile. La sua cariocinesi iniziò con l’attentato di Sarajevo. Che rivelò come l’Austria fosse una “prigione dei popoli”.
Erano però tali anche tutte le altre potenze del vecchio continente. Oggi si contano nel mondo duecentosette stati indipendenti, di cui centonovantatre fanno parte delle Nazioni Unite. Il loro numero è destinato inevitabilmente a crescere, con l’esercizio dell’autodeterminazione. I cui fautori non hanno in genere altra scelta che giocare di sponda contando sulle rivalità tra le maggiori potenze.
Per vincere la “Grande Guerra”, la propaganda dell’Intesa si rivolse ai popoli soggetti all’impero asburgico, promettendo loro di costituire i rispettivi nuovi stati nazionali. Sul fronte del Piave combatté una divisione cecoslovacca, e l’Italia riconobbe l’indipendenza di questa nazione ben prima dei trattati di pace. Poiché però la storia è scritta dai vincitori, non si ricorda come i tedeschi sbarcarono da un sommergibile sulle coste dell’Irlanda Lord Roger Casement, capo degli indipendentisti. Il quale però venne subito catturato ed impiccato dagli inglesi per alto tradimento. Dublino insorse comunque contro il dominio britannico con la “Rivolta di Pasqua”.
La stessa sorte di Lord Casement toccò a Cesare Battisti. Per cui entrambi sono ricordati oggi come eroi nazionali.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli alleati dovettero promettere di ritirarsi dalle colonie, i cui sudditi combattevano nei loro eserciti, e che comunque contribuivano allo sforzo comune mettendo a disposizione le materie prime.
Quanto sta accadendo in Bielorussia costituisce soltanto la prima tappa di un processo destinato, nei piani dell’Occidente, a disgregare la Russia, puntando sulle differenze etniche. La partita sarà decisa a Minsk in base a come si considerano gli abitanti. Se ritengono di essere in primo luogo russi, rimarranno legati a Mosca. Se invece prevale in loro una identità diversa, si staccheranno dalla sua influenza.
Noi non siamo esperti delle questioni dell’Europa orientale, ma constatiamo come al Cremlino qualcuno ha deciso di rispondere agli occidentali, basandosi sulla constatazione della crescita di quanti non si considerano più italiani bensì siciliani o veneti, e non si considerano più francesi ma occitani o bretoni, e così via.
Ogni processo di autodeterminazione nasce da una presa di coscienza. Ferat Abbas, fondatore del Fronte Nazionale di liberazione algerino, si era considerato a lungo francese. Probabilmente anche il giovane Nehru si riteneva inglese. Poi, l’appartenenza culturale prevalse su quella giuridica.
La prima domanda che i giornalisti russi rivolgeranno a Chiappori sarà dunque: “come si definisce?”. Il candidato dirà di essere ligure.
Poi conterà chi attualmente, tra i suoi concittadini, già condivide questo sentimento.   

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Mario Castellano 16/09/2020
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