Un amico ci segnala che circola ancora insistentemente, nell’universo della pubblicistica tradizionalista, un articolo redatto dall’ineffabile Roberto de Mattei a commento della dichiarazione congiunta firmata ad Abu Dhabi dal papa insieme con l’imam di Al Azhar, Ahmed Al-Tayyib, il quattro febbraio dell’anno scorso.
In questo scritto, la “vedette” di “corrispondenza romana” “scomunica” Bergoglio, il che spiega la sua persistente diffusione. Il ragionamento sotteso al “libello famoso” del “tradizionalista all’amatriciana” è il seguente: se il papa esce dalla ortodossia, non è più “ipso facto” il capo visibile della chiesa, per cui diviene lecito – ed anzi doveroso – disobbedirgli.
L’accumulo disordinato degli argomenti – tipico delle esitazioni in cui si straripa l’intento di sollevare delle polemiche – nuoce alla loro chiarezza. Sembra di assistere ad una di quelle filippiche che iniziano tentando di ragionare, per poi degenerare nelle contumelie poiché a noi piace il raziocinio, e non è nostra abitudine – a differenza di quanto è solito fare il caporione tradizionalista Alvaro Martino – offendere chi ha opinioni diverse, cerchiamo di districarci in quanto argomenta de Mattei, accatastando le sue asserzioni.
Al professore non piace che i due “leader” religiosi prendano le mosse da un richiamo al Dio nel quale credono entrambi. Che è il Dio rivelatosi ad Abramo, comune alle tre religioni monoteiste. Il fatto che esse lo definiscano in modo diverso, nulla toglie a quanto accomuna le tre fedi dette per l’appunto “abramitiche”.
De Mattei ricorda che i musulmani non credono nella Trinità per trarre la conclusione che il Dio in cui tutti ci riconosciamo “se comune, non può essere altro che l’Allah dei musulmani”. Già l’impiego del termine arabo, che significa letteralmente “Dio”, rivela l’intenzione polemica dell’autore, che intende evidentemente prendere in giro i seguaci dell’Islam, inserendo nel suo discorso un tocco di esotico.   
A nessuno verrebbe in mente di dire che gli inglesi credono in “God”, dal momento che la citazione della loro lingua non evoca le contese tra i seguaci delle diverse religioni. De Mattei, compiendo una operazione non molto conforme con la logica, vuole far credere che quando due soggetti si richiamano ai loro punti di convergenza, ciò comporta necessariamente l’adesione completa dell’uno alle convinzioni dell’altro.
Il papa, naturalmente, non ha approfittato dell’incontro con l’imam per smentire il dogma della Trinità. Il fatto stesso che il colloquio abbia avuto luogo costituisce invece, secondo de Mattei, un motivo sufficiente per tacciare Bergoglio di eresia. Proseguendo nel suo delirio, il professore afferma che “in realtà, nella dichiarazione di Abu Dhabi il culto non viene prestato né al Dio dei cristiani né a Quello dell’Islam”, ma ad una divinità laica, la “fratellanza umana”, che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali.
Qui l’autore esprime due affermazioni mendaci. La prima, alludendo alle convinzioni proprie dei massoni, nega che costoro credano nella trascendenza. La seconda, ben più grave, consiste nell’insinuare che anche i due capi religiosi neghino la trascendenza. Essi non smentiscono affatto le loro convinzioni comuni. Se tanto i cristiani quanto i musulmani rigettano il concetto del “Deus sive Natura”, e ritengono concordemente che la divinità si collochi al di fuori della realtà immanente, perché dovrebbero smentire tale convinzione, per di più condivisa?
Il loro rapporto di fraternità non si fonda su di un generico umanesimo, bensì sulla comune coscienza di essere stati generati da un solo Creatore.
Anche i seguaci delle religioni non abramitiche, e perfino gli atei, sono nostri fratelli per il fatto stesso di appartenere all’umanità, il legame che ci unisce con gli israeliti e con i musulmani risulta più stretto, essendo determinato da una fede in parte comune.
Perché dunque tacerlo?
Secondo de Mattei, nel documento non si fa cenno “ad un fondamento metafisico dei valori di pace e di fratellanza”.
Una volta riaffermata la comune fede in Dio, questo fondamento può essere sussunto: il che non significa però che lo si voglia negare. C’è tuttavia un punto della dichiarazione su cui de Mattei ha ragione: vi si afferma infatti che “il pluralismo e la diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani”. Ciò comporta da parte cattolica l’implicito riconoscimento della libertà di “ciascuno di professare la religione che gli piace e anche di non professarne alcuna”.
E’ indubbio che i documenti del magistero papale, citati da de Mattei, tutti anteriori al Concilio, negassero tale libertà, considerandola negativa, mentre il Vaticano II l’ha pienamente riconosciuta. Ciò non significa però – come vorrebbe de Mattei – che “nella dichiarazione di Abu Dhabi cristiani e musulmani si sottomettano al principio cardine della massoneria, secondo cui i valori di libertà e di uguaglianza della Rivoluzione Francese dovrebbero ritrovare la loro sintesi e il loro compimento nella fratellanza universale”.
L’autore ritiene che la chiesa, quando riconosce il principio di eguaglianza anche a prescindere dalla religione professata da ciascuno, accetta il punto di vista della libera muratoria, sottomettendosi ad essa. In realtà, non si è data nessuna adesione, nessuna annessione, tanto meno nessuna sottomissione dell’uno all’altro soggetto, ma semplicemente si è constatata – anche in questo caso – una fondamentale concordanza. Cui la chiesa intanto è pervenuta in quanto ha riconosciuto quanto a lungo aveva rifiutato, e cioè la libertà di esprimere un pensiero diverso dal proprio. In precedenza, si riteneva che non si potesse porre sullo stesso piano la verità e l’errore. Tale posizione venne espressa a suo tempo nel “Sillabo” di Pio IX, che condannava il liberalismo in quanto si basava precisamente sulla libertà di pensiero e di espressione.
De Mattei rigetta questa evoluzione nella posizione della chiesa, ma confonde il riconoscimento della libertà da parte degli altri soggetti di esprimere il proprio punto di vista con l’adesione ad esso.
Secondo l’autore, chi riconosce la libertà di culto per i musulmani diviene per ciò stesso musulmano, e chi ammette la libertà di espressione per gli atei si trasforma per ciò stesso in un ateo. Questa proposizione non merita nemmeno di essere confutata.
Per avvalorare la sua accusa al papa di essere un massone, de Mattei segue invece un cammino più tortuoso, anche se ugualmente mendace. L’autore prende le mosse dal fatto che Ahmed Al-Tayyib appartiene ai sufi, cioè alla società iniziatica tradizionale tipica del mondo islamico. In ambito occidentale, se ne contano invece diverse, anche se la massoneria è la più nota e la più diffusa. A questo proposito, de Mattei ripete comunque il suo ragionamento: se il papa trova dei punti di convergenza con un sufi, cioè con l’equivalente di un massone, ciò significa che anche Bergoglio fa parte della “libera muratoria”.
Qui occorre però chiarire la differenza tra l’essoterismo, cioè le religioni positive, e l’esoterismo, vale a dire il cosiddetto cammino iniziatico. In comune, ambedue i soggetti hanno un postulato, costituito dalla convinzione nell’esistenza di Dio. Mentre però le diverse confessioni religiose affermano che la sua esistenza non può essere dimostrata mediante la ragione, e richiedono dunque ai loro seguaci di compiere un atto di fede, l’esoterismo – in tutte le sue componenti – si basa sulla possibilità che l’uomo, coltivando la virtù e la conoscenza, possa pervenire alla sua visione, sia pure non con gli occhi del corpo.
Questo diverso atteggiamento si spiega a sua volta con il fatto che secondo le religioni, la trascendenza e l’immanenza sono nettamente separate, anche se Dio opera nell’immanenza attraverso il miracolo, la profezia, la Provvidenza, e soprattutto attraverso la Rivelazione. L’esoterismo considera invece che la Divinità – pur essendo collocata nella trascendenza – emani delle irradiazioni, con cui raggiunge l’uomo. Il quale può a sua volta compiere a ritroso il loro cammino, seguendo per l’appunto il percorso iniziatico.
Iniziazione significa per l’appunto letteralmente “essere posto sulla giusta via”. L’iniziato non può tuttavia compiere questo percorso da solo, ma deve essere assistito dai maestri depositari della tradizione. Egli dovrà dapprima coltivare la forza e la bellezza, poi giungerà alla virtù ed in seguito all’intelligenza, per giungere infine al verbo, ispirato dall’intelletto. A questo punto, l’iniziato avrà la visione di Dio.
Tanto nell’ambito islamico, in cui esiste l’iniziazione sufica, quanto nell’ambito induista, dove si dà l’iniziazione braminica, quanto nel buddismo, che riserva l’iniziazione ai monaci, le diverse religioni orientali non assumono nei riguardi dell’esoterismo un atteggiamento di condanna. Esse non pongono dunque i loro seguaci nella alternativa tra compiere l’atto  di fede, oppure seguire il cammino che li conduce a Dio attraverso la ragione.
La chiesa cattolica ha invece basato la propria condanna della massoneria, oltre che sulle divergenze politiche, essendo liberi muratori seguaci del liberalismo e nemici del potere temporale, sulla asserzione che soltanto l’atto di fede può fare percepire all’uomo l’esistenza di Dio.
Il codice di diritto canonico del 1983 non commina più la scomunica ai massoni. Quando il papa – insieme con l’imam – riconosce non soltanto la liceità, ma addirittura la positività del pluralismo, egli ammette implicitamente che anche quanti seguono il cammino iniziatico, così come i fedeli delle diverse religioni positive, beneficiano l’umanità.
Risulta dunque anche lecita l’appartenenza di una stessa persona tanto ad una confessione religiosa quanto ad una società esoterica tradizionale. Queste associazioni stabiliscono tra di loro un rapporto diverso rispetto a quello esistente tra le religioni. Queste ultime possono collaborare per il bene dell’umanità, ma l’adesione all’una o all’altra di esse comporta l’accettazione di un insieme di verità rivelate in parte comuni, ma in altra parte reciprocamente incompatibili.
Le società esoteriche tradizionali ritengono che esse siano tutte quante simili a diverse cordate di scalatori, destinate ad incontrarsi – dopo avere percorso vie diverse – sulla stessa vetta, ove condividono la medesima visione di Dio.
Questo atteggiamento non può trovare l’equivalente nello essoterismo, che non può considerare relative le verità proprie di ciascuna fede.
Vogliamo però abbandonare la polemica con de Mattei per formulare una ipotesi affascinante: se non soltanto l’imam, ma anche il papa fosse un esoterista, il cammino spirituale dell’uno e dell’altro avrebbero una meta comune.
Chi segue il cammino iniziatico la raggiunge, arrivando ad incontrare uomini di fede diversa.

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Mario Castellano 21/09/2020
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