Siamo l’unico giornale europeo in grado di commentare quanto nella giornata del due ottobre ha dichiarato pubblicamente a Buenos Aires il dottor Jorge Sonnante a proposito del Papa e della situazione in Vaticano.
In merito ai recenti episodi di corruzione, questo esponente politico argentino non ha aggiunto molto a quanto già si sapeva. Più che accumulare nuovi dettagli, riteniamo che a questo punto sia importante domandarsi il perché dell’attuale situazione. 
I due partiti che in contesa nella Santa Sede, che potremmo definire – semplificando al massimo – “filoamericano” e “filocinese” – corrispondono l’uno con le tradizionali alleanze del Vaticano e l’altro con le nuove scelte geostrategiche espresse dall’attuale pontificato, si affrontano a colpi di scandali, attribuendosi a vicenda la responsabilità di una corruzione esistita in tutte le epoche. 
L’accertamento delle responsabilità individuali spetta naturalmente al potere giudiziario. I tradizionalisti stabiliscono però un nesso tra le scelte politiche di Bergoglio e i fenomeni degenerativi in atto al momento. Se la corruzione c’è sempre stata, tutti i Papi sono intervenuti nelle vicende civili. Lo esige la necessità di condurre la barca di Pietro nelle tempeste della storia, soprattutto quelle dell’era moderna. 
Anche le accuse reciproche tra le diverse fazioni non costituiscono certamente una novità, così come la tendenza a considerare la corruzione come una conseguenza delle scelte compiute dalla parte avversa. I veri motivi delle contese non erano però costituiti dalle ruberie e dalle degenerazioni etiche.
Fino dal 1054, Michele Cerulario, nel distaccare Bisanzio da Roma, accusò il papato di immoralità. L’Occidente rispose coniando l’espressione “corte di Bisanzio” per designare un potere tenebroso e corrotto
Il caso più grave fu costituito dalla Riforma protestante, causata – secondo la vulgata storica ancora in circolazione – dallo sdegno causato in Lutero nel vedere come era ridotta la curia romana. In realtà, le sue origini furono ben altre: sul piano teorico, l’elaborazione della cosiddetta “teologia renana”, sul piano sociale la nascita nell’Europa centrale della società borghese. Quando tale fenomeno si estese all’Europa latina, causò la Rivoluzione francese: che produsse anch’essa uno scisma, quando la “costituzione civile del clero” del 1790 lo divise tra i “giurati” e i “refrattari”. Il concordato del 1801 provvide a sanarlo.
Nello stesso modo, l’accordo con la Cina ha posto rimedio al dissidio tra la Chiesa clandestina e la Chiesa “patriottica”.
Anche i Patti Lateranensi hanno chiuso la “Questione Romana”. Ci furono, in ogni circostanza, coloro che rifiutarono tali accordi.
In Francia esistono ancora le cosiddette “petites eglises”, che rigettano il Concordato stipulato tra Napoleone e Pio VII.
Il cardinale francese Billot protestò pubblicamente perché il Vaticano aveva smesso di rivendicare la restaurazione dello stato pontificio, e Pio XI gli tolse la porpora.
I veri motivi di questi dissensi non radicano nel dissidio dottrinale, ma nelle scelte politiche.
Sonnante accusa Bergoglio di eresia perché non è d’accordo con la nuova dislocazione geopolitica della Chiesa.
Sui suoi argomenti non possiamo esprimerci, perché non siamo teologi: “ne sutor ultra crepidam”. Ci limitiamo a constatare come nella Chiesa di Francesco si sia instaurata la piena libertà di espressione: il “Sant’Uffizio” non condanna più le proposizioni considerate eterodosse, e tutti possono dire ciò che pensano senza timore di essere sanzionati.
Per quanto riguarda l’altra accusa espressa da Sonnante, secondo cui il Papa avrebbe favorito e coperto la corruzione, ci limitiamo a constatare che il carattere di monarchia assoluta proprio della Chiesa rende impossibile la vigenza di quelle norme, adottate da tutti gli stati di diritto, con cui si regolano le spese. Le quali risultano legittime o illegittime – a prescindere dall’eventuale rilevanza penale del comportamento di chi le ha decise – in quanto il relativo procedimento amministrativo sia regolare, ed in quanto corrispondano con i rispettivi capitoli del bilancio. Che in Vaticano non è però regolato per legge. Per cui l’irregolarità di un esborso può risultare soltanto dall’eccessivo arricchimento che ne traggono certe persone – come i faccendieri annidati nella consorteria di Becciu – oppure dall’essere destinate a soddisfare dei costumi manifestamente immorali.
Al di fuori di questi casi, risulta difficile qualificare come illegale – o come moralmente illecito – un comportamento. Per cui le opposte fazioni finiscono per addebitare alla corruzione del campo avverso quanto non corrisponde con i loro scopi.
Quando il Vaticano finanziava il sindacato libero polacco, lo faceva inviando denaro che non veniva rendicontato. Si trattava di corruzione? No, perché nessuno si arricchiva, e soprattutto perché si serviva una causa giusta.
Supponiamo che Becciu abbia mandato dei soldi ai suoi compaesani per finanziare, fingendo di aiutare la caritas diocesana, gli indipendentisti sardi. Qualora costoro raggiungessero i loro scopi, il cardinale verrebbe canonizzato, o quanto meno considerato un eroe civile. La premessa è naturalmente errata (ma non si sa mai), e tuttavia l’esempio serve per dimostrare come la valutazione della liceità di certi comportamenti sia in sostanza soltanto politica.
Quando però si fa politica, si deve prestare attenzione a non essere strumentalizzati e manipolati dai propri alleati. Ai quali si debbono necessariamente fare delle concessioni, ma sempre tenendo presenti gli scopi che si perseguono.
La Cina sta finanziando tanto il Vaticano quanto lo stato italiano, di cui paga il debito pubblico comprando i buoni del tesoro.
Quali margini di libertà rimangono alla Santa Sede? Se i dirigenti di un soggetto politico religioso tengono una vita austera, riducendo le loro spese al minimo necessario e rendendone conto nel modo più scrupoloso, ciò giova al loro prestigio e alla loro causa. Se invece sperperano e gozzovigliano, non sono più credibili.
La Santa Sede espande il numero dei suoi dipendenti, il che può essere tollerato, se costoro lavorano veramente. Esiste però anche una pletora di persone che vivono di rendita, gravitando intorno ai sacri palazzi. Noi abbiamo conosciuto personalmente un soggetto che riesce a fare mantenere due mogli, dal momento che pratica la poligamia, pur non essendo musulmano.
I dirigenti di Pechino sono ben contenti di provvedere a simili spese, che permettono di ricattare – quanto meno oggettivamente – quanti ne traggono beneficio.
Sonnante non pare al corrente di questa situazione, ed accusa il Papa di eresia, usando le proprie convinzioni come paradigma della ortodossia. Egli inoltre fa risalire a Bergoglio tutte le forme di corruzione, che però esisteva ben prima dell’inizio dell’attuale pontificato.
Come abbiamo già scritto, la Chiesa non deve temere di confrontarsi con il potere civile. Essa non deve però cedere né alla tentazione di erigere uno stato confessionale, che lede la libertà di coscienza dei cittadini, né a quella di subordinarsi all’impero temporale, in quanto ciò fa venir meno la libertà della comunità dei credenti.

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Mario Castellano 05/10/2020
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