La conversazione con il nostro vecchio amico, veterano di tante battaglie politiche, spazia dalle recenti esperienze personali e dalle informazioni che se ne possono trarre ad una valutazione della situazione dell’Italia e del mondo.
Il punto di partenza del discorso è costituito dall’accordo tra la Santa Sede e la Cina.
Ufficialmente, esso riguarda soltanto le procedure per la nomina dei vescovi. Quelli già designati dal governo, per il fedele tramite della cosiddetta “chiesa patriottica”, vengono riconosciuti dal Vaticano. Ciò significa che si ripristina la coincidenza tra la legalità e la legittimità. E’ infatti considerato legittimo il presule consacrato da un altro vescovo, ma la mancanza della autorizzazione espressa dalla Santa Sede lo pone in conflitto con la norma canonica.
Quando però l’autorizzazione viene concessa “ex post” – come è avvenuto in questo caso – ne risulta sanata la situazione di illegalità.
Le nuove nomine avverranno in base a procedure in cui parteciperanno entrambe le parti, riflettendo ovviamente il rapporto di forze esistente tra l’una e l’altra, come pure gli interessi comuni. Con questo, si arriva alla questione di sostanza: se l’accordo riguarda soltanto il governo delle diocesi, per quale motivo esso viene mantenuto segreto?
Risulta evidente che le clausole del documento sono ben più estese, e riflettono una dislocazione nello scacchiere mondiale radicalmente diversa da quella vigente nel passato.
Se Roma sacrifica i cattolici appartenenti alla chiesa clandestina, privandoli di un riconoscimento morale per la loro fedeltà, ciò dovrebbe a rigor di logica renderla in qualche modo creditrice rispetto alla controparte. Può essere dunque che le autorità di Pechino abbiano in qualche modo pagato – si dice addirittura con una ingente somma di denaro – il loro debito per il favore ricevuto.
A questo punto, però, il governo cinese avrebbe tutto l’interesse di mostrarsi al mondo come un benefattore della Chiesa cattolica.
Questo è quanto avviene ogni volta la generosità dei donatori risulta interessata. Il testo della convenzione finanziaria che compone – insieme con il concordato ed il trattato – i Patti Lateranensi del 1929, venne anch’esso pubblicato, ed il Vaticano ebbe d’altronde buon gioco nel presentare la corresponsione dei famosi due miliardi di lire in titoli di stato come un risarcimento per gli espropri subiti dalla Chiesa in seguito all’Unità d’Italia, anche se in verità questa giustificazione del pagamento non risulta dal testo dell’atto di diritto internazionale.
Certamente, il fatto che la Cina sia divenuta in pratica il primo finanziatore della Santa Sede può risultare imbarazzante per il Vaticano. In tal caso però, bastava non citare espressamente le clausole economiche nel testo ufficiale dell’accordo. In altre parole, il pagamento si poteva anche effettuare in modo riservato.
La conclusione, naturalmente ipotetica, è una sola: la Cina non ha pagato soltanto per la stipula di un patto che la avvantaggia, eliminando una opposizione interna fastidiosa ed imbarazzante.
La soluzione del problema costituito dai cattolici clandestini costituisce soltanto un aspetto – o per meglio dire una conseguenza – di una intesa strategica di portata ben più ampia.
Se il disegno espresso dall’elezione di Bergoglio – ed anzi ancor prima dalla rinunzia di Ratzinger – comporta un rovesciamento delle alleanze della Santa Sede, risultava inevitabile che il partner con cui si doveva stipulare un accordo strategico fosse l’unico stato in grado di agire secondo un disegno di portata globale. Ciò comporta che Pechino si faccia carico di tutta la presenza cattolica nel Terzo mondo, con quanto essa comporta in termini di influenza, data l’azione svolta dalla Chiesa non soltanto nel campo spirituale, ma anche in ambito culturale ed assistenziale.
Il tempo rivelerà le conseguenze di quanto è stato pattuito, e lo stesso contenuto giuridico degli accordi risulterà dagli indirizzi dell’azione pastorale della Chiesa.
Possiamo dunque abbozzare due conclusioni.
In primo luogo, l’accordo non riguarda la materia militare, che è l’unica da cui la Santa Sede si astiene. Trattandosi però di una intesa strategica, essa coinvolge inevitabilmente anche tutti i soggetti terzi su cui le parti che l’hanno stipulata esercitano una influenza.
In secondo luogo, stupisce la disattenzione manifestata dai mezzi di comunicazione italiani, ed in genere occidentali.
Probabilmente, Pompeo conosce le clausole segrete dell’accordo, ed il modo poco diplomatico con cui ha reagito rivela che il suo governo è molto contrariato per la nuova situazione. I nostri giornali non si domandano però qual è il motivo della sproporzione tra la reazione degli Stati Uniti e l’apparente scarsa rilevanza di un accordo in materia religiosa.
Siamo diventati molto provinciali, e lo rivela il fatto che ci disinteressiamo di come viene preparato il nostro stesso futuro.