Si moltiplicano, su tutti i mezzi di comunicazione, le analisi di tipo filosofico sulla epidemia. 
La destra tradizionalista si è divisa, per motivi tattici. Chi ha già rotto con il Papa, come i lefevriani, chi dichiara che si tratta di una giusta sanzione divina per la deviazione dottrinale consumata tanto da Bergoglio quanto dai suoi seguaci.      
C’è però un settore, rappresentato dal noto predicatore radiofonico padre Livio Fanzaga – che non se la sente di contraddire apertamente il Papa – il quale esclude tale interpretazione della diffusione del virus. Costoro leggono tutto quanto succede come il risultato di una congiura ordita contro l’Occidente cristiano dai cinesi e dai musulmani: “nihil sub sole novi”.      
Durante la “guerra fredda” si faceva lo stesso, attribuendo ogni disastro ad oscure manovre concepite dal Cremlino e realizzate con il solerte apporto dei comunisti.      
L’epidemia sarebbe stata dunque causata deliberatamente dall’esercito popolare di liberazione della Cina, i cui laboratori vengono equiparati nell’immaginario collettivo agli antri misteriosi in cui opera – nei film di fantascienza – uno scienziato cattivo, intenzionato a distruggere il mondo. Contro costoro opera però l’agente 007 di turno, sostituito nell’immaginazione di padre Fanzaga dalla Madonna di Medjugorie.      
Ogni favola ripete sempre lo stesso schema: il male si scatena, per mano di qualche malvagio (in genere si tratta di una strega), ma alla fine trionfa il bene, rappresentato dai buoni. Si tratta di una semplificazione della vicenda umana, non a caso destinata ai bambini, o comunque a quanti rimangono tali, per via della loro semplicità o della loro incultura.      
Nella realtà il male ed il bene, la città di Dio e la città dell’uomo sono sempre intrecciati, anche nell’animo di ciascuno.      
Dal punto di vista morale, non è sempre vero che il fine giustifica i mezzi, in quanto si deve sempre valutare la proporzione tra il male che si causa e quello che si vuole impedire. Questa valutazione si deve compiere però caso per caso, e ci si può comunque sbagliare. Tanto più quando la presunzione di identificarsi con il bene conduce al fanatismo.      
I dirigenti cinesi – per quanto ne sappiamo – sono alieni dal fanatismo, in quanto non perseguono la costituzione di un nuovo ordine universale. Questa idea viene concepita più facilmente da chi – come i seguaci delle religioni monoteiste, basate sulla fede nella trascendenza – persegue una escatologia in cui la storia – intesa come vicenda svolta nella immanenza – è destinata ad incontrarsi con la trascendenza.      
Marx riduceva la realtà alla materia, ma proprio i fattori materiali – secondo la sua visione – avrebbero determinato la palingenesi dell’umanità. Si riaffacciava così nella sua visione della storia il messianismo proprio della tradizione israelitica.      
I dirigenti cinesi si dichiarano marxisti, ed è indubbio che essi usino nelle loro analisi alcune delle categorie elaborate dal pensatore di Treviri. Non vi è tuttavia nulla di più lontano dalla loro visione immanentistica della realtà, non influenzata da una qualsiasi fede nella trascendenza, della idea di una palingenesi dell’umanità, o peggio ancora dell’imperativo morale di purificarla provocando una sorta di “armagheddon”.      
Una simile tentazione potrebbe semmai essere concepita dai fanatici musulmani, o da un certo pensiero cristiano ortodosso che vede nell’Occidente l’incarnazione del peccato e della decadenza morale, che la Russia – intesa come il Cristo delle nazioni – dovrebbe redimere.      
I cinesi sono certamente certi della superiorità del modello confuciano della società, ma si tratta di una convinzione razionale, che trova conferma nei fatti. Non risulta dunque necessario sterminare gli occidentali con il virus: li si può sottomettere più facilmente comprando le loro infrastrutture ed il loro debito pubblico. Come sta succedendo in Italia.      
Padre Fanzaga va in cerca della incarnazione del demonio, contro cui combatte la Madonna. Se non risultasse irriguardoso, potremmo dire che l’una ha bisogno dell’altro.      
Nella ricerca del soggetto negativo non si devono però usare  gli strumenti della teologia, bensì quelli dell’analisi geopolitica, che consistono essenzialmente nella conoscenza delle diverse culture. Qui, però, il predicatore radiofonico rivela i suoi limiti: “sutor, ne ultra crepidam”.      
Se l’epidemia non è l’arma della fine del mondo, usata dai cattivi contro i buoni, è certo tuttavia che la sua diffusione induce a ricercare i beni spirituali, ed incrementa la fede, trascurata per la ricerca dei beni materiali.      
Nel momento in cui tutti si rivolgono alla più alta autorità spirituale, cioè al Papa, Francesco non coglie però l’occasione per esortare a disprezzare il mondo, ad alienarsi dai bisogni concreti, a disprezzare la storia intesa come vicenda umana che si svolge nell’immanenza. Bergoglio coglie l’occasione per esprimersi con la più “sociale” delle sue – e non soltanto delle sue – encicliche. Tanto “sociale” da suscitare l’accusa di avere dimenticato la teologia e trascurato la trascendenza. La “Omnes Fratres” è però soprattutto un documento morale, in quanto contiene la denunzia di un peccato che trascende la dimensione di quello individuale. Cioè, precisamente, il peccato sociale.      
Molti sono tornati a leggere “La peste” di Camus, scrittore agnostico che concepì la sua opera assistendo all’occupazione della Francia, quando egli – agendo in base ad una motivazione di carattere morale – scelse di partecipare alla Resistenza. C’è nel romanzo un motto che riassume il suo atteggiamento dinanzi al male: “fatalismo attivo”.      
Ciascuno può dare una spiegazione diversa della sofferenza che c’è nel mondo, ed il cristiano la trova nel fatto che Dio non l’ha impedita, ma – incarnandosi – l’ha condivisa.      
In che cosa possono però coincidere il credente e il non credente? La risposta è così semplice da risultare perfino banale: nel combattere il male. Ciò avviene ogni volta che il male si manifesta, mettendo alla prova la buona volontà di ciascuno. Il Papa sollecita però a cogliere l’occasione per promuovere una collaborazione che non sia soltanto empirica e provvisoria, ma si rivolga alla costruzione di un nuovo e più giusto ordine mondiale. Nel quale le diverse identità culturali e religiose potranno riconoscersi e convivere pacificamente in quanto avranno collaborato a edificarlo.

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Mario Castellano 24/10/2020
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