Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, ancora scottato per la perdita del posto di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è sceso in campo contro il Papa sulla questione delle unioni civili tra gli omosessuali, aggiungendo la sua voce a quella del collega Burke.  
Il porporato tedesco non ha tuttavia potuto citare una sola parola di Bergoglio in cui si affermi che la pratica della omosessualità sia conforme con la dottrina morale della Chiesa. In effetti, il Pontefice non l’ha modificata, e non intende modificarla. Per cui Müller è costretto a compiere una operazione intellettualmente disonesta, che consiste nel mettere in bocca ad un’altra persona quanto non ha detto, e non ha neanche pensato.      
Quanto all’ex Prefetto non va giù assolutamente è proprio ciò che il Vescovo di Roma ha effettivamente affermato, e cioè che l’omosessualità, come pure le unioni stabili tra quanti la praticano, costituisce un fenomeno sociale. Lo stato ha dunque il compito di regolarlo mediante le proprie leggi. Altrimenti, non si capisce a che cosa esso serva, per quale motivo venga costituito.      
Anche il diritto canonico si esprime a questo riguardo, ma esso regola viceversa le questioni della coscienza individuale.      
Müller vorrebbe invece che i precetti stabiliti dalla normativa interna alla Chiesa venissero riflessi in quella civile. Il suo ideale è dunque lo stato confessionale. Vale la pena osservare che nel mondo cristiano non esiste un solo stato confessionale, e che bisogna uscire da questo ambito per trovarne più di uno: “in partibus in fidelium”, cioè tra i musulmani.      
Certamente, l’Islam si sta confrontando di nuovo alla pari con il cristianesimo, dopo la parentesi secolare determinata dal colonialismo. Müller ritiene che questo confronto comporti la vigenza in Occidente dello stesso principio confessionale stabilito – in modo più o meno rigido ed estensivo – in tutta la “mezzaluna”.      
Nell’Arabia Saudita, anche l’obbligo della preghiera viene fatto osservare da una apposita “polizia religiosa”: alcuni signori muniti di bastoni lunghi circa un metro e ottanta centimetri – la misura del vincastro, detto anche “pastorale”, in uso nella liturgia cristiana quale simbolo dell’episcopato – fanno irruzione al grido di “salat, salat”, che significa per l’appunto “preghiera”, preghiera!”. Tutti, a tale richiamo, devono pronunziare le orazioni.      
A noi è capitato di essere ospitati presso una setta di buddisti. Anche in questo caso, la preghiera mattutina era obbligatoria, ed il relativo precetto si estendeva alle persone di fede diversa.      
I dirigenti dell’associazione sono stati condannati per violenza privata.      
Se un settore della Chiesa intende restaurare lo stato confessionale, lo scisma risulta inevitabile. Questo, probabilmente, ha voluto intendere il Papa quando ha posto il sigillo della sua autorità sul rispetto delle prerogative proprie dell’autorità civile.      
Qualche giorno fa, si è celebrata a Roma, in Santa Maria dell’Anima, una Messa in memoria del beato Carlo d’Asburgo, sposato con Zita di Borbone-Parma e padre di Otto d’Asburgo. La funzione, celebrata dal cardinale Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera e Frisinga, è stata promossa dall’ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede, che con gli Asburgo è imparentato. Abbiamo avuto l’onore di conoscere un membro di questa illustre famiglia il sette dicembre scorso, nel Principato di Monaco, in occasione del capitolo dei Templari di questo Paese. Abbiamo fatto omaggio al nostro interlocutore del numero di “Times” dedicato alle vicende della città di Trieste, che egli ha molto gradito.      
Questo rappresentante della Casa d’Austria parla correntemente – come tutti i suoi familiari – l’italiano e le altre lingue dell’impero. Il disegno perseguito da Otto d’Asburgo, e continuato dai suoi discendenti, consiste nel ripristinare l’unità spirituale dei loro antichi domini, e più in generale dell’Europa, tanto occidentale quanto orientale.      
Carlo d’Asburgo venne canonizzato da Giovanni Polo II, il cui padre – essendo un “piccolo polacco” – aveva militato nell’esercito dell’impero austriaco. La sua commemorazione non coincide però con la data della morte, bensì con quella delle nozze con Zita di Borbone-Parma. Questa unione legò la Casa d’Austria con la più importante dinastia dell’Europa occidentale, che regnava – o aveva regnato – sulla Spagna, sulla Francia, sul Regno di Napoli e – per l’appunto – sul ducato di Parma.      
Nell’attuale clima identitario, il richiamo delle monarchie si fa sempre più forte. Otto d’Asburgo, chiamato a consigliare il presidente Roosevelt sulla politica europea, lo esortò ad intervenire nella guerra per abbattere il dominio nazista. In seguito, il pretendente al trono si impegnò attivamente per far finire quello comunista.      
Ora incombe sull’Europa la minaccia del predominio cinese. Ben vengano, dunque, le iniziative volte a preservare l’identità giudaico-cristiana del nostro continente. Purché si ricordi che il liberalismo, ed il principio della laicità dello stato ne fanno parte integrante.      
Uno degli Asburgo, Giuseppe II, fu il primo sovrano europeo che – dopo l’editto di Nantes – riconobbe la piena libertà di culto e la piena eguaglianza di diritti tra i propri sudditi.      
La causa del legittimismo non deve essere confusa con quella del confessionalismo.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano 27/10/2020
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved