Tra le reazioni alla strage di Nizza, ve ne sono due in particolare che rivelano lo “zeit geist” dell’Occidente.
Una proviene dall’ambito cattolico più ufficiale, l’altra da un esponente molto autorevole e convinto dello spirito laico della Repubblica Francese. “L’Osservatore Romano”, nel riferire – e naturalmente nel deplorare – quanto accaduto, omette di riferire che la strage si è consumata in una chiesa. Poiché non si tratta certamente di un dettaglio insignificante, una simile trascuratezza non dovrebbe essere sfuggita al direttore.
La famosa regola del giornalismo anglosassone impone di riferire le famose quattro “W”. Chi, come, dove, quando, perchè in ogni altro organo di stampa, la sua trasgressione avrebbe quanto meno dato luogo ad un richiamo del responsabile da parte del direttore. Riteniamo invece che sia stato proprio il responsabile del giornale ad imporre al proprio subordinato questo strano silenzio.
C’è – tra i “vaticanisti” – un signore tanto entusiasta dei rapporti ecumenici con i musulmani che ne ha mutuato la pratica della poligamia, ma non credevamo costui influisse addirittura sulla linea politica dell’organo ufficioso della Santa Sede. Perché tacere il fatto che l’assassino ha voluto anche profanare un edificio del culto cristiano? Perché così la Chiesa, pur condannando il misfatto, evita di considerarsi parte lesa, come se non bastasse – per qualificarsi tale – il fatto che siano stati uccisi dei fedeli, ritenuti colpevoli solo perché erano cristiani.
Di qui ad abbandonare a se stessi i credenti davanti alla violenza di chi li odia, il passo è breve. Non basta infatti dire che l’assassino ha fatto male: bisogna anche dire che ha offeso tutti noi. E comunque a tutti quanti può succedere quanto è accaduto ai nostri correligionari.
Il Manzoni, nel descrivere il personaggio di Don Abbondio, usa l’espressione “neutralità disarmata in tutte le guerre”.
Noi non siamo tra quanti hanno sempre invocato una crociata contro i musulmani. Qui, però, si tratta di combattere il terrorismo, e non la loro religione.
La Santa Sede non si ritiene riguardata da tale conflitto: basta che la strage avvenga nella cattedrale di Nizza, e non in San Pietro. Dovremo dunque combattere questa guerra facendo a meno dei poligami della Sala Stampa di Via della Conciliazione.
Il sindaco di Nizza è il dottor Estrosi, un nostro caro amico personale, molto orgoglioso della sua origine italiana, ed in particolare delle radici abruzzesi, come anche della scelta antifascista che indusse la sua famiglia – come la nostra – a cercare libertà e lavoro in Francia. Con lui, ci siamo trovati a combattere insieme una battaglia politica decisiva, quando Salvini voleva riesumare la pratica dei “cannoni a Ventimiglia”.
Se la manifestazione organizzata in quella circostanza dai sindaci dei due lati del confine in piazza Garibaldi riuscì, e valse a fermare le scelte sciagurate del “capitano”, lo si dovette al fatto che Estrosi si impegnò in prima persona, pronunziando sotto il monumento dedicato da Nizza all’Eroe un memorabile discorso. Quando finì di parlare, lo abbracciammo a nome dei veri patrioti italiani.
Il dottor Celi, auto proclamatosi presidente di una “associazione per l’amicizia tra l’Italia e la Francia”, disertò l’appuntamento, essendo sostenuto in questa scelta dal suo “partner” romano dedito alla poligamia.
Tutto questo era doveroso premettere per illustrare quanto ci unisce con il sindaco Estrosi. Non possiamo tuttavia condividere quanto egli afferma a proposito del fatto che la strage nella cattedrale di Nizza è da addebitare al “fascismo”. Il fascismo è stato un fenomeno degenerativo proprio dell’Europa. Dire che un estremista musulmano ha commesso un crimine a causa della sua influenza significa attribuire a noi stessi, almeno in parte, la responsabilità di quanto è accaduto. Questo non è vero, soprattutto perché dal fascismo siamo usciti, grazie al sacrificio della generazione che ci ha preceduti, cui apparteneva il padre del sindaco, come anche i nostri familiari.
Ora spetta ai musulmani compiere lo stesso sforzo, assumere lo stesso impegno per sconfiggere il fenomeno degenerativo che li riguarda.
Se assumiamo su di noi la responsabilità di quanto è accaduto, finiamo per esonerarli da questo sforzo. Ciò non significa che tutti i musulmani siano terroristi, come non tutti gli europei furono fascisti, né che tutti i musulmani siano responsabili delle stragi. Significa però che essi devono sentire il dovere di combattere l’estremismo, come i nostri padri sentirono il dovere di combattere il fascismo. Al prezzo di sostenere una guerra civile europea. Se i musulmani non fermano gli assassini, ne verrà un’altra.
Basta dire “non in mio nome”, e – quando è necessario – avvisare la polizia.