Negli Atti degli Apostoli, troviamo il racconto della competizione tra San Pietro e Simon Mago. Probabilmente, costui era superiore – sul piano della conoscenza umana, e più precisamente nel campo della sapienza esoterica – rispetto al povero pescatore di Galilea, e contava sulle risorse intellettuali che per l’appunto gli permettevano di praticare la magia.
San Pietro, quale uomo di fede, era invece assistito da Dio: l’esoterismo non nega la sua esistenza, ma prescinde precisamente dalla fede. Secondo i suoi seguaci, essa è infatti dimostrata dalla ragione.      
Uno degli argomenti ricorrenti nella propaganda tradizionalista, diffusa via radio da padre Fanzaga, consiste nel ridurre il cosiddetto “modernismo” alla asserita presunzione da parte dell’uomo di essere Dio. Il Modernismo, le cui teorie sono ormai pienamente accettate dalla Chiesa di Bergoglio, fino a riflettersi nello stesso magistero del Papa, altro non era che una lettura delle Scritture compiuta avvalendosi dell’ausilio delle scienze moderne, tanto di quelle cosiddette “esatte” quanto di quelle umanistiche.      
Non esiste però un solo autore “modernista” che sia giunto a negare né l’esistenza di Dio, né l’autenticità della Rivelazione.      
Risulta molto interessante osservare come nella condanna del Modernismo fosse stata coinvolta la prima Democrazia Cristiana. Questo movimento non agiva nel campo delle scienze religiose, ma aveva elaborato una dottrina politica fondata sulla accettazione del principio della laicità dello stato. Questo principio non era condiviso in passato dalla Curia romana, come non è condiviso oggi da personaggi quali padre Livio Fanzaga e Roberto Formigoni. I quali, non a caso, rifiutano di obbedire alla legge dello stato anche quando riflette tanto la morale naturale quanto il decalogo: “settimo, non rubare”.      
L’equiparazione dell’uomo con Dio, o meglio la convinzione propria dei panteisti, secondo cui l’uomo, partecipa all’essenza della divinità in quanto fa parte della natura, è propria piuttosto delle nuove religioni, ed in particolare della “New Age”.      
Conversando con un giovane studioso delle scienze religiose, tra i più brillanti esponenti della nuova generazione dell’Ordine dei Predicatori, ci è stata fatta notare l’esistenza di un tratto comune tra le nuove religioni ed il tradizionalismo cattolico, o quanto meno con il suo modo di presentarsi sui mezzi di comunicazione per cercare nuovi seguaci. Molti dei quali vi aderiscono senza passare per l’adesione al cristianesimo, compiendo un volo pindarico che li porta direttamente dalla “New Age” o dal buddismo alla pratica del “vetus ordo”. È inutile aggiungere che costoro non acquisiscono la concezione della Chiesa quale corpo mistico di Cristo, né i tradizionalisti hanno cura di inculcarla.      
Nelle preghiere in latino, nella solennità delle liturgie e nel profumo dell’incenso, costoro incontrano non tanto la fede, quanto la magia. La quale si distingue dalla fede precisamente in quanto prescinde dal rapporto con Dio, ed anzi dalla Sua stessa presenza.      
Si ripete così il confronto tra San Pietro e Simon Mago. I cui attuali epigoni usano le manifestazioni esteriori della religiosità tradizionale per promettere dei presunti prodigi, frutto di una loro asserita padronanza esclusiva della Rivelazione ridotta, a sua volta, precisamente al rango della sapienza esoterica, la quale è riservata agli iniziati, mentre la fede è – per sua natura – condivisa, a prescindere dalle conoscenze umane di ciascuno. Non a caso, l’ultimo slogan dei tradizionalisti dice che si deve “convertire il Papa”: il quale – secondo loro – non sarebbe neanche cristiano.      
È viceversa tale chi aderisce alle loro pratiche, che però prescindono dalla fede.

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Mario Castellano  7/11/2020
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