L’America si è svegliata, come avevamo previsto, con due presidenti.       
Una situazione simile si era già determinata nel lontano 1861, ma in quel caso alcuni Stati si erano distaccati dall’Unione, costituendo la Confederazione Sudista. Ora, invece, entrambi i contendenti affermano di estendere il proprio potere sull’intero territorio nazionale.       
Il motivo è semplice: esistono due Americhe, ciascuna con una propria e distinta identità.       
All’epoca della prima guerra civile, nessuno metteva in discussione il fatto che la nazione fosse una sola, ma la rottura era stata determinata dall’impossibilità di applicare lo stesso ordinamento giuridico a due società diverse. Il conflitto causato da questa situazione risolse il problema con la distruzione di una delle due società, quella feudale del Sud. Ciò causò un lungo strascico di risentimenti, ma valse quanto meno a rendere impossibile il ripetersi della divisione, venendo meno la sua unica motivazione.       
Ora, invece, sembra che esistano non tanto due società, quanto piuttosto due nazioni: una di esse è basata sulla identità bianca, ed anzi sulla sua cosiddetta supremazia, vigente laddove non ci sono afroamericani ed ispanici, oppure vige ancora di fatto la discriminazione razziale. L’altra nazione è invece multirazziale e multiculturale.       
Poiché però risulta oggi inimmaginabile che l’una muova guerra contro l’altra per sottometterla, si può determinare precisamente lo scenario temuto da Lincoln, fino al punto di considerare la guerra civile un male minore rispetto alla prospettiva di mantenere un esercito schierato in permanenza sul Potomac.       
I due soggetti in cui l’America si era divisa non avrebbero potuto infatti convivere in rapporti di buon vicinato. A quanto pare, però, questo risulta ancora meno possibile oggi, data l’esistenza di numerose “zone grigie”, dove le opposte fazioni si affrontano per le strade.       
La situazione che ha portato gli Stati Uniti a questo esito si ripete anche in diversi Paesi dell’Europa occidentale. Per rendersene conto, basta analizzare, tanto per fare un esempio, il risultato del referendum in Gran Bretagna, dove la multiculturale Londra ha dimostrato di non temere il continente, da cui invece voleva rifuggire la provincia, anche quella industriale.       
Noi italiani non siamo affatto al riparo da un esito simile, non certo determinato dalla ideologia, quanto dalla esistenza di identità contrapposte.       
Una società meticcia – usiamo questo termine non certo nella sua accezione dispregiativa – quale esiste a Parigi, a Barcellona, a Vienna, a Berlino, a Bruxelles o a Milano, finisce per essere intrinsecamente diversa da quella della provincia. Non soltanto a causa della sua composizione, ma soprattutto per via dell’accettazione – o del rifiuto – precisamente del meticciato.       
La soluzione, a lungo termine, potrà consistere forse soltanto in una riedizione del “cuius regio, ejus religio”, con l’erezione delle nostre metropoli in altrettante città-stato. L’alternativa consiste in una sorta di guerriglia civile permanente, in cui ci si dissanguerebbe senza la prospettiva di una vittoria strategica dell’una o dell’altra parte.       
In Italia esistono anche le “regioni rosse”, che non sono diverse per struttura sociale da quelle “bianche”. Conte tende però a sciupare questo residuo fattore di unità nazionale a causa del suo accanimento contro quelle parti del Paese che producono di più, ora penalizzate dalla loro inserzione nelle zone definite – per ironia del vocabolario – come “rosse”.       
La contrapposizione politica diviene in questo caso tanto profonda da trasformarsi in una contrapposizione identitaria.       
Rimane, comunque, una differenza con gli Stati Uniti: Trump è stato votato dalla metà dei suoi concittadini, mentre Conte non lo ha eletto nessuno. Neanche al consiglio comunale di San Giovanni Rotondo.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  9/11/2020
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved