“Deh peregrini, che pensosi andate, forse di cosa che non v’è presente”.
“Deh peregrini, che pensosi andate, forse di cosa che non v’è presente”.
Questo sonetto di Dante, secondo una tradizione non confermata dagli storici della letteratura, sarebbe stato composto dal “divino poeta” osservando i “romei” che andavano al primo Giubileo, quello del 1300.
Rifacendosi a tale antica tradizione, alcuni ristoratori della Toscana si sono recati a piedi fino a Roma, per comunicare a Conte le ambasce della loro categoria. Che – come si dice dalle nostre parti – se tutto va bene, è rovinata. Forse gli osti hanno percorso la “via Francigena”, ripristinata per propiziare un flusso di visitatori ormai perduto per sempre. Certamente, essi hanno voluto testimoniare la propria condizione penitenziale, dovendo pagare per tutti le conseguenze dell’epidemia.
Anche i poveri di Pietroburgo andarono a piedi, salmodiando preghiere come penitenti, ad implorare del pane da Nicola II. Il quale li fece accogliere a fucilate. Quell’eccidio, consumato nella “domenica di sangue” del 1905, segnò la fine della secolare fedeltà del popolo alla monarchia.
Conte non ha ordinato allo schieramento di polizia, carabinieri ed esercito che blinda Palazzo Chigi di emulare i soldati dello “zar”, ma ha commesso ugualmente un errore e madornale, facendo diffondere da Casalino, che è il suo Tigellino, una immagine sconvolgente, in cui lo si vede mentre parlamenta in piedi con i ristoratori, in piedi anch’essi.
La scena aveva quattro possibili varianti. La migliore delle quali, sarebbe stata quella di una normale riunione. Conte avrebbe potuto invece rimanere seduto, lasciando gli ospiti in piedi. In tal caso, si sarebbe dimostrato maleducato, ma dando di sé l’idea di chi sa ponderare i messaggi che gli pervengono. In altre parole, lo si sarebbe ritenuto un cafone, però intelligente. La seconda variante consisteva nello stare in piedi, facendo sedere gli ospiti. Ne sarebbe risultata l’immagine di un uomo superiore, “in tutt’altre faccende affaccendato”, e dunque con poco tempo a disposizione: “de minimis non curat praetor”.
Dei tre scenari possibili, è stato scelto il peggiore, in quanto il Presidente del Consiglio ha coniugato la mala creanza con la manifestazione del disinteresse verso il messaggio portato dai ristoratori. Il popolo è composto però di persone, ciascuna delle quali ha una storia, delle aspirazioni e dei sentimenti. Se non si è capaci di prenderli in considerazione, anche quando la sintesi richiesta dall’esercizio del governo impone di dare una risposta negativa, si dimostra non soltanto di essere poco democratici, ma – quanto è peggio – anche poco umani. Ed è precisamente l’umanità quanto si deve salvare dalla epidemia, se non si vuole che porti via, insieme con i corpi, anche le anime.
Esibendo la sua indifferenza, Conte ha dimostrato di essere anche poco furbo. Un dittatore del “terzo mondo” avrebbe diffuso l’immagine di se stesso nell’atto di abbracciare i componenti della delegazione. Poi, costoro sarebbero stati fatti sparire dalla polizia politica.
L’uomo di San Giovanni Rotondo non è invece capace di farsi amare demagogicamente, né di farsi temere autocraticamente.
Conte farà dunque prevedibilmente la fine di Nicola II.