Le notizie più dettagliate e puntuali sulla battaglia legale ingaggiata da Trump per mantenersi alla presidenza, diretta con indubbia abilità da Rudolph Giuliani, vengono diffuse anche in Europa da una emittente televisiva di Nuova York, che trasmette nelle principali lingue straniere, tra cui anche l’italiano.
L’aspetto più interessante di tale iniziativa nel campo della informazione consiste nel fatto che la televisione è di proprietà della setta buddista dei “Falun Gong”, duramente perseguitata dal regime comunista, i cui adepti sono riparati negli Stati Uniti, verosimilmente portando con loro dei mezzi economici non indifferenti. Non vi è però alcun dubbio sul fatto che hanno saputo reinvestirli con successo.         
I “Falun Gong” uniscono l’ispirazione religiosa con metodi e finalità di carattere indubbiamente mafioso. Ciò ha permesso alle autorità di considerarli doppiamente illegali, ma ha d’altronde permesso loro di radicarsi nella società e sul territorio. La loro televisione dispone così di informazioni esclusive sulla situazione della Cina. E’ come se in Italia un grande movimento ecclesiale fosse anche identificato con la criminalità organizzata: ciò nuocerebbe senza dubbio alla sua reputazione, ma ne accrescerebbe l’influenza sulla società.         
Come tutti gli esuli, i “Falun Gong” cercano da un lato di estendere le loro aderenze offrendo servigi ad una fazione del Paese in cui hanno trovato rifugio, ma lo fanno in funzione di ritornare un giorno vittoriosi nel Paese di origine, modificando la sua situazione. I “Falun Gong” sperano dunque che le tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina sfocino in un conflitto che porti al rovesciamento del regime comunista. Si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere, ma evidentemente i dirigenti del movimento sono in grado di elaborare delle strategie di lungo periodo. Che comprendono anche la penetrazione in Paesi terzi, come per l’appunto l’Italia.         
La strategia di Trump mira ad impedire che per il giorno in cui dovranno riunirsi i “Grandi Elettori” la loro nomina sia ufficializzata. Se questo obiettivo fosse raggiunto, il Presidente dovrebbe essere scelto dal Congresso, oppure Trump rimarrebbe in carica quale facente funzioni.         
Non siamo esperti in materia di diritto costituzionale degli Stati Uniti, e comunque non è questa la sede per addentrarci in tali questioni. Quanto conta è la divisione irreversibile dell’America in due campi contrapposti. Questo è successo in molti Paesi, ma nel caso degli Stati Uniti ci sono delle differenze rispetto alla situazione che si è determinata altrove in passato.         
In primo luogo, la contrapposizione politica riflette due identità distinte, ciascuna delle quali dispone di un proprio radicamento territoriale. Neanche durante la guerra civile si era verificata una situazione del genere, in quanto all’epoca esistevano due società, ciascuna delle quali era fondata su basi economiche e sociali diverse, ma facenti parte della stessa nazione.         
Oggi le nazioni sono invece in pratica due. Gli Stati Uniti sono però ancora un Paese abbastanza potente perché ciascuna delle parti in cui si sono divisi possa estendere la propria influenza al di fuori dei loro confini. In passato, simili situazioni comportavano invece l’impossibilità di proiettarsi all’estero: la Germania venne divisa dai vincitori della guerra proprio per privarla di ogni possibilità di espansione.         
Qui emerge la più importante novità che la situazione attuale degli Stati Uniti proietta su di noi. Trump – tanto nel caso che rimanga presidente quanto nel caso ne venga allontanato – cercherà di costituire un proprio sistema di alleanze, che non necessariamente coinciderà con quello tradizionale, costruito dal suo Paese fino dal 1945.         
In qualche caso, il conflitto interno agli Stati Uniti comporterà una perdita completa della loro influenza su altre nazioni, mentre in altri casi la parte che fa riferimento ai democratici – pur manifestando formalmente la propria amicizia nei riguardi di Biden – andrà per la sua strada, trovando altri punti di riferimento.         
La Santa Sede, che durante la “guerra fredda” forniva all’Alleanza Atlantica il suo cappellano, nella persona di Papa Pacelli, e che si era alleata con Reagan per abbattere il sistema comunista, cerca ormai interlocutori al di fuori dell’Occidente. L’Italia, a sua volta, pare incamminata a dividersi tra un meridione sempre più “terzomondizzato” ed un settentrione attratto – come tutta l’Europa centrale – dal suprematismo “bianco” di Trump.         
Le tensioni interne agli Stati Uniti sono destinate a riprodursi sui Paesi posti sul confine tra il nord ed il sud del mondo.         
Napoli e Buenos Aires, l’Italia meridionale e l’America meridionale sono accomunate dal lutto per la scomparsa di Maradona: “ogni morte di uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell’umanità”. Il calciatore argentino (di evidente origine indoamericana) ha unito due regioni del mondo che si sono scoperte identificate dagli stessi interessi e dalla stessa cultura. A volte, le icone riescono dove le elaborazioni del pensiero politico hanno fallito. E’ tipico dei meridionali – dell’Italia e del mondo – identificarsi in un capo attraverso l’acclamazione.         
Maradona venne acclamato sulle due sponde dell’Atlantico, ma al di fuori del calcio giocato semplicemente non esisteva. Esisteva però nel popolo un sentimento collettivo di identificazione in lui, precisamente una identità, che gli sopravvive.         
La rispettiamo – tanto più in quanto appartiene ad essa anche nostra moglie – ma ne abbiamo una anche noi.

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Mario Castellano  30/11/2020
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