I giornali hanno dedicato alla morte di Maradona più pagine che a quella del Papa, cioè all’evento cui è destinata tradizionalmente la più ampia copertura.  
Bergoglio, che fino ad ora era il secondo argentino – ed anzi il secondo latinoamericano – più conosciuto in Italia, non se ne è avuto a male, tanto per evidenti motivi scaramantici (infatti è ancora vivo, e per giunta ascende al primo posto nella classifica), quanto perché (è proprio il caso di dirlo) si tratta di uno sportivo. Il Papa, nella sua saggezza, considera inoltre positivo tutto quanto accresce la conoscenza in Europa del suo continente: della cui identità culturale il calcio fa parte integrante anche se il Vescovo di Roma è tifoso del San Lorenzo, mentre Maradona proveniva – se non andiamo errati – dal Boca Junior, cioè dalla squadra degli italiani di Buenos Aires.         
Risulta paradossale che un genovese di origine (il suo secondo cognome è Sivori) sia sostenitore di un club ispanico, mentre un indo americano apparteneva invece a quello dei nostri compaesani: l’America Latina è una grande mescolanza, da cui risulta la sua identità.         
Anche il Pontefice si è unito comunque al generale cordoglio. Che unisce tutta l’Italia, cancellando le differenze tra i meridionali ed i settentrionali: tutti quanti solidali, non però nel contrastare l’epidemia, bensì nel rimuoverla. La rimozione costituisce per l’appunto la cifra dominante di quanto sta accadendo nel nostro Paese.         
Gli antichi avevano escogitato il motto “panem et circenses”, ed i Borboni quello “feste, forche e farina”. Il pane e la farina costituiscono comunque un modo per risolvere il problema più importante, cioè la sopravvivenza. Anche le feste fanno parte della stessa strategia di governo: si tratta infatti delle cosiddette “armi di distruzione di massa”. Quanto manca, in Italia, è per l’appunto la strategia.         
In primo luogo, non c’è più il pane. Si assiste al dilagare della miseria, cui il Governo non tenta – e nemmeno fa finta – di porre rimedio. Mancano anche le feste: gli stadi sono chiusi, per cui il cordoglio causato dalla morte di Maradona si qualifica non già come i “circenses”, bensì come un loro ricordo. Rimangono soltanto le forche: tre sventurati giovani di Firenze, rei di avere introdotto nel loro istituto dei volantini di protesta per la chiusura delle scuole, sono stati messi agli arresti domiciliari.         
Dopo la carcerazione dei dirigenti catalani, si tratta del secondo caso di repressione della libertà di espressione registrato in Europa occidentale dopo la caduta del fascismo.
Non sapremo forse mai se l’epidemia costituisce una forma di guerra batteriologica intrapresa dai cinesi contro l’Occidente. Anche qualora si tratti di un fatto casuale, la guerra è comunque scoppiata.         
Anche quella del 1914 iniziò in modo incidentale: nelle intenzioni dei promotori, doveva trattarsi di un conflitto locale, ma si trasformò ben presto in una catastrofe mondiale. L’Occidente aveva due vantaggi sui suoi potenziali nemici: uno era costituito dal benessere, l’altro dalla libertà, garanzie entrambi della lealtà dei cittadini. In un colpo solo, abbiamo perduto l’uno e l’altra.         
A questo punto, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo trovare qualcosa che li sostituisca, e possiamo rintracciarlo soltanto nella difesa della nostra identità. Il che comporta la rivalutazione della dimensione spirituale. Il Governo italiano si dedica però a limitare la libertà di culto. Poco male, purchè si sia capaci di vivere la propria fede in una dimensione privata. Ciò dipende a sua volta non già dall’abitudine e dalla convenienza, bensì dalla convinzione.         
La religione rimane comunque l’unico fattore in grado di promuovere la solidarietà collettiva, impedendo – o quanto meno limitando – la dissoluzione del tessuto sociale. I partiti, i sindacati e le associazioni di categoria non esistono più, essendo incapaci non soltanto di incidere sulla realtà, ma anche di interpretarla. Ciò si deve al fatto che tutti questi soggetti non esprimono da tempo nessuna cultura.
Quando sarà finita la guerra, il ruolo ed il prestigio delle confessioni religiose risulterà enormemente accresciuto. Ciò era avvenuto già nel 1945, ma allora esistevano anche le forze politiche. Lo Stato si era dissolto fin dall’Otto Settembre, per cui si potè solo fare finta di ricostituirlo. Ora quanto ne rimane, cioè il Governo Conte (il Parlamento è morto suicida) si propone di distruggere tutti quanti i soggetti sociali.
Si è cominciato con i ristoratori ed i baristi, poi è stata la volta dei commercianti e degli albergatori. Da ultimo, verranno i produttori, agricoli e industriali, ormai privi di clienti, ed i professionisti.
Conte e i “pentastellati” se ne rallegrano, in quanto la loro ideologia non consiste nella giustizia sociale – la quale tende ad innalzare la condizione del popolo – bensì nell’invidia sociale, che induce ad impoverire chi sta meglio: vedi lo sterminio dei “kulaki” da parte di Stalin.
Ora il Governo chiude perfino le scuole: il potere dei dittatori si accresce tanto più quanto più i sudditi sono ignoranti. Se qualcuno protesta perché vuole studiare, viene messo in prigione.
Di Maio – non a caso – è un asino, al cui confronto l’autodidatta Mussolini avrebbe fatto la figura di un premio Nobel.


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Mario Castellano  02/12/2020
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