Lo stuolo di prelati della Chiesa di Oriente, guidati dal futuro cardinale Bessarione, giunti al Concilio di Firenze per stipulare la riunificazione con quella di Occidente, date le precarie condizioni in cui versava l’Impero Bizantino, ormai prossimo a cadere nelle mani dei turchi, vennero mantenuti a spese del Papa e dei vescovi italiani.         
Dopo la solenne sottoscrizione dell’accordo, e dopo la sua sconfessione da parte dei monaci di Costantinopoli, la sua pletorica rappresentanza rimase nel nostro Paese, naturalmente a spese dei cattolici, sottraendosi così al disastro del 1453. In seguito al quale vi si aggiunsero gli scampati, trasferiti in Occidente sulle navi dei genovesi.         
Dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie, Pio IX accolse a Roma il re Francesco II con tutta la corte, più la gran parte dei ufficiali del suo esercito. Man mano che la rivolta dei fautori dei Borboni si spegneva nelle province meridionali, gli insorti ripiegavano nello Stato pontificio.         
Dopo la Liberazione, questa storia si ripetè con i gerarchi fascisti, accolti sotto la protezione della Pontificia Opera di Assistenza dopo essere sfuggiti alle ritorsioni dei resistenti nell’Italia settentrionale. Seguirono a ruota gli anticomunisti provenienti dall’Europa orientale.         
Ora bussano alla porta del Vaticano molti cristiani insediati “in partibus infidelium”, spaventati – non senza motivo – dalla persecuzione islamista. Faceva eccezione, fino a poco tempo fa, il Libano, ma ora anche dal “Paese dei cedri” è iniziata una fuga di massa verso l’Occidente.         
L’economia va a rotoli, e l’esplosione nel porto ha rovinato e terrorizzato i cristiani, che affollano i consolati europei in cerca di un visto. Questi precedenti, remoti e prossimi, ci vengono alla mente avendo appreso la notizia del prossimo viaggio del Papa in Iraq, il primo dopo la pausa imposta dalla epidemia. In Mesopotamia, rimane soltanto un decimo della popolazione cristiana che vi era insediata prima delle Guerre del Golfo. Per giunta, una parte dei nostri correligionari sono ospitati dai Curdi nella loro regione, resasi indipendente di fatto.         
Il primo viaggio di Bergoglio dopo l’elezione fu a Lampedusa, ed in quella circostanza il Papa venne accusato da “destra” di essersi recato a dare il benvenuto ai musulmani, intenti ad invadere l’Europa. Poi Francesco andò a Cagliari, dove nel santuario della Madonna di Bonaria (da cui deriva il nome di Buenos Aires) incitò i sardi a liberarsi dal dominio coloniale, come avevano fatto i latinoamericani sotto la guida di Bolivar.         
Ora certamente il Vescovo di Roma renderà visita ai Caldei e agli altri cristiani, ma soltanto dopo avere porto il suo omaggio alle autorità civili, che non sono più espressione dei sunniti, bensì degli sciiti: i quali hanno presentato ai primi il conto di secoli di angherie.         
Esiste dunque il rischio che i sunniti mal intendano il gesto compiuto dal Pontefice: nel Medio Oriente, è difficile destreggiarsi tra le alleanze, sempre mutevoli. L’Iran è riuscito nell’impresa di coalizzare i sunniti con gli israeliani, ambedue spaventati dalla sua bomba atomica. Ai musulmani, il Papa ripeterà comunque che è loro amico e alleato, nel nome della solidarietà tra i popoli del Terzo Mondo. Né si vede che altro potrebbe dire, anche perché questa posizione della Santa Sede può indubbiamente attenuare la pressione sui cristiani. Ai quali Bergoglio raccomanderà – altrettanto ovviamente – di comportarsi come cittadini leali. Tali, d’altronde, essi sono sempre stati.         
Per quale motivo, dunque, se ne stanno andando? Perché l’affermazione della identità islamica porta inevitabilmente a mettere in pratica il principio “cuius regio, ejus religio”. Non tanto per effetto della legislazione, quanto piuttosto a causa dell’atteggiamento proprio della popolazione.         
I cristiani del Medio Oriente, costituendo una parte importante della “élite” intellettuale, furono all’avanguardia del movimento per l’indipendenza del processo di decolonizzazione: il partito panarabista “Baath” ebbe nel cristiano siriano Michel Aflak il proprio ideologo e fondatore. Poi, però, all’ideale socialista subentrò – qui come altrove – l’identitarismo religioso. Ed al cristianesimo, benché a torto, si attribuì la colpa di essere la religione degli europei, nonché dei crociati. Tale è l’appellativo che i musulmani ci rivolgono spregiativamente.         
La visita del Papa potrà dunque attenuare – ma non invertire – una tendenza irreversibile. Prepariamoci, di conseguenza, a ricevere i nostri correligionari. I quali ci ammoniranno – come facevano i profughi dall’Europa orientale – a non fidarci dei responsabili delle loro disgrazie.         
La risposta che daremo loro sarà però necessariamente la stessa formulata a chi li ha preceduti.         
Nulla giustificava l’intolleranza e la persecuzione, ma i comunisti facevano parte della società occidentale, come oggi ne fanno parte i musulmani. Non ci poteva essere allora – e non ci può essere oggi – nessuna ritorsione tale da compromettere la nostra pace civile. Il pluralismo politico, e quello religioso, non hanno alternativa.         
Questo vale in tutti i luoghi in cui già esiste una società multiculturale. Se però si esce dalle città, e ci si addentra nel “Middle West” americano, o nelle alte valli della bergamasca, la situazione è completamente diversa.         
Il “suprematismo” non costituisce tanto la giustificazione di un conflitto razziale, quanto piuttosto l’espressione della volontà di preservare la propria identità. Ci aspetta dunque un futuro “a pelle di leopardo”. Lo dice chi è riuscito a costituire – con l’aiuto di Dio – una famiglia multiculturale, multirazziale e multireligiosa.
Non tutti ne sono capaci, ma Gesù ci ha detto: “nolite judicare”.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  13/12/2020
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved