Il gruppo di fedeli cattolici di New Orleans che per fare giungere fino al Papa il proprio appello per ottenere giustizia in un asserito caso di pedofilia del clero (l’ennesimo negli Stati Uniti) ha acquistato una pagina de “La Repubblica” risulta certamente bene informato sulle abitudini di Bergoglio, il quale consulta ogni giorno tale quotidiano, privilegiandolo nella “mazzetta” regolarmente recapitata a Santa Marta dalla segreteria personale.          
Questi abitanti della Luisiana non hanno però evidentemente accesso ad Eugenio Scalfari, al quale avrebbero potuto affidare il loro messaggio, confidando sulla frequenza con cui il “fondatore” viene ricevuto dal Papa. Pare che le sue visite siano divenute sempre più usuali. Lo si deduce dal fatto che nel suo ultimo articolo questo ex ateo impenitente ha espresso una aperta professione di fede, senza peraltro specificare come sia avvenuto il suo incontro sulla via di Damasco. Si registra comunque una brusca accelerazione nello “itinerarium mentis in Deum”, sulla quale influiscono varie circostanze concomitanti. In primo luogo, l’approssimarsi della morte; in secondo luogo, il precipitare della situazione in Italia, dove si annunzia il crollo imminente del regime; in terzo luogo, la concomitante crisi del giornale: De Benedetti se ne è allontanato, e gli eredi Agnelli sono in ritirata da Torino. Tanto meno importa loro qualcosa del remoto avamposto mediterraneo di Roma. Ritorniamo però all’appello dei fedeli statunitensi, che ripetono nell’ambito della Chiesa i metodi tipici delle campagne di stampa del loro Paese.
Il magnate dei giornali Randolph Hearst portò l’Unione a muovere guerra contro la Spagna nel 1898 al grido di “remember Maine”, dal nome della corazzata esplosa per cause mai chiarite nel porto dell’Avana.
Nel 1917, l’intervento nella Grande Guerra venne propiziato dal motto “remember Lusitania”: sulla nave inglese, affondata dai tedeschi, vi erano infatti anche dei passeggeri americani.
Ora, “si parva magnis componere licet”, si cerca di defenestrare un ordinario. Non possiamo naturalmente pronunziarci sulle accuse di negligenza che gli vengono mosse. Nella Chiesa, ad ogni vescovo sono attribuite in materia penale tanto le funzioni di giudice inquirente quanto quelle di giudice di merito.
Negli Stati di diritto, quando una procura rifiuta di promuovere una azione penale, ci si può rivolgere ad un’altra. Questo non risulta però possibile nell’ordinamento canonico. Salvo, per l’appunto, che il Papa avochi a sé l’esercizio dell’azione penale. Il problema consiste nel fargli valutare la relativa istanza.
Visti evidentemente vani i tentativi esperiti per il tramite della Conferenza Episcopale e della Nunziatura, i fedeli di New Orleans hanno intrapreso la via dei “media” italiani, senza peraltro disporre di un traduttore nella nostra lingua: lo si nota da alcune improprietà contenute nel testo.
In passato, ci si avvaleva dei buoni uffici del proverbiale “monsignore del Vaticano”, cui si consegnava – insieme con la petizione – anche un adeguato “bustone”. Che ora è finito invece nelle esauste casse de “La Repubblica”.
Quale morale si può trarre dalla vicenda? Le riforme lasciate a metà portano o alla piena restaurazione, o alla rivoluzione.
Con la riforma della Chiesa, le decisioni dei vescovi sono divenute possibile oggetto di pubblica discussione, ma questi organi non esprimono una rappresentanza del popolo, come avviene nel caso dei sindaci, e derivano il loro potere da una investitura gerarchica, proveniente dal Papa. Il quale sceglie gli ordinari tra quanti condividono il suo orientamento. Quello di Bergoglio è certamente condivisibile, ma “quid juris” quando si apre una contraddizione tra il popolo ed il suo pastore?
Sant’Ambrogio fu eletto dai milanesi, i quali scelsero un funzionario imperiale originario dell’Illiria – e dunque non italico – che non era né vescovo, né sacerdote. Forte del loro consenso, il vescovo fronteggiò l’imperatore Teodosio, ed eccelse per carità e sapienza, al punto di essere canonizzato.
Il Vescovo di Roma è l’unico ancora elettivo, e la sua scelta è commisurata con le necessità della Chiesa universale. Ciò ha permesso ai cardinali di individuare, da un secolo a questa parte, l’uomo più adatto.
Formuliamo dunque una duplice proposta provocatoria: in primo luogo, che si torni al criterio elettivo nella scelta degli ordinari. La nostra candidatura alla carica di Vescovo di Roma è stata criticata per l’eccessiva ambizione, e tacciata addirittura di blasfemia. L’intenzione era quella di contrastare la postulazione di Becciu al soglio di Pietro. Tanto più che sarebbe sostenuta, a quanto si dice oltre Tevere, dal dottor Benotti.
Ripieghiamo dunque sulla candidatura a vescovo di Albenga. Ciò servirà quanto meno per aprire un dibattito tra i fedeli cattolici sul programma.   


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Mario Castellano  15/12/2020
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