La Francia si affaccia sul Mediterraneo con due città: Marsiglia e Nizza. Il capoluogo della Provenza, famoso per il suo "milieu" e per il "réservé", che ha acceso le fantasie letterarie connesse con la figura immaginaria del Conte di Montecristo, guarda - più che verso il meridione - in direzione del levante, pieno com'è non soltanto di italiani e di spagnoli, ma anche di arabi, di greci e di armeni. Nizza, invece, era legata alle memorie della "Belle Epoque", all'incontro con i mari caldi e con le spiagge assolate dei primi turisti, provenienti dalle brume del nord.
"La bella" ha conosciuto però nel dopoguerra una evoluzione nella sua immagine, trasformandosi anch'essa in una città levantina. Non soltanto perchè anche qui l'insediamento degli arabi, dediti al culto islamico, ha trasformato il paesaggio urbano, contraddistinto dal proliferare degli uomini in gialabia e delle donne velate. I musulmani, per quanto numerosi, compongono infatti una sorta di società diversa e separata da quella europea, per cui l'una e l'altra convivono come dandosi le spalle, senza interagire.
C'è però un soggetto che - pur mantenendo intatta la propria identità - ha saputo inserirsi nel dialogo civile, propiziando la nascita di una realtà multiculturale. Questo soggetto è l'ebraismo sefardita. Ormai, la metà dei cittadini francesi di religione israelitica sono originari dei Paesi dell'Africa settentrionale, mentre l'altra metà è divisa in parti eguali tra chi proviene dall'Europa orientale e quanti sono di ascendenza locale.
C'è un uomo che in particolare ha propiziato l'incontro tra le culture da cui scaturisce l'attuale realtà di Nizza. Questo personaggio si chiama Maurice Niddam, presidente del "Concistoire" cioè dell'unione delle comunità israelitiche poste tra Mentone e Tolone. Quando riceve i visitatori - israeliti o gentili - alternando come luogo dei suoi incontri la grande sede ufficiale affacciata su Piazza Massena ed il suo ufficio privato di Rue Pastorelli, Niddam non perde mai l'occasione per pronunziare una sorta di prolusione dedicata alla storia, in cui si mescolano le vicende generali e quelle personali. Il cui ricordo, come quasi sempre avviene per la sua gente, è doloroso, legato all'esodo verso Israele o verso l'Europa di quasi tutti gli israeliti del "Magreb", due volte fuggiaschi: prima dalla Spagna di Isabella "la cattolica" (le colpe non sono soltanto dei musulmani, ma anche dei cristiani), e poi dal nazionalismo arabo. Cui ha fatto seguito, come in una sovrapposizione di ere geologiche, l'islamismo radicale.
"Monsieur" Niddam (in Francia, il principio di eguaglianza fa omettere i titoli diversi da quello comune all'umanità ed alla cittadinanza) non espone però ai visitatori il "cahier de doléances" legato con il trauma dell'emigrazione forzata. Se lo andate a trovare (malgrado l'autorità a lui conferita, è uomo molto accessibile) vi racconterà della sua educazione presso un collegio cattolico francese, che lo ha portato a praticare fin da piccolo il bilinguismo: in famiglia, si usava però l'arabo. "Monsieur" Niddam appartiene dunque a due culture, quella dell'Oriente e quella dell'Occidente. Non è dunque vero quanto afferma Kipling, e cioè che non si incontreranno mai, dato che convivono in molte persone. "Monsieur" Niddam vi illustrerà poi con orgoglio i meriti acquisiti dalla sua famiglia nel Marocco, suo Paese di origine: lo zio vi è stato eletto Rabbino capo. All'insediamento nella carica - i rabbini, nei Paesi orientali, occupano un trono, simbolo del potere connesso con la sapienza - ha ricevuto l'omaggio di tutti gli "ulema", cioè dei maestri della dottrina islamica, i quali hanno così riconosciuto il primato della religione israelitica sulle altre fedi abramitiche. Un fratello di "monsieur" Niddam vive in Israele, dove si occupa dei negoziati di pace, che hanno raggiunto - dopo decenni di sforzi silenziosi e tenaci - i loro primi risultati concreti con lo stabilimento di rapporti diplomatici anche con il Marocco.
Conversando con un'altra dirigente della comunità israelitica di Nizza, cui "monsieur" Niddam ci aveva indirizzati per realizzare una intervista, ci venne spiegato come l'approccio di Israele ai rapporti con gli arabi fosse pragmatico, partendo da tutto quanto si poteva ottenere agendo in modo tanto informale quanto concreto. Un esempio di questo metodo era costituito dalle ambulanze, con a bordo personale medico di lingua araba - inviate oltre confine sostituendo la stella di Davide rossa con la mezzaluna - per caricare i malati da curare negli ospedali dello stato ebraico. A titolo gratuito, anche quando i pazienti erano persone facoltose. L'empirismo, la discrezione, l'allacciamento di rapprti non formali, ma proprio per questo ancora più solidi e proficui, costituisce anche la cifra più importante dell'azione che "monsieur" Niddam ha svolto per radicare in un ambiente tradizionalmente esclusivo come la Costa Azzurra una comunità proveniente da un contesto sociale e culturale completamente diverso, composta inoltre da persone costrette a ricostruire la loro esistenza partendo praticamente da zero. La cultura ha costituito il primo strumento di comunicazione ed il primo terreno di collaborazione.
Riferendosi al Rabbino capo di Nizza, "monsieur" Niddam ci ha detto che è il migliore della Francia. Non si tratta di un complimento, ma della constatazione della difficoltà del suo ruolo. Il Rabbino, che era presente al nostro colloquio, ha risposto che l'interlocutore era il migliore presidente di una comunità israelitica. Anche questo è vero, per gli stessi motivi.
Quanto ancora mancava, era la proiezione di un'opera tanto preziosa oltre il confine italiano. A questa carenza abbiamo cercato di porre rimedio, fino a quando una nostra delegazione, composta tanto da israeliti quanto da gentili, è stata presente al settantennale dell'indipendenza di Israele, celebrata con particolare solennità a Nizza. In quella circostanza l'ambasciatrice in Francia avvertita della nostra presenza, ha voluto ringraziarci e salutarci personalmente uno ad uno.
Da qualche tempo, opera a Ventimiglia una sede della associazione di amicizia tra Italia e Israele, animata dalla dottoressa Anfossi, che funge anche da punto di riferimento per quanti devono operare nella zona di confine.
Ora i rapporti diplomatici instaurati tra Israele ed il Marocco aprono un nuovo capitolo nella situazione mediterranea, nel segno di un dialogo tra le culture iniziato in Spagna sotto il dominio arabo e proseguito con l'incontro tra le comunità sefardite dell'Africa settentrionale con la Francia. Questo rapporto si era trasferito in seguito sulla sponda settentrionale del Mediterraneo, ma ora ritorna nel suo ambito originario. Nel dialogo che si è riaperto, deve inserirsi anche l'Italia.
L'opera da svolgere è lunga e difficile, ma "monsieur" Niddam ci ha aiutati a compiere un primo tratto di strada. Di questo deve esserci grata la gente dei due lati del confine. Che non segna nessuna differenza, nè per gli israeliti, nè per noi, popolazione di una terra di frontiera e di transizione.

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Mario Castellano  18/12/2020
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