Si moltiplicano sui "massmedia", e specialmente su internet, le voci di quanti prendono spunto dall'accordo tra la Santa Sede e la Cina sulla nomina dei vescovi per attaccare il Papa, e con lui l'intera dirigenza del Vaticano.
Ha iniziato le trasmissioni una televisione tradizionalista che sciorina tutto il florilegio degli argomenti usati da questo settore della Chiesa. Si va dall'accusa di sincretismo rivolta a Bergoglio fino alla ormai rituale affermazione del cosiddetto "sedevacantismo".
Su questo argomento esistono tuttavia delle divergenze nell'ambito stesso dei suoi assertori, i quali non riescono a mettersi d'accordo su chi sia stato l'ultimo papa. Vi è infatti chi risale nel tempo fino a Benedetto XV, non perdonando a Pio XI la rinunzia a rivendicare lo Stato pontificio. La maggioranza oscilla però tra Pio XII e Benedetto XVI. Influisce probabilmente su questa ultima scuola di pensiero l'interpretazione della cosiddetta "profezia di Malachia". Tale documento viene comunemente attribuito ad un monaco irlandese di questo nome, vissuto nell'Alto Medio Evo. Nella "profezia", ogni papa viene designato con un motto. Pio XII era "Pastor angelicus", Giovanni XXIII "Pastor et nauta", Paolo VI "Flos florum", Giovanni Paolo I "De medietate Lunae", Giovanni Paolo II "De labore solis" e Benedetto XVI "Gloria olivae". Anche se risulta quasi sempre molto difficile cogliere un legame tra questi appellativi e la figura e l'opera dei diversi pontefici, certe definizioni sono divenute di uso comune. Si dice addirittura che Pacelli amasse usare la sua come un soprannome, e che fosse da mettere in relazione con essa l'abitudine di farsi ritrarre con gli agnelli recapitati ogni anno in Vaticano per fornire la lana con cui veniva confezionato il "pallio" riservato al vescovo di Roma.
E' anche rimasto famoso l'aneddoto del telegramma di congratulazioni inviato da La Pira a Fanfani quando quest'ultimo venne nominato Presidente del Consiglio. Il testo diceva: "Ego pastor, tu nauta". I due collaboravano infatti, sia pure indirettamente, con l'azione ecumenica intrapresa da Roncalli.
L'elenco attribuito a Malachia si chiude comunque con Ratzinger. Segue un testo che sarebbe riferito a Bergoglio, la cui paternità è però dubbia, essendo da alcuni attribuito ad Arnoldo di Vion, curatore della prima edizione a stampa della "profezia", uscita nel XVI secolo: "in extremo persecutione Sanctae Romanae Ecclesiae regnabit Petrus secundus, vel Petrus romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus, quibus transactis civitas septicollis diruetur, et judex tremendus judicabit populum suum". Musica per le orecchie di quanti si dilettano degli annunzi di sventura, come pure per chi non ama l'attuale vescovo di Roma.
Le due categorie tendono a coincidere, come rivelano i toni apocalittici della nuova televisione. Per quanto riguarda le voci critiche (usiamo un eufemismo), ci pare che la loro virulenza sia da mettere in rapporto con l'auspicio di una guerra contro la Cina (quella contro i musulmani pare passata di moda), intesa quale occasione per promuovere un riallineamento della Santa Sede. Non risulta però chiaro come tale obiettivo verrebbe conseguito, mediante la promozione di uno scisma, oppure attraverso la dichiarazione della illegittimità di Papa Francesco o infine considerandolo decaduto dalla sua carica a causa di una asserita eresia del suo magistero: nel quale caso lo si dovrebbe ritenere decaduto "ipso facto".
Contro il Papa è sceso in campo tale Arthur Tane, il quale si rivolge al cardinale Segretario di Stato per chiedere la denunzia dell'accordo stipulato con Pechino, che secondo questo signore rientra "in un quadro inquietante, quello di distruzione della Chiesa". Tane ignora evidentemente il fatto che la Santa Sede non denunzia mai gli atti di diritto internazionale da essa stipulati, salvo naturalmente nel caso di una palese violazione ad opera della controparte. Secondo Tane, l'accordo sarebbe stato propiziato "dagli uffici dell'ex cardinale Mc Carrick con l'ausilio dei gesuiti".
Qui si mescola in un unico minestrone la pedofilia, causa della sanzione inflitta all'ex porporato americano, con le trame dei gesuiti, elemento immancabile in ogni narrazione dei segreti del Vaticano. Il quale sarebbe stato comprato dai cinesi (qui entrano in scena le trame finanziarie), ottenendo quale risultato finale "il vergognoso asservimento della setta bergogliana". Viene così ritorto sui dirigenti di Pechino il linguaggio che essi usavano durante la guerra fredda contro "la cricca di rinnegati al servizio dell'imperialismo americano" (cioè i nazionalisti di Formosa).
A questo punto, però, l'accusatore perde completamente i freni inibitori, ed infila una sfilza di contumelie contro il Vaticano, divenuto "il braccio armato del nuovo ordine mondiale, tanto nella diffusione di un virus mutante creato in laboratorio, quanto nell'interferenza nelle elezioni presidenziali americane".
Monsignor Viganò ha definito "ardite e forti" le parole di Tane, che meritano senza dubbio di essere così aggettivate. L'elenco delle accuse risulta però così esteso da impedire di circostanziarle. Viganò agginge però a quanto asserito da Tane un autentico "carico da novanta", asserendo che il tutto deriva dall'uso "di un potere usurpato". La ripartizione dei ruoli tra i due viene dunque rispettata: Tane la "spalla", ma il comico è Viganò. L'ex Nunzio Apostolico passa decisamente il Rubicone, ed assume il comando dei "sedevacantisti". I quali negano espressamente di riconoscere l'autorità del Papa. Ciò integra la definizione dello scisma contenuta nel codice di diritto canonico.
A questo punto, occorre domandarsi se tutti questi personaggi si esprimono a titolo personale, o se vi è dietro di loro qualche potenza temporale, che trae le conseguenze dalla posizione assunta dalla Santa Sede nel contenzioso internazionale per promuovere una scissione nella Chiesa.
Dopo il Concilio, si è assistito alla proliferazione degli "antipapi" e dei gruppi scismatici tradizionalisti, il più noto dei quali faceva capo a Lefèvre. Nessuno di questi tentativi ha assunto dimensioni tali da impensierire la Chiesa, minacciando seriamente la sua unità. Il motivo di tale fallimento consiste nel fatto che nessuna potenza temporale ha appoggiato questi movimenti.
I vari Tane e Viganò sono destinati dunque anch'essi a fallire, salvo che dietro di loro vi sia Trump. Deciso ad usare l'arma dello scisma tanto nel confronto interno con Biden quanto nel conflitto internazionale con la Cina. Questa domanda non ce la poniamo soltanto noi, ma soprattutto la Segreteria di Stato. Da parte nostra, riaffermiamo la fedeltà al Papa, formulando però non già una condizione, che - come si dice nel linguaggio giuridico - "vitiatur et vitiat", quanto piuttosto un auspicio, molto caloroso. Noi vorremmo trovarci sempre al fianco di uomini animati da una autentica fede, coerenti con i principi cristiani tanto nella vita privata quanto nella loro azione pubblica. Non deve dunque esservi posto nella Chiesa, in un momento tanto difficile, nè per i poligami, nè pei profittatori ed i "brasseurs d'affaires" che usano le loro frequentazioni ecclesiastiche per promuovere traffici illeciti.
Simili personaggi, li lasciamo velentieri al campo avverso.