Abbiamo disturbato il nostro vicino di casa musulmano, come sempre, per farci aggiustare il telefono cellulare.
Il fratello minore ci ha detto che stava pregando, insieme con tutti gli altri componenti della famiglia già in età adulta, per il "magrib", cioè l'orazione del tramonto. Ci domandiamo quante siano le famiglie cristiane che si riuniscono per pregare in casa. Anche quelle che vanno a Messa insieme sono ormai molto rare. Non rimaneva dunque che congratularci con il nostro amico per la sua coerenza: ogni credente - almeno in teoria - dovrebbe essere anche praticante. Ci ha risposto che a scuola, nella sua classe, ci sono trenta giovani, di cui soltanto due - entrambi musulmani - dichiarano di credere nell'esistenza di Dio. Gli abbiamo domandato se per caso non confondesse gli atei con i non praticanti, ma ci ha informati che era stata svolta una apposita inchiesta di opinione, da cui è uscito precisamente il risultato da lui riferito.
L'indagine è stata estesa anche ai genitori degli alunni: soltanto una coppia è risultata praticante, ma il figlio si dichiara anch'egli ateo, come tutti i suoi compagni. Non ci è parso che il vicino di casa fosse contento della situazione. Egli preferirebbe infatti avere a che fare con dei credenti - quali siamo anche noi - in quanto le rispettive convinzioni risulterebbero più affini. La condivisione della fede - pur nella differenza di confessione - ha contribuito alla nostra amicizia.
I cinque fratelli Fatnasi, figli di un muratore e di una casalinga, dimostrano tutti una notevole cultura religiosa, ed anche questo li distingue dai loro coetanei. Essi conoscono anche le differenze tra le varie fedi monoteistiche.
Nei giorni scorsi, trovandoci a Nizza, ci ha spiegato come tutte le confessioni - comprese quelle non abramitiche, come i buddisti - operano congiuntamente, tanto nel campo sociale quanto nell'azione sociale. Questo accordo, che si manifesta in molte iniziative comuni, è scaturito dalla constatazione che i credenti, messi tutti insieme, costituiscono comunque una minoranza. Nel cui ambito, però, contano di più quanti contano su di una proporzione più ampia di praticanti, e cioè i musulmani. Perchè preoccuparsi di questa situazione? Non ci scandalizza certamente l'agnosticismo dichiarato da tanti nostri concittadini: non si può condannare chi ritiene in buona fede che Dio non esiste. Nè ciò significa, naturalmente, che si tratti di persone di minore moralità.
Le conseguenze di tale situazione si riscontrano però sul terreno scelto dai credenti di Nizza per operare insieme, cioè la diffusione della cultura e la coesione del tessuto sociale. Quando non ci si riconosce in valori comuni, risulta più difficile promuovere la solidarietà collettiva necessaria per resistere - tanto più in tempi di crisi - alla disgregazione. Quasi mai, inoltre, i non credenti si dimostrano coscienti dell'eredità storica propria della propria gente, e dunque sentono meno il vincolo identitario, determinato in gran parte dalla religione.
Presso i musulmani - ed in parte anche presso gli israeliti - questo vincolo non è mai venuto meno. Presso i cristiani si è invece prodotta una cesura, una soluzione di continuità. Per questo ci troviamo svantaggiati nel confronto tra le diverse identità. Qualcuno, in ambito cattolico, ha tentato di porre rimedio a questa situazione compattando la comunità dei credenti intorno a chi manteneva presuntamente intatto il "depositum fidei", identificato però soprattutto nell'aspirazione ad uno stato confessionale. Ciò ha comportato la discriminazione dei cattolici liberali, ed ha fatto perdere alla Chiesa le loro risorse intellettuali.
Ora si scopre - in ritardo - quanto ve ne fosse bisogno, perchè Draghi, chiamato a salvare la patria, è per l'appunto un cattolico liberale. Il quale, nelle questioni di fede, ha sempre riconosciuto la competenza dell'autorità ecclesiastica. Fino ad oggi, però, si era assistito alla proliferazione dei cosiddetti "gruppi ecclesiali" - primo fra tutti quello di Formigoni - ciascuno dei quali si dichiarava custode esclusivo dell'ortodossia, in una deriva settaria che ha portato alcuni a rifiutare la stessa autorità dell'episcopato.
C'è stato anche chi ha accresciuto a sua discrezione gli articoli di fede, come nel caso dei cosiddetti "medjuguriani", i quali fondano la loro appartenenza sulla asserita veridicità dei "messaggi della Madonna". Che cosa succederebbe se la Vergine dicesse che il Papa si sbaglia? Non si è ancora arrivati - per fortuna - fino a questo punto, ma certe interpretazioni degli asseriti "messaggi" affermano che i seguaci delle altre religioni sono nostri nemici. Bergoglio, però, si muove nella direzione opposta, e si accinge ad incontrare il capo dei musulmani sciiti. Si tratta di una scelta irreversibile, e di un cammino senza ritorno. 


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Mario Castellano  28/02/2021
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