Un ignoto articolista, militante nella fitta schiera dei tradizionalisti, ha trovato un nuovo argomento a sostegno della tesi secondo cui Ratzinger è sempre il Papa regnante, mentre Bergoglio è in realtà un usurpatore.
Anche il fatto che l'Emerito risieda in Vaticano proverebbe la illegittimità della successione: indubbiamente, se Umberto di Savoia avesse continuato ad abitare al Quirinale dopo il referendum istituzionale, questa circostanza sarebbe stata usata da Edilio Rusconi e dagli altri monarchici come prova del fatto che l'Italia era ancora una monarchia.
La differenza tra le due situazioni consiste però nel fatto che l'ex re non si ritenne mai detronizzato. L'estensore dell'articolo avrebbe potuto più facilmente approfittare della permanenza dell'Emerito tra le mura leonine per asserire che costui è in realtà ristretto ai "domiciliari", rinchiuso in un monastero come Chilperico III, l'ultimo dei "re fannulloni", da parte di Pipino il Breve. Una simile situazione era già stata immaginata da André Gide nel suo ramanzo "Les caves du Vatican", in cui raffigura Leone XIII ristretto a Castel Sant'Angelo.
Veniamo però al nuovo argomento escogitato dai tradizionalisti: Ratzinger ha nominato un "ambasciatore" nel Benin, e questo prova che continua ad esercitare la "potestà petrina". In realtà, il suo sedicente seguace cade in una manifesta contraddizione: secondo costui, infatti, con l'atto di rinunzia, Benedetto XVI avrebbe smesso le funzioni ordinarie di governo, ma non quelle inerenti al magistero. La nomina dei diplomatici della Santa Sede (che si chiamano comunque "Nunzi Apostolici") rientra però nelle funzioni ordinarie di governo, e non ha nulla a che fare con il magistero. Il cosiddetto "ambasciatore" non si è comunque presentato alla nunziatura con una ingiunzione di sfratto per il suo titolare. In tempi di dilagante disoccupazione, la nomina degli "ambasciatori" costituisce un surrogato dell'attività del collocamento.
Perfino Renzo Arbore è stato designato "ambasciatore della Puglia", che notoriamente non è un soggetto di diritto internazionale, nè millanta di essere tale.
Il sindaco di Genova, che si pavoneggia nelle cerimonie ufficiali con le vesti del doge (chi le ha pagate?), ha accreditato quali suoi "ambasciatori" nei rispettivi Paesi di residenza una grande quantità di concittadini emigrati all'estero.
Mentre la Catalogna, anche dopo essersi dichiarata indipendente, mantiene soltanto dei "delegati", il Québec chiama ambasciatori i propri rappresentanti. Abbiamo avuto l'onore di conoscere quello accreditato a Roma, una gentile signora. La quale ci ha spiegato che quanti intendono negoziare un diritto di transito per le navi che attraversano i grandi laghi devono rivolgersi a lei, e non al collega canadese. Il delegato della Catalogna organizza a sua volta la presenza delle proprie ditte alle fiere internazionali.
Tutte queste attività si basano comunque sulle competenze riconosciute a certe regioni dal diritto interno dei rispettivi Stati. Non vi è, naturalmente, lo "status" diplomatico, ma anche questa regola conosce delle eccezioni. A Parigi, sui Campi Elisi, sorge una sola "ambasciata": quella per l'appunto del Québec, che propriamente non è tale. La Francia le riconosce tuttavia unilateralmente tale qualifica cui aspira anche - per analogia - la rappresentanza della Val d'Aosta. Che è membro - come il Québec e la Vallonia belga - della organizzazione internazionale in cui sono riuniti i Paesi francofoni.
Puerto Rico fa parte di una delle agenzie delle Nazioni Unite, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, basandosi sul fatto che in questa materia può legiferare in piena autonomia. Il limite tra la sovranità - ed il conseguente "status" di soggetto di diritto internazionale - e la semplice autonomia diviene sempre più incerto, e sembra ormai destinato a sparire. L'Ordine di Malta è stato a lungo l'unico soggetto di diritto internazionale privo di una sovranità territoriale, anche simbolica. Si tratta in realtà di un governo in esilio. Esso ha però stabilito rapporti diplomatici con Malta, cessando così di rivendicare la sovranità sull'isola: senza perdere, per questo, il proprio "status".
Il fatto che ciascun soggetto sia libero di determinarsi senza che i suoi atti siano regolati da una norma comunemente accettata, causa anche situazioni grottesche. Nel nostro Paese di adozione, apparvero nella stessa foto ufficiale l'ambasciatore di Spagna ed il rappresentante dellE.T.A.. Il malcapitato non protestò nemmeno per tale oltraggio, ma di lì a poco il suo "collega" basco venne estradato. La diplomazia più efficente risultò quella dell'Interpol.
In questa situazione, non desterebbe meraviglia se un ambasciatore presso la Santa Sede si recasse da Ratzinger: non già in visita privata, bensì per rendere omaggio ad un capo di stato considerato in carica. Umberto di Savoia cercò tenacemente di incontrare il Papa, ed infine ci riuscì, in occasione di un suo viaggio a Lisbona. La Santa Sede continuò tuttavia a riconoscere la Repubblica.
Anche se dunque - per assurdo - Mattarella andasse da Ratzinger, ciò non significherebbe che l'Italia lo considera ancora regnante. Quanti visitano il "cimitero degli elefanti" dei cardinali in pensione residenti in Vaticano, cui si è aggregato il Papa Emerito, intendono manifestare comunque in molti casi la propria opposizione all'attuale Pontefice, a prescindere dalla questione giuridica della sua legittimità.
Di questa situazione non deve preoccuparsi la Segreteria di Stato, nè la Gendarmeria, bensì la Congregazione per la Dottrina della Fede. Lo scisma è infatti già consumato nei fatti. Fino a quando fingeremo di non essercene accorti?

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Mario Castellano  30/03/2021
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