Nelle sue apparizioni televisive, il professor Crepet, illustre studioso di psicologia sociale, afferma che l'Italia - una volta superata l'emergenza dell'epidemia - sia incamminata verso una guerra civile, causata dalla crisi sociale indotta dalla disocuppazione di massa e dall'impoverimento cui sono avviati anche quanti possono ancora proseguire le loro attività lavorative.
In realtà, la crisi sociale c'è già, dato che il divieto di licenziare può addirittura aggravare la situazione. Chi non può diminuire il personale, cessa infatti l'attività, o addirittura dichiara il fallimento. Tutti quanti, inoltre, sono pienamente coscienti di quanto ci attende, e non si scorge nessuna luce in fondo al tunnel in cui stiamo viaggiando.
Ciò detto, non necessariamente le previsioni del professor Crepet sono destinate ad avverarsi. Le guerre civili scoppiano infatti quando un Paese è posto davanti a due opzioni diverse, i cui rispettivi fautori non possono convivere. Questo può avvenire come conseguenza di un conflitto internazionale, quando ci si divide tra i simpatizzanti dell'uno o dell'altro fronte.
Ci sono poi le guerre civili che scoppiano per effetto di una dinamica interna. In questo caso, però, le fazioni contrapposte divergono sulla concezione del loro Paese. Questo avvenne in Russia dopo la rivoluzione di ottobre, ed in Spagna quando una parte dell'esercito si sollevò contro la Repubblica. Nel caso della Grecia, il conflitto scoppiò come riflesso della "guerra fredda", essendo in questione lo schieramento di questo Paese con l'una o l'altra alleanza.
In Italia, i fautori di una dislocazione della Repubblica nel "Terzo Mondo" sono stati sconfitti, probabilmente in modo irreversibile, con la caduta di Conte. L'ex Presidente del Consiglio incarnava infatti l'ispirazione ideologica del Movimento "pentastellato", in cui si mescolano influenze diverse e confuse, che vanno dall'islamismo al populismo latinoamericano. Il sedicente "avvocato del popolo" aspirava da un lato ad essere un "caudillo", mentre dall'altro lato doveva ripagare i cinesi per il loro aiuto, offerto tanto in termini di affari (Benotti "docet") quanto sotto forma di assistenza nella sua attività privata di "intelligence". Il disegno concepito da Conte è fallito soprattutto perchè non ha potuto dichiarare la sua ispirazione. Se lo avesse fatto, d'altronde, gli italiani l'avrebbero rifiutata. Precisamente come era avvenuto per quella di carattere semiasiatico propria nel 1948 del "Fronte Popolare". Conte non poteva sperare di riuscire dove aveva fallito un uomo di ben altro spessore e di ben altra cultura quale era Palmiro Togliatti. La sua parabola ricorda quella dei nostri concittadini, tanto comunisti quanto democristiani, che avevano costituito il cosiddetto "partito della selvaggina". Costoro fecero ottimi affari, anche se il guadagno ottenuto dai loro corrispondenti di Belgrado risultò ben maggiore, tanto in termini economici quanto in termini politici. Essi tuttavia fallirono non potendo ragionevolmente proporre un trapianto dei Balcani sul confine occidentale, quando dal lato opposto dell'Italia settentrionale Trieste e Gorizia rifiutavano di assimilarsi al loro retroterra, dominato dal comunismo e dal nazionalismo slavo.
Con l'avvento di Draghi, abbiamo ottenuto la garanzia che le misure di contrasto all'epidemia, per quanto discutibili nel merito, non vengano adottate in funzione della instaurazione di un regime dittatoriale di tipo extraeuropeo. Questo viene escluso per via della formazione del Presidente del Consiglio, educato prima dai gesuiti, e poi dai grandi economisti di scuola anglosassone. Draghi dovrà tuttavia agire sul tessuto sociale del Paese in modo draconiano, ed il risultato del suo Governo consisterà nella distruzione della cosiddetta "classe media". La quale ne uscirà annientata non perchè il Presidente del Consiglio sia un bolscevico (egli è anzi un liberale, ispirato più dalla rivoluzione inglese che da quella francese, più vicino a Cromwell che a Robespierre), ma semplicemente perchè la situazione non permette nessuna alternativa.
Questo può certamente causare disordini e violenze, ma la mancanza di altre scelte praticabili - sul piano economico e politico - impedisce lo scoppio di una guerra civile. Che avviene precisamente quando ci sono due alternative diverse. Draghi è destinato ad imporsi in quanto è l'unico a sapere che cosa vuole. I suoi nemici sanno che cosa non vogliono, ma non sono in grado di esprimere una alternativa. Si ripete quanto avvenne nel momento in cui entrò in crisi lo stato liberale: Mussolini si dimostrò l'unico soggetto capace di guidare la transizione dell'Italia allo Stato di massa. Ora, però, la nuova transizione è affidata ad un rappresentante delle sinistra liberale, e del cattolicesimo liberale. Non è casuale che il Papa lo abbia ringraziato pubblicamente.
Al Presidente del Consiglio va riconosciuto il merito di avere ripudiato ogni influenza ideologica estranea alla nostra cultura politica ed alla nostra identità. Dovremo superare molte prove difficili, ma l'esito è scontato.  

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Mario Castellano  02/04/2021
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