Quanto più indigna, nella squallida vicenda dell'ufficiale fellone ...
Quanto più indigna, nella squallida vicenda dell'ufficiale fellone colto mentre vendeva agli spioni russi i segreti della difesa italiana e delle alleanze, è in primo luogo l'esaltazione del traditore da parte di sua moglie, la quale - anzichè vergognarsi e chiedere scusa a nome del marito - si esibisce in una indecorosa apologia di reato.
Ci domandiamo per quale motivo la Procura della Repubblica non promuova il conseguente e doveroso procedimento penale. Il militare venduto dice - "more italico" - che "tiene famiglia", comprendente una figlia disabile, elemento immancabile in simili situazioni. Questo signore fa parte della categoria privilegiata dei dipendenti pubblici, che si trovano al riparo dagli effetti delle misure profilattiche adottate a causa dell'epidemia. Il suo stipendio non è stato decurtato di un solo centesimo, ed anzi - non "lavorando" a distanza - continua a percepire perfino i compensi per gli "straordinari". La cui perdita costituisce l'unico sacrificio imposto ai suoi colleghi esonerati dal recarsi in ufficio. I quali, però, possono svolgere ora non soltanto il secondo, ma anche il terzo lavoro.
I giornali che - sull'esempio de "La Repubblica", organo ufficiale della borghesia romanesca "de sinistra" - si affrettano a dar voce ai familiari dell'ufficiale infingardo - non risulta abbiano mai ospitato una sola parola pronunziata dai parenti di tanti imprenditori suicidi per la vergogna di non poter più pagare i loro dipendenti. Biot era l'addetto stampa dello Stato Maggiore, ed i giornalisti dovevano sdebitarsi per i rinfreschi a base di champagne elargiti munificamente dal suo ufficio. Manca soltanto che il traditore venga presentato come un nuovo Dreyfus.
Ai comuni mortali, che non fanno finta di lavorare nei ministeri di Roma, non rimane che sopportare in silenzio tutti i sacrifici imposti dalla situazione. Il "generone" romano, pronto a fare quadrato in difesa di uno dei suoi componenti più degeneri, dimostra di non avere nessuna vergogna per i propri sfacciati privilegi, che lo rendono estraneo ed insensibile nei riguardi delle sofferenze inflitte al popolo italiano.
Anche i nobili dediti ai loro lussi nella reggia di Versailles disprezzavano le sofferenze del popolo. Pare che Maria Antonietta non abbia mai pronunziato la famosa frase: "se non hanno del pane, mangino delle brioches".Tale espressione riflette però il suo atteggiamento, e quello della gran parte degli aristocratici. Cui non a caso venne tagliata la testa (non solo metaforicamente).
Noi non siamo razzisti, e dunque non crediamo che i romani, ed in particolare i "ministeriali" come Biot, siano cinici ed irresponsabili per natura, e che tale atteggiamento sia comune a quanti gravitano intorno al Vaticano: le gesta ingloriose di Biot ricordano quelle compiute da Benotti e dalla collaboratrice di Becciu. Anche costoro, d'altronde, "tengono famiglia". Se, grazie ad un colpo di bacchetta magica, le diverse regioni d'Italia diventassero altrettanti Stati indipendenti, vi sarebbe un'ambasciata della Russia anche a Torino, a Venezia e a Napoli: dove, comunque, già operano degli aguerritissimi consolati. Ne abbiamo uno anche a Genova, un altro a Nizza, e perfino Bari ospita una rappresentanza del Cremlino, in omaggio al culto di San Nicola. Gli spioni agiscono dunque già in tutti questi luoghi, ricercando - e forse trovando - dei soggetti corruttibili. A Genova, essi bazzicano lo "Star Hotel" di Brignole, i cui frequentatori sono per lo più dei millantatori morti di fame, sempre a caccia di pranzi da scroccare.
Esiste però, rispetto a Roma, una differenza: i nostri futuri servitori dello Stato, in borghese ed in uniforme, si sentirebbero più identificati con la loro rispettiva comunità di appartenenza, ed uniti da un vincolo identitario. Dal punto di vista del "generone" romano, l'Italia - in questo diamo ragione per una volta a Maurizio Blondet - costituisce soltanto una "espressione geografica". Cioè l'esatto contrario della patria: la quale è sempre - come si dice in tedesco - "blut und boden".
La corsa indecorosa - ed incomprensibile per gli altri italiani - tanto settentrionali quanto meridionali - a compatire, a sminuire, ad assolvere il traditore è tale che si dimentica un dato essenziale: una potenza straniera è stata messa in grado di decifrare tutte le comunicazioni dei nostri militari all'estero. Se però uno o più di loro venissero uccisi in un agguato "La Repubblica" non manderebbe nessun giornalista ad intervistare la vedova e gli orfani: i malcapitati, non essendo romani, sarebbero esclusi da tale privilegio. Non ci rimane dunque che andare per la nostra strada.
Ciò detto, è d'obbligo un'altra considerazione. Anche dopo la Liberazione, tutti i cittadini italiani anche solo sospetti di nutrire opinioni politiche "di sinistra" sono stati schedati, controllati e discriminati. Contro tutto ciò, non era ammessa neanche la prova contraria, e la condizione in cui si era costretti a vivere cessava soltanto con la morte, quando - come si dice nel gergo amministrativo - veniva "chiuso il fascicolo". Il nostro è stato aperto nel 1964, e da allora viene tenuto aggiornato. Anche questo articolo vi sarà puntualmente inserito. Eppure, anche trovandoci all'estero, abbiamo dato le più ampie prove della nostra piena lealtà nei riguardi dello Stato e della nazione. Perchè non si prende atto, una volta per tutte, che questo atteggiamento prescinde dalle opinioni politiche delle persone?
Probabilmente il traditore Biot aveva fatto carriera anche in quanto esibiva convinzioni politiche di segno reazionario. Un noto esponente della destra democristiana delle nostre parti, che era stato addirittura incaricato di decidere l'impiego dei fondi destinati dal Governo americano a condizionare la politica italiana, dava copertura ai servizi segreti della Serbia. Nessuno, però, disturbò le sue attività: semplicemente perchè faceva professione di anticomunismo.
Presto vedremo chi veramente è leale nei confronti dello Stato. A parte la cupidigia di denaro, o la degenerazione sessuale, quanto si deve osservare in ogni persona per valutare la sua affidabilità è la sua adesione ai valori su cui si fonda la nostra convivenza civile. Che può coesistere naturalmente con gli orientamenti politici più diversi, ma dipende dalla vera identità di ciascuno.