Mentre il Parlamento italiano - chiedendo la scarcerazione di un oppositore, già studente universitario a Bologna - bolla come dittatore il generale Sisi, dopo che Draghi ha scomunicato analogamente Erdogan, Conte, assunta la guida dei "pentastellati" grazie alla investitura di Letta, proclama che il suo nuovo partito (di cui diviene capo senza essere iscritto, caso unico nella storia) non è "nè di destra, nè di sinistra". Il che significa, molto semplicemente, che è di destra.
La speranza del "nipotissimo" di cambiare per osmosi la natura dei "pentastellati",inserendoli in una coalizione di cui fanno parte anche i democratici, si dimostra così del tutto illusoria. Lo dimostra anche - se ce ne fosse stato bisogno - la vicenda delle elezioni amministrative. Per i seguaci di Grillo, l'alleanza significa accettare i voti dei democratici per i propri candidati, come Fico a Napoli, senza però ricambiarli in favore degli aspiranti sindaci del partito di Letta. La Raggi, discepola prediletta di Previti, rappresenta il miglior esempio di questa strategia. Con il risultato che il candidato mandato allo sbaraglio dal centro-sinistra verrà escluso dal ballottaggio, e Letta dovrà votare al secondo turno per il sindaco uscente.
La profezia di Malachia dice, a proposito dell'attuale pontificato, che "civitas septicollis diruetur". Tale rovina non sarà però opera dei barbari o degli infedeli, bensì della stessa amministrazione capitolina, uscente e rientrante. La morale che si può trarre da tutto questo risulta la seguente: Letta è lo "junior partner" - come direbbe Draghi - del suo socio maggioritario, cioè Grillo. In altre parole, deve "reggergli il moccolo", come si dice a Roma. Il processo di "terzomondizzazione" dell'Italia non è fallito, e neanche si è interrotto in seguito alla staffetta tra Conte e Draghi: ha subìto soltanto un rallentamento, e prosegue con passo lento ma sicuro.
I piccoli imprenditori ed i titolari di esercizi pubblici non costituiscono - come afferma Nicola Porro - l'equivalente dei "kulaki" in quanto il Governo Draghi si proponga di "sovietizzare" la nostra economia. Quanto conta non sono le misure economiche in sè, bensì il quadro ideologico in cui esse vengono inserite. Da questo punto di vista, lo scontro tra le due diverse ispirazioni avviene oggi nell'ambito stesso del Governo, in cui si fronteggiano i liberaldemocratici come Draghi ed i soggetti ispirati dalle ideologie totalitarie extraeuropee, che trovano in Draghi il loro punto di riferimento.
Il cosiddetto "avvocato del popolo", costretto ad una ritirata strategica da Palazzo Chigi, si è attrezzato per governare rimanendo nell'ombra, come la "sublime porta" faceva con il sultano e lo "shogun" con l'imperatore del Giappone. Chi vincerà la partita? Il sud del mondo ha dalla sua parte il fattore costituito dal tempo, e può impiegare, nel suo conflitto con il nord, molti strumenti, leciti ed illeciti, come l'influenza delle mafie ed il terrorismo. Esprimendo, a parole, la propria dissociazione. Il ritiro dall'Afganistan viene salutato con giubilo in tutto l'Occidente, come avvenne a suo tempo per la fine delle guerre dell'Algeria e dell'Indocina. Non se ne può d'altronde fare a meno, in quanto non vedremo più i nostri soldati ritornare nelle casse da morto. Un ufficiale afgano ha detto che si sente tradito dagli americani. Costui doveva sapere fin dall'inizio che la guerra sarebbe finita in questo modo.
Anche i protestanti dell'Irlanda del Nord protestano, sentendosi abbandonati dalla Gran Bretagna. Infatti, è solo questione di tempo. Auguriamo a tutti costoro di trovare asilo, come fece a suo tempo la Francia con un milione di "pieds noirs", più un altro milione di "beurs", cioè i collaborazionisti algerini; e come fecero gli Stati Uniti con duecentomila sud vietnamiti.
Ci ha confidato un amico religioso, dedito alla pastorale giovanile e molto sensibile agli umori delle nuove generazioni, che non coglie dolore e preoccupazione per le restrizioni, e nemmeno per il peggioramento delle condizioni sociali, bensì in quanto i ragazzi - con l'intuizione propria della loro età - sentono venir meno le condizioni di libertà vigenti per le generazioni anteriori. Non si tratta dei diritti personali, la cui limitazione può risultare transitoria, bensì dei diritti civili, ben più difficili da ripristinare una volta che siano stati aboliti.
Dentro a Palazzo Chigi funziona già il meccanismo di riconoscimento facciale (e di ascolto) gestito dai cinesi. Conte lo ha contrattato, e Draghi lo ha mantenuto: come lo mantiene il Vaticano, che anzi ringrazia in quanto si tratta di un regalo offerto dal governo di Pechino "per la sicurezza dei musei" pontifici. I tecnici cinesi, però, lo hanno esteso al suo intero territorio. Il cardinale Canali, al confronto, era solo un dilettante. Eppure, la sua polizia rivaleggiava per efficienza con quella di Scelba.
Draghi non usa certamente questo apparato per regolare i conti con gli oppositori, ma le informazioni raccolte nel suo ufficio arrivano direttamente a Pechino. I cui governanti non si ispirano certamente alla rivoluzione liberale di Cromwell. In comune, ci sono i gesuiti, sbarcati nuovamente in Cina sulle orme di Matteo Ricci. La cui tomba viene venerata nella attuale scuola per i quadri del partito.
La storia - come insegna Giovanni Battista Vico - è caratterizzata da corsi e ricorsi.