"Faro di Roma" sta attaccando Draghi ed il suo Governo in modo forsennato.
Risulta chiaro che i suoi redattori preferivano di gran lunga Conte, dato il ruolo - informale, ma molto influente - attribuito dal precedente Esecutivo a Mario Benotti. C'è evidentemente qualcuno, sulla sponda destra del Tevere, che ha deciso di dare man forte all'opera di destabilizzazione dell'attuale assetto politico italiano, assecondando l'azione della piazza.
Prima che l'attuale Presidente del Consiglio si insediasse a Palazzo Chigi, il Vaticano aveva partecipato ad un'altra campagna, volta a presentarlo quale l'estrema risorsa della Repubblica, quale egli è effettivamente. La vicenda personale ed il "cursus honorum" di Draghi permettono di annoverarlo nella schiera - tanto ristretta quanto prestigiosa - dei cattolici liberali, avendo frequentato con profitto le scuole dei gesuiti e trattandosi di un credente e particante dalla vita familiare esemplare. I poligami vanno invece ricercati tra certi abituali frequentatori dei Sacri Palazzi. La sua biografia avvicina Draghi ai dirigenti storici del cattolicesimo democratico italiano, tutti quanti mariti e padri esemplari.
La nomina a componente dell'Accademia Pontificia delle Scienze era stata interpretata come un autorevole "placet" della Santa Sede alla sua ormai imminente investitura. Non ci si potevano attendere, tuttavia, dei miracoli: la situazione rende inevitabili - con ben pochi margini di discrezionalità - le misure che il Governo ha già adottato, e soprattutto quelle che dovrà prendere nel prossimo futuro.
La scelta di Draghi - pur con tutto il rispetto che merita la sua figura di studioso - non è tanto dovuta alle capacità che gli vengono giustamente riconosciute, quanto piuttosto alla necessità di offrire una adeguata garanzia ai nostri alleati. La simpatia manifestata dalla Chiesa rappresentava dunque un appoggio importante offerto al tentativo estremo di mantenere governabile l'Italia. Se ora si fa uso di un giornale considerato come voce ufficiosa di un settore del Vaticano per attaccare il Presidente del Consiglio nel momento di maggiore difficoltà, ciò può avere due diversi significati: o si intende esprimere un giudizio negativo sul Governo, o si constata (in anticipo) il suo fallimento. In ambedue i casi, l'idea dell'Italia concepita al di là del Tevere diverge inconciliabilmente con quella propria di tutta la nostra democrazia liberale, compreso naturalmente il suo settore cattolico, che esprime l'attuale Capo del Governo.
A questo punto, il dissenso non può essere più considerato episodico, bensì - ci si permetta di usare questa definizione - di portata storica. Ricordiamo molto bene l'ostilità manifestata dal cardinale Ruini nei riguardi di Prodi. Sembrava, allora, di essere ritornati ai tempi in cui il cardinale Ottaviani osteggiava il primo centro-sinistra di Fanfani, con tanto di accuse gratuite di "comunismo". Ora, però, viviamo una situazione completamente diversa: l'attuale pontificato ha portato alla definitiva affermazione del cattolicesimo liberale, fondato sul riconoscimento della facoltà dello Stato di legiferare senza tenere conto del precetto specifico di una confessione religiosa. Il dissenso non verte più dunque - a differenza di quanto avveniva al tempo di Ruini - sui cosiddetti "valori non negoziabili". Che risultarono essere invece rinunziabili, come a suo tempo la rivendicazione dello Stato Pontificio.
Il dissidio attuale si può definire con giusta ragione "storico" in quanto riguarda il destino stesso dello Stato italiano, se cioè esso debba sopravvivere o cadere: "quaestio stantis vel cadentis rei publicae". Dopo il Venti Settembre, la Chiesa constatò, con realismo lungimirante, che lo Stato unitario non poteva essere abbattuto nel breve periodo. Un giorno, però, i continenti extraeuropei, verso i quali essa si proiettava, avrebbero preso il sopravvento su quello antico, che il papato riteneva irrimediabilmente ostile. Noi, in quanto cattolici, condividiamo questa valutazione, e ci riconosciamo in essa: tanto più quando la strategia concepita dalla Chiesa trova nell'attuale pontificato il proprio disvelamento ed il proprio compimento. Siamo però anche cattolici liberali, e come tali coinvolti pienamente nella vicenda della democrazia italiana. La cui causa non è affatto antitetica, bensì coincidente con quella della liberazione dei popoli. La Santa Sede - o quanto meno il settore che usa come megafono "Faro di Roma" - sembra ritenere che una catastrofe della Repubblica, come quella coincidente con il fallimento di Draghi, possa facilitare i suoi disegni. Se è così, non si persegue una piena conciliazione con lo Stato, ma una altrettanto piena restaurazione. Per due volte, la Chiesa ha supplito allo Stato, preservando l'unità nazionale. Oggi non sembra più intenzionata a svolgere questa funzione. Ci auguriamo che la Santa Sede non abbia sbagliato i suoi calcoli: una completa "terzomondizzazione" dell'Italia può facilmente mettere in pericolo la libertà religiosa.
E' giusto negoziare con i cinesi, ma non è opportuno importare il loro modello politico. Non alludiamo alla adozione per la Città del Vaticano delle stesse tecnologie usate contro gli Uiguri ed i Tibetani: questo è "business". Ci riferiamo alla influenza della ideologia. La cui applicazione risulta incompatibile con la sopravvivenza delle istituzioni democratiche. Contro le quali si è già scatenata a Roma la guerriglia urbana, limitata naturalmente alla riva sinistra del Tevere.
Una annotazione conclusiva riguarda lo strumento mediatico usato per attaccare il Governo. "Faro di Roma" doveva - nelle intenzioni dichiarate dai suoi promotori e benedette dal Nunzio Apostolico a Parigi - diffondere in Francia il magistero del Papa. Se non lo ha fatto, il motivo risulta molto chiaro: non lo condivide, avendo scelto di schierarsi prima con il settore più corrotto e più "filo cinese" dell'anteriore Governo, impersonato da soggetti quali Benotti ed Arcuri, ed ora con il sanfedismo illiberale del settore che scende in piazza contro Draghi, ma soprattutto contro Bergoglio: "simul sabunt, simul cadunt".

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Mario Castellano  23/04/2021
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