In Inghilterra, non esiste la cronaca giudiziaria come la intendiamo noi.
Quando i giornali danno notizia di un processo, pubblicano i nomi del giudice, delle parti, dei loro rappresentanti ed il dispositivo della sentenza. Se soltanto venissero riassunte le arringhe e le requisitorie, o venisse esposto il dibattimento, si incorrerebbe infatti nel reato di "contempt of court", letteralmente "disprezzo della corte", essendo considerata una simile informazione come tentativo di influenzare il giudice.
Una volta, accadde che un ministro, parlando ai Comuni nel corso del dibattito sulla autorizzazione a procedere nei suoi confronti, si espresse sul merito della imputazione. Ricordiamo l'indignazione con cui la "speaker", cioè la presidente dell'assemblea gli tolse la parola: in base al diritto britannico, si stava infatti commettendo una lesione della competenza del potere giudiziario da parte del potere legislativo.
In Italia, dovrebbe esistere una civiltà giuridica diversa, ma in realtà non ce n'è più nessuna. Dopo che Grillo ha intimidito i giudici nel tentativo di impedire un processo nel quale suo figlio verrebbe imputato, come se la parentela con il capo di un partito politico lo rendesse immune dalla giurisdizione penale, dopo che tutti i seguaci del buffone di Sestri Ponente si sono disciplinatamente allineati con lui nel suo attacco ai magistrati; dopo che i fedeli alleati "democratici" (un tempo, si sarebbe parlato di "ascari") li hanno seguiti, ritenendo una rottura della maggioranza sciagura ben peggiore di una crisi istituzionale; dopo tutto questo, la sottosegretaria "pentastellata" alla giustizia accusa l'avvocato Giulia Bongiorno, che ha assunto il patrocinio della parte lesa, di avere violato il segreto istruttorio. La sottosegretaria esercita anche ella la professione di avvocato: è interessante notare che secondo costei, la collega Bongiorno avrebbe violato il segreto istruttorio trasmettendo alla Procura una prova in suo possesso. Questo la dice lunga sulla preparazione del personale politico che Grillo ha portato al vertice delle istituzioni.
Bene ha fatto comunque l'onorevole Bongiorno a denunziare la sua collega nella avvocatura. Il ministro si è limitato invece a ricordare al sottosegretario che l'Esecutivo non deve interferire nella competenza del potere giudiziario. In realtà, la professoressa Cartabia finge di non vedere che è successo qualcosa di ben peggiore: dopo avere tentato di intimidire i giudici, si tenta di intimidire anche gli avvocati. Secondo i "pentastellati", infatti, la parte lesa non avrebbe diritto al loro patrocinio, e dunque non avrebbe il diritto di tutelarsi, in quanto ciò può comportare l'imputazione di un familiare del loro capo. Mussolini non si sarebbe mai permesso una simile affermazione. A questo punto, l'unica conclusione possibile è "à la guerre comme à la guerre". Il conflitto civile in cui sprofonda oggi l'Italia non ha infatti nessuna regola, neanche quando contrappone dei partiti formalmente alleati: Giulia Bongiorno è infatti una dirigente della Lega.
Anche nella guerra in Libano si affrontavano dei partiti componenti lo stesso governo, che "collaboravano" in seno al gabinetto, ma contemporaneamente si prendevano a cannonate. Magra consolazione è dunque sapere che Draghi rimarrà in carica. Le sue dimissioni permetterebbero anzi di chiarire la situazione. C'è infatti il rischio che le tensioni tra i partiti, non potendosi risolvere nell'ambito delle istituzioni, causino una frammentazione territoriale, come avvenne precisamente nel caso del Libano.
Se Tempio Pausania finisce nel territorio controllato dai "pentastellati", il processo al figlio di Grillo "non s'ha da fare". Se invece questa località della Sardegna rientra nella sfera di influenza della parte avversa, l'imputato non riuscirà a sottrarsi alla giustizia. Consigliamo a Giulia Bongiorno di studiare attentamente i suoi itinerari: entrando nel territorio "pentastellato" potrebbe correre dei rischi, per il solo fatto di avere compiuto il suo dovere professionale. Anche la sottosegretaria che la accusa esercita però la sua stessa professione. Per cui deve fare attenzione a dove va, girando per i tribunali del "Bel Paese". A questo punto, infatti, si deve prendere atto che ormai siamo in guerra. E cercare, se non di vincerla, di uscirne quanto meno vivi.
Quando i giornali danno notizia di un processo, pubblicano i nomi del giudice, delle parti, dei loro rappresentanti ed il dispositivo della sentenza. Se soltanto venissero riassunte le arringhe e le requisitorie, o venisse esposto il dibattimento, si incorrerebbe infatti nel reato di "contempt of court", letteralmente "disprezzo della corte", essendo considerata una simile informazione come tentativo di influenzare il giudice.
Una volta, accadde che un ministro, parlando ai Comuni nel corso del dibattito sulla autorizzazione a procedere nei suoi confronti, si espresse sul merito della imputazione. Ricordiamo l'indignazione con cui la "speaker", cioè la presidente dell'assemblea gli tolse la parola: in base al diritto britannico, si stava infatti commettendo una lesione della competenza del potere giudiziario da parte del potere legislativo.
In Italia, dovrebbe esistere una civiltà giuridica diversa, ma in realtà non ce n'è più nessuna. Dopo che Grillo ha intimidito i giudici nel tentativo di impedire un processo nel quale suo figlio verrebbe imputato, come se la parentela con il capo di un partito politico lo rendesse immune dalla giurisdizione penale, dopo che tutti i seguaci del buffone di Sestri Ponente si sono disciplinatamente allineati con lui nel suo attacco ai magistrati; dopo che i fedeli alleati "democratici" (un tempo, si sarebbe parlato di "ascari") li hanno seguiti, ritenendo una rottura della maggioranza sciagura ben peggiore di una crisi istituzionale; dopo tutto questo, la sottosegretaria "pentastellata" alla giustizia accusa l'avvocato Giulia Bongiorno, che ha assunto il patrocinio della parte lesa, di avere violato il segreto istruttorio. La sottosegretaria esercita anche ella la professione di avvocato: è interessante notare che secondo costei, la collega Bongiorno avrebbe violato il segreto istruttorio trasmettendo alla Procura una prova in suo possesso. Questo la dice lunga sulla preparazione del personale politico che Grillo ha portato al vertice delle istituzioni.
Bene ha fatto comunque l'onorevole Bongiorno a denunziare la sua collega nella avvocatura. Il ministro si è limitato invece a ricordare al sottosegretario che l'Esecutivo non deve interferire nella competenza del potere giudiziario. In realtà, la professoressa Cartabia finge di non vedere che è successo qualcosa di ben peggiore: dopo avere tentato di intimidire i giudici, si tenta di intimidire anche gli avvocati. Secondo i "pentastellati", infatti, la parte lesa non avrebbe diritto al loro patrocinio, e dunque non avrebbe il diritto di tutelarsi, in quanto ciò può comportare l'imputazione di un familiare del loro capo. Mussolini non si sarebbe mai permesso una simile affermazione. A questo punto, l'unica conclusione possibile è "à la guerre comme à la guerre". Il conflitto civile in cui sprofonda oggi l'Italia non ha infatti nessuna regola, neanche quando contrappone dei partiti formalmente alleati: Giulia Bongiorno è infatti una dirigente della Lega.
Anche nella guerra in Libano si affrontavano dei partiti componenti lo stesso governo, che "collaboravano" in seno al gabinetto, ma contemporaneamente si prendevano a cannonate. Magra consolazione è dunque sapere che Draghi rimarrà in carica. Le sue dimissioni permetterebbero anzi di chiarire la situazione. C'è infatti il rischio che le tensioni tra i partiti, non potendosi risolvere nell'ambito delle istituzioni, causino una frammentazione territoriale, come avvenne precisamente nel caso del Libano.
Se Tempio Pausania finisce nel territorio controllato dai "pentastellati", il processo al figlio di Grillo "non s'ha da fare". Se invece questa località della Sardegna rientra nella sfera di influenza della parte avversa, l'imputato non riuscirà a sottrarsi alla giustizia. Consigliamo a Giulia Bongiorno di studiare attentamente i suoi itinerari: entrando nel territorio "pentastellato" potrebbe correre dei rischi, per il solo fatto di avere compiuto il suo dovere professionale. Anche la sottosegretaria che la accusa esercita però la sua stessa professione. Per cui deve fare attenzione a dove va, girando per i tribunali del "Bel Paese". A questo punto, infatti, si deve prendere atto che ormai siamo in guerra. E cercare, se non di vincerla, di uscirne quanto meno vivi.