L'intimidazione rivolta da Grillo ai magistrati incaricati di valutare dal punto di vista del diritto penale il comportamento di suo figlio avrebbe causato delle proteste anche se fosse stata pronunziata dal peggior dittatore del "terzomondo".
Nella storia d'Italia, l'unico precedente è costituito da quanto disse Mussolini nel suo famoso discorso alla Camera del tre gennaio 1925, con cui - superata la crisi causata dal delitto Matteotti - instaurò anche formalmente la propria dittatura. "Se il fascismo - disse il 'duce' in quella circostanza - è stato una banda di criminali, io ne sono il capo". Ciò significava che una eventuale incriminazione del Capo del Governo veniva da lui considerata come l'equivalente di un colpo di stato.
Ciò equivaleva però ad affermare il carattere personale della dittatura quando, analogamente, Grillo dice - rivolgendosi ai giudici - "processate me", negando il principio in base al quale la responsabilità penale è personale, egli tenta in realtà di ricattare Draghi, affermando in sostanza che l'eventuale rinvio a giudizio del figlio causerebbe una crisi di governo, ed anzi una crisi istituzionale. Se il Presidente del Consiglio non si dimette (e certamente non ha nessuna intenzione di farlo) ciò significa che ormai - malgrado tutte le sue intimidazioni - il pagliaccio di Sestri Ponente non esercita più il governo di fatto della Repubblica. Questo avveniva invece quando a Palazzo Chigi c'era ancora Conte, che di Grillo era il ventriloquo.
Possiamo valutare ora quale rischio ha corso lo Stato venendo governato dal comico per interposta persona del sedicente "avvocato del popolo", cioè da due demagoghi legati da una sorta di società d'affari, il cui terzo socio (occulto) era il dittatore della Cina. Conte si guarda bene dal criticare il suo datore di lavoro. Se l'uomo di San Giovanni Rotondo rivela così quale fosse la sua vera funzione, i democratici di Letta compiono un altro passo avanti nel loro "descensus averni". Già Conte aveva sentenziatoche il movimento "pentastellato" non è "nè di destra, nè di sinistra": questo equivale a dire che è di destra. Zingaretti basava tutta la sua politica sulla affermazione dell'esatto contrario, ma la patente "progressista" da lui rilasciata al partito alleato viene rifiutata sdegnosamente. Quale "progresso" comporta d'altronde la negazione più ingiuriosa della indipendenza del potere giudiziario? Non pare avere miglior sorte il tentativo di annessione dei "pentastellati" in cui si è impegnato Letta, con tenacia degna veramente di miglior causa. E' questa la "scienza politica" che il "nipotissimo" insegnava alla Sorbona? Poveri studenti!
Il partito del nazareno ha dunque contratto un matrimonio indissolubile con un "partner" di destra. Questa scelta risulta però fortunatamente del tutto ininfluente sulle sorti del nostro Paese, dal momento che Draghi ha commissariato una politica la quale non aveva d'altronde più nulla da dire. Confermando così il vecchio principio per cui i dittatori non sono gli assassini delle democrazie, bensì i loro beccamorti.
Ricordiamo che gli ex comunisti (fino da quando erano ancora comunisti) hanno sempre appoggiato il femminismo. Che cosa diranno ora alle donne, risultando ormai evidente che la cosiddetta "sinistra" (della quale Grillo è stato a lungo un autorevole esponente) è in realtà maschilista? Il partito di Togliatti è sempre stato ipocrita come il "Migliore": si diceva fautore delle "mani pulite", e mandava Primo Greganti a riscuotere le tangenti; assertore della buona amministrazione, espiantava il Monte dei Paschi di Siena; difensore della sovranità nazionale, e faceva spionaggio politico per i sovietici (nella nostra città per i serbi); schierato con la classe lavoratrice, ed abbandonava al loro destino gli operai dell'Agnesi per costruire un "residence" al posto della fabbrica (progetto comunque fallito). Ora si scopre - "dulcis in fundo" - che fingeva di sostenere il femminismo, mentre Grillo ritiene che tutte le donne siano delle puttane.
Se Letta non rompe l'alleanza, ciò significa che il suo partito condivide in realtà quanto afferma il pagliaccio con cui si è alleato, ma non ha il coraggio di dichiararlo. Un tempo, era precisamente questa la funzione propria dei buffoni di corte. La crisi dei democratici risulta dunque ormai irreversibile, e sulla morte di questa mediocre congrega di personaggi privi di cultura, di dignità e di morale non piange nessuno.