Il rischio di guerra per l'Italia è connesso con l'evoluzione della situazione in Ucraina, che si sta aggravando rapidamente, come il contenzioso tra la Russia e l'Occidente in merito alla detenzione di Navalny.
A tutto questo, si aggiunge anche il tentativo di uccidere Lukashenko, di cui le autorità di Mosca hanno accusato gli ucraini. Stranamente, non vi è alcuna traccia di quest'ultima notizia sui giornali italiani, mentre invece - per la prima volta da molto tempo - i notiziari radiofonici hanno rotto il loro silenzio sulla politica estera per riferire sulle condizioni di salute di Navalny.
Se nel 1914 fossero già esistite le inchieste di opinione, ed agli italiani si fosse domandato che cosa sapevano di Trento e Trieste, la grande maggioranza avrebbe risposto di non sapere nulla di queste due località. Tanto meno, ci si sarebbe dichiarati disposti a muovere guerra all'Austria per annetterle al regno. Nel volgere di pochi mesi, la campagna per l'intervento rese edotti della necessità di "redimerle" un numero sufficiente di connazionali - soprattutto tra gli studenti universitari - per inscenare manifestazioni volte a reclamare l'entrata in guerra.
D'Annunzio, cui i francesi avevano per l'occasione rimesso gli ingenti debiti accumulati a Parigi, venne sagacemente prescelto quale regista di una campagna di opinione mai vista nel corso della storia unitaria, che toccò il culmine con il discorso pronunziato a Quarto in occasione dello scoprimento del monumento ai "Mille". Il cinquantennale della loro impresa era in realtà già trascorso da quattro anni, ma l'evento fu postergato per dare modo al "Vate" di esibirsi nella sua oratoria.
Un aeroplano (veicolo scoperto da poco) sganciò un pitale su Montecitorio, e gli "interventisti" assaltarono la casa di Giolitti, capofila dei neutralisti. Per fermarli, dovette intervenire l'esercito. Sempre D'Annunzio si esibì negli insulti allo statista di Dronero, definito "il boia labbrone, le cui calcagna di fuggiasco conoscono la via di Berlino". Dove in realtà Giolitti si era rifugiato al tempo dello scandalo della "Banca Romana". Anche allora, si ricorreva al ricatto nei confronti degli uomini politici.
Oggi, il numero di italiani che sa qualcosa del Donbass, della Crimea e di Navalny non è verosimilmente superiore a quello di chi allora era informato su Trento, Trieste e gli "irredentisti". Se però i "media" si scatenano, corriamo il rischio di "morire per Donetsk", località nota in Occidente come lo era Danzica nel 1939. Da cui la domanda retorica dei pacifisti: "morire per Danzica?" si trattava, nella vigilia delle due guerre mondiali come oggi, di cause occasionali dei conflitti, o di pretesti invocati per motivare l'intervento dei Paesi neutrali.
Se ci sarà la guerra contro la Russia, ciò non avverrà per la bella faccia di Navalny. Noi abbiamo rischiato di farla all'Egitto per Regeni, e poi per Zaky, mentre non risulta possibile dichiararla al Congo a causa di Attanasio (benchè in questo caso siano state violate le prerogative dei diplomatici). La Russia, a differenza dell'Egitto, è il solo Paese che presenta due caratteristiche: risulta in primo luogo irriducibile al "pensiero unico" dell'Occidente ed è ancora una potenza militare, malgrado quanto avvenuto nel 1989. La Cina non costituisce ancora un pericolo. Fanno inoltre gola le risorse naturali della Siberia, dove - guarda caso - Navalny si era recato in trasferta quando venne avvelenato.
Ogni guerra è una guerra civile, e la prossima (speriamo ancora che non ci sia) non farà eccezione, anzi già minaccia di divenire tale in quanto può coinvolgere l'Italia fin dall'inizio. Le altre due volte, ciò avvenne dopo la fine delle ostilità con l'Austria, e poi nel corso stesso del conflitto. Oggi il nostro Paese può bruciare le tappe essendo pieno di soggetti - politici, separatisti, religiosi e criminali - che, ciascuno per i propri motivi, considerano illegittimo non tanto il Governo, quanto lo Stato. E dunque attendono l'occasione propizia per abbatterlo. Il Governo tenta di premunirsi istituendo confini regionali impenetrabili, mantenendo il coprifuoco (vigente per la prima volta dal 1945) e costruendo dei "campi" formati da "container", di cui è già stato pubblicato il bando per l'edificazione. Che si tratti di presidi sanitari, risulta dubbio in base ad alcuni indizi inquietanti: gli "ospiti" dovranno vestire l'uniforme (già abolita nei penitenziari, tanto giudiziari quanto penali), e disporranno di appositi locali per i colloqui; negli ospedali, i visitatori accedono alle corsie. Chi finirà nei "containers"? Questo dipende dalla parte con cui si schiererà l'Italia, ma ci sono già quanti si dedicano a bloccare le autostrade. Sulle loro gesta, vige per il momento la censura.
Il Papa denunzia intanto il pericolo di un conflitto in Ucraina. Se non fosse per Bergoglio, ci troveremmo in guerra senza essercene accorti.