Si moltiplicano i progetti di una nuova Costituzione italiana, diffusi attraverso "internet".
Si moltiplicano i progetti di una nuova Costituzione italiana, diffusi attraverso "internet". Abbiamo constatato come quanti li redigono dimostrino in genere di conoscere il linguaggio giuridico, che deve essere sempre usato con proprietà di termini nella stesura di un testo di legge. Questo difetto può tuttavia essere sanato agevolmente, sottoponendolo alla revisione di un esperto del ramo. Più gravi, ed irrimediabili, risultano invece le lacune nel merito.
Gli autori partono dalla constatazione del fatto che lo Stato italiano, per potere sopravvivere, deve essere trasformato da unitario in federale. Non è naturalmente proprio di una legge contenere l'illustrazione delle motivazioni storiche per cui viene emanata, ma quando si tratta della legge suprema risulta lecito, anzi opportuno, fare riferimento a tale contesto ed ai precedenti da esso determinati.
L'Italia unita nasce dalla fusione dei cosiddetti "antichi stati". Questa espressione sopravvive nel catalogo Bolaffi, ma dovrebbe essere adottata anche nei testi giuridici. Gli italiani si sono vergognati a lungo per il fatto di essere stati a lungo divisi. Se però costituiva indubbiamente motivo di vergogna il fatto che tutti quanti i loro Stati fossero sottomessi ad un predominio straniero - prima francese, poi spagnolo, poi austriaco - non c'era viceversa da vergognarsi per il fatto in sè che queste diverse entità esistessero. Il motivo è molto semplice: la transizione dal feudalesimo all'assolutismo, realizzata altrove dalle grandi monarchie nazionali, era stata da noi opera precisamente degli Stati regionali. La cui estensione ed affermazione, superando la precedente frammentazione comunale e baronale, si era realizzata nel periodo compreso tra il Cinquecento ed il Settecento, in cui la sicurezza dei trasporti - dovuta alla fine dei conflitti europei - aveva portato le autorità degli Stati esistenti ad incoraggiare la specializzazione nelle produzioni agricole e l'ulteriore sviluppo delle vie di comunicazione.
Il pensiero illuminista, che in seguito sottopose alla sua critica lo stesso assolutismo, si sviluppò in Italia - come tutti i movimenti intellettuali - contemporaneamente nel nord e nel sud, ma soprattutto nel Meridione, grazie ad uomini quali Filangieri, Genovese e Giannone. Il movimento politico unitario poteva contare indubbiamente su di un forte agomento: l'unità culturale, non soltanto coagulata intorno ad una lingua letteraria comune, ma anche ad un "idem sentire" filosofico. Gli "antichi stati" non avrebbero dovuto però essere distrutti, bensì confederati e riformati in senso democratico, secondo il disegno di Carlo Cattaneo.
Ora i diversi progetti di Costituzione circolanti si propongono di mettere rimedio al centralismo, prima sabaudo, poi fascista, poi antifascista, avendo la Repubblica tratto ispirazione dal pensiero di Giuseppe Mazzini, nemico irriducibile - tanto quanto la monarchia piemontese - di ogni sopravvivenza, anche di carattere amministrativo, delle entità preunitarie. Che cosa manca in questi progetti? Si può dire tutto, salvo la mera enunciazione di principio in favore del federalismo, e in particolare:
I) il richiamo storico alle entità statuali preunitarie: qui si cade nello stesso errore commesso dalla Commissione presieduta da Giscard d'Estaing, incaricata di redigere la cosiddetta "Costituzione Europea", nella quale non venne inserito nessun riferimento alla identità giudaico-cristiana; con il risultato che abbiamo una Europa "déracinée", precisamente come l'Italia quale viene disegnata nei vari progetti di Costituzione attualmente in circolazione.
II) In base a quanto già esposto, la federazione italiana non dovrebbe necessariamente costituirsi sulla base delle attuali Regioni, che sono dei semplici enti pubblici territoriali, ed i cui dirigenti - salvo rare eccezioni, tutte concentrate nel Meridione, non paiono orientati all'esercizio della autodeterminazione; nè a rivendicare un sostanziale ampiamento della loro autonomia, come dimostra l'inganno spudoratamente consumato da Zaia ai danni dei veneti: il "doge" non ha nemmeno fatto finta di intavolare alcuna trattativa con Roma. Occorre invece affermare chiaramente che il potere di imperio riconosciuto ai soggetti componenti la federazione non ha carattere derivato, bensì originario, al pari di quello attribuito all'autorità federale. Altrimenti, ogni diminuzione delle loro competenze può avvenire senza che i componenti la federazione possano influire su di essa.
III) Per non cadere nella stessa disonestà intellettuale del veterinario trevigiano, sulle cui velleità come giurista vale il classico "ne sutor ultra crepidam", occorre stabilire nella Costituzione quali materie vengano rimesse al potere autonomo ed autarchico dei soggetti componenti la federazione: se lo fa la Costituzione di uno Stato unitario come l'attuale, a maggior ragione lo deve fare una Costituzione federale; in mancanza di tale indicazione, la proclamazione del federalismo si risolve in una truffa, con il conseguente paradossale rafforzamento del centralismo. Renzi, almeno, è stato più onesto intellettualmente, avendo proposto addirittura un decremento del potere legislativo ed amministrativo delle Regioni.
IV) Una annotazione "di colore" riguarda certe norme contenute in alcuni progetti, che non attengono alla composizione ed al funzionamento degli organi incaricati di esercitare il potere di imperio dello Stato, e dunque non fanno parte della Costituzione materiale. Questo era già successo quando venne redatta la cosiddetta "Carta del Quarnaro", in cui D'Annunzio - grande letterato, ma completamente digiuno in materia di diritto - travasò il suo ideale politico, tanto eclettico da farlo passare da sinistra a destra con la stessa disinvoltura con cui contraeva dei debiti.
Molto meglio inserire almeno una parte delle indicazioni programmatiche che la vigente Costituzione enfatizza viceversa al massimo grado, e che quanto meno delineano un bagaglio ideologico in origine ampiamente condiviso.