La democrazia è noiosa, mentre la dittatura è divertente.
La democrazia è noiosa, mentre la dittatura è divertente. Le istituzioni rappresentative, infatti, vivono di "routine", tanto elettorale quanto amministrativa. Dove invece al popolo non è permesso di esprimersi, si pone il problema di distrarlo, inscenando continuamente degli spettacoli. Si va dal "panem et circenses" del Bsso Impero Romano alle "feste, forche e farina" dei Borboni.
In questo metodo di governo, Mussolini fu insuperabile; la sua fu la dittatura di gran lunga più scenografica: i raduni di massa di Hitler e di Stalin risultavano lugubri e militareschi, mentre quelli escogitati dal "duce" avevano sempre qualcosa di esotico e di giocoso.
I "bassotti" governano Imperia ormai da ben tre generazioni, esattamente come avvenne con i Savoia. Se la cabala funziona, dovremmo essere arrivati all'ultimo della serie: non a caso, l'altro soprannome a lui attribuito è lo stesso di Vittorio Emanuele III. "Sciaboletta" non dispone - per distrarre la plebe - nè di pane, nè di farina. Per colmo della sfiga, sono venute a mancare anche le feste: la pallanuoto ha ormai esaurito il suo ciclo, dal momento che lo "sponsor", stanco di pagare, ha chiuso i cordoni della borsa. Todiere ha avuto i noti problemi, Brioglio è andato in esilio a Genova, e Bensa si è fatto musulmano. Il cilindro del prestigiatore di via Matteotti era ormai vuoto, ma questo uomo dalle mille risorse ha escogitato un'ultima trovata: quella della lite in famiglia.
Nell'anteguerra, frequetava il nostro mercato bisettimanale un venditore di stoviglie, il quale - al fine di attrarre i clienti - simulava una disputa con sua moglie. L'imbonitore cominciava a rompere i piatti, mentre la consorte piangeva disperata, gridando che il marito era impazzito. A questo punto, il problema di attrarre i potenziali clienti era brillantemente risolto. Alla fiera di Carrù, ci è capitato di assistere a qualcosa di simile. Un mercante gridava a squarciagola: "assassini! assassini!" per attrarre il pubblico.
I "bassotti" simulano una lite tra lo zio e il nipote. Il loro commercialista, visto che già serpeggiava il panico tra i seguaci, abituati al monolitismo, percorre i portici di via Bonfante dicendo (peraltro giustamente) che si tratta di una messa in scena, e strizza allusivamente l'occhio agli interlocutori, per far capire che non vi è nulla di serio. I due contendenti, però, arruolano le rispettive truppe. Passati ormai i tempi gloriosi in cui i "forzuti" (ancora compatti) presidiavano notte tempo - esibendo una fascia azzurra al braccio - la villa di Gorleri per difendere il loro capo non si sa da quali insidie dell'opposizione (?), ora i paramilitari vengono assoldati per combattersi tra di loro. "Nihil sub sole novi": avveniva lo stesso con i gladiatori. I giannizzeri del nipote hanno assunto la curiosa denominazione di "maggiordomi". Poichè il riferimento al servilismo della plebe "bassotta" nei riguardi dei suoi capi sarebbe risultato autoironico, la denominazione del nuovo "corpo franco" precisa che costoro sono al servizio del popolo. Questo ricorda le "guardie rosse" cinesi, le quali facevano propria tale consegna. La nuova falange agisce frazionata in coppie, come usano fare tanto i carabinieri quanto i Testimoni di Geova. I quali ultimi distribuiscono il loro periodico "Torre di Guardia" mentre i "maggiordomi" distribuiscono - a mò di volantini - dei biglietti da visita.
L'aspetto fisico risulta piuttosto deludente: per fare onore alla denominazione della loro parte politica, sono stati scelti dei soggetti stortignaccoli e visibilmente spaesati come pesci fuor d'acqua. Presentandosi ai passanti, costoro promettono incautamente di risolvere ogni loro problema amministrativo. Mai millanteria venne propinata in modo meno brillante.
Abbiamo voluto crudelmente infierire su questi malcapitati "dilettanti allo sbaraglio" segnalando che un vicino di casa tunisino, sposato con cinque figli, cerca un alloggio popolare. I due poveretti non avevano la minima idea su come risolvere il problema. Si sono dunque limitati a consegnarci il biglietto da visita, dicendo che dovevamo conferire per telefono con tale "Carla". Alla quale abbiamo subito domandato se lavorava per lo zio o per il nipote. "Per il nipote!", si è affrettata a rispondere: anche nella scissione, i "bassotti" mantengono lo spirito di corpo.
Risulta però anche evidente che ai "maggiordomi" è affidata la missione di mettere in cattiva luce l'amministrazione comunale, e vi adempiono negando che le case popolari dipendano dalla Regione. Sospettiamo che costoro siano entrati a Via Fieschi senza concorso. Induce a pensarlo la loro stessa abissale ignoranza in materia amministrativa. Il Comitato Olimpico ha fatto evidentemente scuola. Con la differenza, però, che i suoi dirigenti stanno rintanati negli uffici, mentre i "maggiordomi" operano in prima linea, come le truppe d'assalto. Suona dunque patetica la loro supplica: "dica per favore che ci ha visti in farmacia". Costoro dovrebbero fare attenzione: qualche facinoroso dell'opposizione potrebbe mandarli piuttosto all'ospedale.
Nei romanzi gialli, l'assassino è sempre il maggiordomo. Qualora - Dio non voglia - il sindaco dovesse rimanere vittima di un attentato, verrebbero sospettati questi "uomini di mano" al soldo del nipote. La faida familiare avrebbe così una conclusione degna dei drammi storici di William Shakespeare. Pare lo zio abbia usato, nel ristorante "Braccioforte", una espressione che pare tratta dal teatro di Lope de Vega: "solo il sangue può lavare il tradimento". Non a caso, il suo più stretto collaboratore fa di mestiere il macellaio.