Qualche anno fa, venne smascherato a Napoli un signore che andava in giro vestito nell'uniforme di alto ufficiale della Guardia di Finanza.
Qualche anno fa, venne smascherato a Napoli un signore che andava in giro vestito nell'uniforme di alto ufficiale della Guardia di Finanza. Costui, però, non approfittava della qualifica e del grado che simulava per esigere denaro dai commercianti evasori fiscali, come era successo in altri casi: si limitava infatti a fare dei "cazziatoni" ai militi del Corpo che incontrava per la strada con la divisa in disordine. Sulla linea Roma-Napoli, operava un falso ispettore delle ferrovie, che faceva lo stesso con i conduttori ed i capitreno: anche in questo caso, senza lucrare un centesimo. Si trattava, in entrambi i casi, di individui che volevano soltanto darsi importanza.
Un poco diverso fu il caso di un falso colonnello dei carabinieri, che mangiava alla mensa ufficiali di Roma: il suo guadagno era minimo, ma costui godeva nell'essere trattato alla pari dai "colleghi". Chiunque abbia l'onore - ma soprattutto l'onere - di fare da punto di riferimento del proprio ambiente, viene letteralmente assaltato da ogni sorta di ciarlatani e millantatori. Nel giro di poche ore, siamo stati avvicinati da un falso costruttore di case antisismiche del Cile, da un falso venditore di elicotteri usati (?!) della Valtellina e da un falso costruttore di Montecarlo. Un suo "collega" di Nizza è riuscito addirittura a farsi ricevere per ben due volte in udienza dal Papa. Tempo addietro fummo invitati ad un pranzo allo "Star Hotel" di Genova-Brignole, eletto a loro sede e punto di ritrovo dai millantatori della "Superba" ("nomen, omen"). Presiedeva il convivio (e per fortuna pagava il conto) un falso uomo politico. Partecipavano un falso armatore, un falso imprenditore agricolo ed un falso giornalista specializzato in economia. L'unico non falso era un ingegnere, che infatti si sentiva piuttosto spaesato.
I millantatori sono accomunati dall'ufficio di "brasseurs d'affaires", con preferenza per il settore del petrolio: tutti quanti dicono di essere intimi amici del re dell'Arabia Saudita o di qualche sceicco, da cui uno di loro ha anche mutuato la poligamia. Costoro ebbero il loro momento di gloria all'epoca di Craxi, che se ne circondò, associandoli al proprio sistema di potere. Di cui divennero anzi i pilastri. All'epoca, però, riuscivano a combinare qualche affare, contando sulla disciplina di partito dei loro compagni assessori. Quando vollero esagerare, venne "Tangentopoli", che mise a nudo tutta la mediocrità del loro "demi monde".
La differenza con quel tempo, e con quell'ambiente, consiste nel fatto che gli attuali millantatori non tentano nemmeno di vendere la loro rispettiva mercanzia. Quando vengono interrogati, rivelano di non possedere la minima conoscenza merceologica. Per quale motivo, dunque, costoro millantano? Semplicemente perchè non si rassegnano alla mediocrità della vita quotidiana, e sentono il bisogno di farsi sentire importanti dagli amici al bar. Essi ricordano quel personaggio della canzone di Gaber: "dice che è rappresentante, di che cosa nessuno lo sa". Si tratta di un segno dei tempi.
Negli anni del "miracolo economico", tutti potevano far i soldi, più o meno onestamente. Adesso muoiono di fame, ma vogliono mentire, anche a se stessi. Chi sopravviverà? Quanti sapranno prendere atto della realtà, riusciranno ad aiutare il prossimo - anche solo regalando un pezzo di pane - e soprattutto capiranno come dobbiamo spartire fraternamente il poco che ci rimane. La società è sempre più povera. Secondo costoro, però, la povertà deve essere rimossa, ma quando la pancia sarà vuota del tutto, questo non risulterà più possibile. Allora capiremo che la povertà costituisce l'occasione per ricostruire su basi più solide la nostra convivenza.
Qualche anno fa, venne smascherato a Napoli un signore che andava in giro vestito nell'uniforme di alto ufficiale della Guardia di Finanza. Costui, però, non approfittava della qualifica e del grado che simulava per esigere denaro dai commercianti evasori fiscali, come era successo in altri casi: si limitava infatti a fare dei "cazziatoni" ai militi del Corpo che incontrava per la strada con la divisa in disordine. Sulla linea Roma-Napoli, operava un falso ispettore delle ferrovie, che faceva lo stesso con i conduttori ed i capitreno: anche in questo caso, senza lucrare un centesimo. Si trattava, in entrambi i casi, di individui che volevano soltanto darsi importanza.
Un poco diverso fu il caso di un falso colonnello dei carabinieri, che mangiava alla mensa ufficiali di Roma: il suo guadagno era minimo, ma costui godeva nell'essere trattato alla pari dai "colleghi". Chiunque abbia l'onore - ma soprattutto l'onere - di fare da punto di riferimento del proprio ambiente, viene letteralmente assaltato da ogni sorta di ciarlatani e millantatori. Nel giro di poche ore, siamo stati avvicinati da un falso costruttore di case antisismiche del Cile, da un falso venditore di elicotteri usati (?!) della Valtellina e da un falso costruttore di Montecarlo. Un suo "collega" di Nizza è riuscito addirittura a farsi ricevere per ben due volte in udienza dal Papa. Tempo addietro fummo invitati ad un pranzo allo "Star Hotel" di Genova-Brignole, eletto a loro sede e punto di ritrovo dai millantatori della "Superba" ("nomen, omen"). Presiedeva il convivio (e per fortuna pagava il conto) un falso uomo politico. Partecipavano un falso armatore, un falso imprenditore agricolo ed un falso giornalista specializzato in economia. L'unico non falso era un ingegnere, che infatti si sentiva piuttosto spaesato.
I millantatori sono accomunati dall'ufficio di "brasseurs d'affaires", con preferenza per il settore del petrolio: tutti quanti dicono di essere intimi amici del re dell'Arabia Saudita o di qualche sceicco, da cui uno di loro ha anche mutuato la poligamia. Costoro ebbero il loro momento di gloria all'epoca di Craxi, che se ne circondò, associandoli al proprio sistema di potere. Di cui divennero anzi i pilastri. All'epoca, però, riuscivano a combinare qualche affare, contando sulla disciplina di partito dei loro compagni assessori. Quando vollero esagerare, venne "Tangentopoli", che mise a nudo tutta la mediocrità del loro "demi monde".
La differenza con quel tempo, e con quell'ambiente, consiste nel fatto che gli attuali millantatori non tentano nemmeno di vendere la loro rispettiva mercanzia. Quando vengono interrogati, rivelano di non possedere la minima conoscenza merceologica. Per quale motivo, dunque, costoro millantano? Semplicemente perchè non si rassegnano alla mediocrità della vita quotidiana, e sentono il bisogno di farsi sentire importanti dagli amici al bar. Essi ricordano quel personaggio della canzone di Gaber: "dice che è rappresentante, di che cosa nessuno lo sa". Si tratta di un segno dei tempi.
Negli anni del "miracolo economico", tutti potevano far i soldi, più o meno onestamente. Adesso muoiono di fame, ma vogliono mentire, anche a se stessi. Chi sopravviverà? Quanti sapranno prendere atto della realtà, riusciranno ad aiutare il prossimo - anche solo regalando un pezzo di pane - e soprattutto capiranno come dobbiamo spartire fraternamente il poco che ci rimane. La società è sempre più povera. Secondo costoro, però, la povertà deve essere rimossa, ma quando la pancia sarà vuota del tutto, questo non risulterà più possibile. Allora capiremo che la povertà costituisce l'occasione per ricostruire su basi più solide la nostra convivenza.


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Mario Castellano  5/06/2021
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