Un attacco sferrato da misteriosi pirati informatici ha bloccato i siti dei massimi soggetti economici ed istituzionali dell'Occidente.
Un attacco sferrato da misteriosi pirati informatici ha bloccato i siti dei massimi soggetti economici ed istituzionali dell'Occidente. Nel mondo si combattono attualmente innumerevoli conflitti, ma i più prossimi a noi - non tanto forse dal punto di vista geografico (la Libia, si trova proprio di fronte alla Sicilia) - quanto piuttosto dal punto di vista delle culture politiche coinvolte, sono quelli che rendono di nuovo incandescente il confine tra l'Europa occidentale e l'Europa orientale. Questa frontiera, che fino al 1989 si trovava sull'Elba, è stata progressivamente spostata fino sul Don, ma si è anche trasformata da una sorta di cicatrice - quale era il Muro di Berlino - in una ferita aperta e sanguinante. Tra la Russia e l'Ucraina si spara, mentre tra la Bielorussia, la Polonia ed i Paesi Baltici si combatte a colpi di rapimenti e di dirottamenti.
Se prima, avevamo la guerra fredda, ora abbiamo la guerra calda, sia pure a bassa intensità. Ogni volta che l'Europa orientale entra in convulsione, viene in mente l'altra famosa frase di Metternich, del quale ricordiamo soprattutto l'asserzione - tornata attuale con la crisi del nostro Stato nazionale - secondo cui l'Italia è "una espressione geografica". Il cancelliere disse anche che "l'Oriente comincia alla Landstrasse", cioè con la strada che ai suoi tempi costituiva una sorta di circonvallazione est di Vienna. La capitale dell'Austria dista comunque solo ottanta chilometri dall'Ungheria, più o meno quanto è lontana Berlino dalla Polonia. Noi, più modestamente, avevamo i tiratori scelti serbi appostati a ottocento metri in linea d'aria da Piazza Unità d'Italia (il cui stesso nome suonava involontariamente ironico) cosicchè i triestini intenti a mangiare il gelato nei "dehors" dei loro caffè sapevano di essere sotto tiro (in tutti i sensi): da cui il loro modo di concepire i rapporti con i vicini.
La vicenda del nostro "confine orientale" dimostra come l'Europa occidentale si trovi sempre nella alternativa del diavolo: se si ritira, trova il nemico sulla porta di casa, se invece allarga i confini, come fece a partire da Carlowitz e Passarowitz, reagendo all'assedio di Vienna, deve governare delle popolazioni estranee alla propria cultura. Nel 1908, l'Austria annesse anche formalmente la Bosnia, umiliando le aspirazioni nazionali della Serbia, e sei anni dopo subì l'attentato di Sarajevo, che fece esplodere l'Europa.
Oggi si tenta di annettere all'Occidente la Bielorussia. Forse il terrorismo elettronico di Putin non farà ripetere la storia, ma quando la Russia rinnova in modo esplicito l'invito, recato personalmente da Nicola I al Papa, ad unirsi nel nome della comune identità cristiana, l'Occidente risponde innalzando il vessillo dell'ecumenismo e del multiculturalismo.
E' vero che la Russia e la Cina sono oggi alleate, ma l'Europa farebbe bene a connettersi con il soggetto che le risulta più affine. Altrimenti, sconteremo le conseguenze negative delle due situazioni storiche che abbiamo conosciuto: prima o poi, avremo di nuovo i nemici sulla porta di casa, senza che questo attenui la loro avversione.