Le visite a Roma dei Segretari di Stato americani hanno seguito nel dopoguerra due diversi copioni:
Le visite a Roma dei Segretari di Stato americani hanno seguito nel dopoguerra due diversi copioni: quando il ministro degli esteri italiano era un "oltranzista" atlantico, detto anche un "bulgaro della NATO", appartenente ad una genia che ebbe quale capostipite Gaetano Martino e proseguì con Giuseppe Saragat, ogni incontro si concludeva con l'immancabile riaffermazione della "completa identità di vedute", che significava l'accettazione supina del punto di vista dell'interlocutore d'oltre Atlantico. Quando invece gli facevano da contraltare uomini come Fanfani, Moro o Nenni, si instaurava immancabilmente una dialettica: che tra Moro e Kissinger sfociò in una aperta incomprensione e diffidenza. In realtà, se si eccettua la Germania, Paese tuttora assoggettato ad occupazione militare da parte dei vincitori occidentali della guerra, la nostra è la nazione più assoggettata - tanto per la sua posizione geografica, quanto soprattutto per appartenere anch'essa al campo dei perdenti - ai vincoli della Alleanza Atlantica. Non è inoltre un segreto per nessuno che dobbiamo ancora rimborsare gli aiuti del "Piano Marshall".
Riuscire a ritagliare dei margini di libertà d'azione per la nostra politica estera fu impresa ardua, resa possibile grazie alla forte personalità di alcuni degli uomini che assunsero la guida della Farnesina, tutti quanti contraddistinti anche da uno spirito profetico. Non a caso, dietro a Fanfani c'era l'ispirazione di Giorgio La Pira, che scrivendo all'amico riassunse il loro rapporto nella famosa formula "ego pastor, tu nauta", ispirata al motto con cui era definito il pontificato di Giovanni XXIII. L'unica sponda su cui potevano contare i nostri ministri degli esteri era infatti costituita dalla diplomazia, e più in generale dal magistero della Santa Sede, che si proponeva certamente di ampliare la libertà di culto per i fedeli dell'Est, ma anche di assecondare - su di un altro versante - il processo di decolonizzazione.
L'Italia, posta sul confine tra Est ed Ovest, aveva a sua volta interesse ad accelerare la distensione. Ora, malgrado sia ormai iniziata una nuova guerra fredda, l'atteggiamento manifestato da Blinken nei confronti della politica estera dell'Italia (ed anche di quella del Vaticano) non pare improntato a diffidenza. Certamente, il ridisegno dei confini dell'Occidente deciso a Bruxelles ribadisce la nostra condizione di marca di confine, ma questa volta la frontiera non coincide più con la "soglia di Gorizia", bensì con il Mediterraneo. Su cui non si prospetta un possibile scontro armato, quanto piuttosto una crescente pressione migratoria, conseguenza a sua volta delle contraddizioni tra il nord ed il sud del mondo. La politica estera non è dunque più volta a scoraggiare una possibile aggressione militare, quanto a promuovere tutte le forme di collaborazione che possano impedire - o quanto meno allontanare - uno scontro con il Meridione del pianeta. I nostri margini di autonomia nell'azione internazionale (come in quella della Santa Sede) sono dunque considerati dal nuovo governo americano come una risorsa utile per l'Occidente nel suo insieme.
Draghi, che praticamente ha avocato a sè la competenza per i rapporti con i Paesi alleati (lasciando che Di Maio si occupi soltanto del Burundi), è un cattolico praticante, educato nella tradizione ecumenica propria dei gesuiti. Parolin, a sua volta, è un ecclesiastico le cui radici affondano nella grande tradizione della Repubblica di Venezia. La fantasia della storia ha fatto sì che un figlio spirituale di Frà Paolo Sarpi si trovasse al vertice della curia romana. Il Presidente del Consiglio ed il Segretario di Stato sono accomunati dalla visione dell'Italia come ponte tra il nord ed il sud del mondo e aperta verso la causa della emancipazione dei popoli.
Nel governo americano di Biden sono ampiamente rappresentati gli uomini e le donne di origine africana ed ispanica, ben coscienti - come i governanti dell'Italia ed i vertici della Santa Sede - che la pace dipende dal rapporto tra il nord ed il sud del mondo. Il cui confine - tanto geografico quanto politico e culturale - passa per Roma.

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Mario Castellano  6/07/2021
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