Abbiamo visitato molti anni or sono la Fondazione Hanns Seidel di Monaco di Baviera...
Abbiamo visitato molti anni or sono la Fondazione Hanns Seidel di Monaco di Baviera, che fin dal suo nome dichiara la propria radice: in tedesco, infatti, Hans si scrive con una sola "n", mentre nella lingua regionale della Baviera ce ne sono due. Il Muro di Berlino era caduto da poco, e la "stifftung" fondata dal presidente Strauss lanciava a centinaia i propri inviati verso i Paesi dell'Europa orientale, dove - conoscendo in molti casi le lingue locali - si dedicavano soprattutto a costruire le rispettive amministrazioni pubbliche, con il duplice obiettivo di adeguarne la normativa ai canoni occidentali, e soprattutto di formare il personale.
Sollecitammo ai dirigenti della Fondazione lo stesso aiuto per il Paese di adozione, essendo accompagnati e raccomandati fervidamente da un caro amico, il dottor Heinz Stroer, direttore generale del ministero del lavoro del "land" ed impegnato anch'egli in prima persona - malgrado l'età già avanzata - nel lavoro intrapreso per la Repubblica Ceca, di cui conosceva perfettamente la lingua (come anche l'italiano). Ci trovammo subito a nostro agio con gli interlocutori, tutti quanti specialisti del diritto amministrativo comparato. Non avemmo per nulla l'impressione di trovarci in un covo di spie: l'ambiente era quello, inconfondibile, delle sedi delle organizzazioni dedite allo sviluppo dei Paesi stranieri. La Germania, ed in particolare la Baviera, dove l'autonomia regionale è particolarmente ampia e radicata, stavano cancellando - grazie all'opera svolta dalla generazione nata dopo la guerra - il ricordo delle tragiche contrapposizioni del passato, e questo sforzo veniva perfettamente compreso ed apprezzato da chi ne stava beneficiando. Se non c'era neanche l'ombra di qualche agente segreto, non si percepiva neanche il tipico "modus operandi" degli "agenti di influenza". I quali tendono ad operare presso le alte sfere dei Paesi in cui sono destinati, e non sprecano le loro risorse intellettuali per aiutare chi deve svolgere un lavoro oscuro e noioso, come quello dell'amministrazione pubblica.
I funzionari della Fondazione si accingevano ad operare negli uffici statali, e non certo nei ristoranti e negli alberghi di lusso. Ora giunge notizia che tra di loro è stato scoperto in flagrante un traditore, il quale faceva la spia per conto dei cinesi. Nulla ormai ci può sorprendere, ma constatiamo che rispetto ai nostri tempi la "stifftung" ha evidentemente cambiato registro: il suo dirigente fellone operava - a quanto dicono i giornali - nel campo degli studi di alta strategia, e faceva precisamente l'agente di influenza a Shangai. Questo ruolo gli ha permesso evidentemente di contattare le alte sfere del "Celeste Impero", ma soprattutto ne rivela la differenza incolmabile con l'Occidente sul piano della cultura giuridica.
Nei Paesi dell'Europa orientale, ci si proponeva di conformare l'attività amministrativa con i principi dello Stato di diritto, aggiornando, dove era necessario, la legislazione. Questo risultava difficile, ma non impossibile. Fin dal momento della caduta del comunismo, infatti, era stata abrogata la norma, inserita nella Costituzione, in base alla quale i poteri dello Stato erano quattro: oltre al legislativo, all'esecutivo ed al giudiziario, vi era quello del partito. Il quale era posto al di sopra degli altri, avendo il compito di valutare se i loro rispettivi atti fossero conformi o meno con i propri obiettivi politici. In Cina, tale attribuzione costituisce sempre un cardine dell'ordinamento costituzionale. Che cosa poteva fare dunque un inviato della Fondazione Seidel, o di altra analoga istituzione occidentale? Praticamente nulla: in materia di applicazione dell'elettronica alla amministrazione pubblica, i cinesi sono più avanti di noi, e naturalmente ne beneficia la loro polizia politica. Ecco dunque spiegato perchè il bavarese si è inserito in un ambiente lontano dal duro lavoro amministrativo, mettendosi a frequentare i saloni dei grandi alberghi. In passato, tanto sarebbe bastato se non per sospettare della sua lealtà, quanto meno per domandarsi se il suo lavoro risultasse realmente utile. In un regime totalitario, l'agente di influenza finisce più per essere influenzato che per influenzare. Egli non può infatti contare sulla articolazione della società civile. Pare che questo signore abbia tradito non per denaro, bensì appagandosi dell'apparente prestigio acquisito presso i cinesi. Se credeva di esercitare una qualche influenza, ciò significa che aveva del tutto perduto la percezione dell'ambiente in cui era inserito. I servizi segreti, ed in particolare quelli dei regimi totalitari, cercano sempre il punto debole delle persone che intendono reclutare: in alcuni casi è il desiderio di arricchiersi, in altri il "penchant" per le donne.
Ecco perchè non siamo mai stati assoldati: a differenza di un nostro illustre collega, poligamo dichiarato, siamo sempre rimasti monogami. Nel caso del bavarese, si è fatto leva sulla sua egolatria. L'uomo credeva di condurre un gioco nel quale era in realtà una modesta pedina, puntualmente scaricata dai suoi padroni. Vi è però in questa storia un aspetto inquietante, che esce dal "cliché" abituale. I cosiddetti "dodici apostoli" di Cambridge, tra cui Burgess e MacLean, tradirono perchè erano comunisti. Il bavarese lo ha fatto perchè mettersi al servizio dei cinesi costituisce ormai uno "status symbol" molto ambito.
Giuseppe Conte ed i suoi accoliti, tutti poveri provinciali approdati a Roma in veste di "parvenus", sono un altro esempio eloquente. Servire i russi, al tempo della prima guerra fredda, non risultava "glamour": l'Unione Sovietica era proverbialmente grigia, mentre la Cina conferisce un tocco di lusso orientale. Ce n'è dunque abbastanza per solleticare le ambizioni. Che però si accompagnano con l'esibizionismo, mentre le grandi spie sono tutte persone in apparenza insignificante, per non dare nell'occhio. Il bavarese, in conclusione, ha sbagliato in quanto ha usato per fare la spia i metodi tipici dell'agente di influenza. Quanta gente del genere abbiamo a Roma, e in Vaticano? La signora che ha inguaiato Becciu dilapidava nei negozi di lusso i soldi dell'obolo di San Pietro (!).
Il controspionaggio può soltanto sperare che questa gente non millanti quando vanta le proprie aderenze straniere. Occorre dunque seguire il procedimento contrario rispetto a quello che si usa per smascherare gli imbroglioni.