Esiste un legame, benché probabilmente indiretto, tra l’attacco dei pirati informatici al sistema sanitario del Lazio...
Esiste un legame, benché probabilmente indiretto, tra l’attacco dei pirati informatici al sistema sanitario del Lazio e la manovra imbastita dal Ministero della Sanità, con la inopinata complicità delle stesse Regioni, per influire sulla valutazione da parte del Potere Giudiziario del contenzioso civile (e probabilmente anche penale, dovendosi valutare l’eventuale responsabilità colposa) per i danni causati dalle vaccinazioni.
Se i misteriosi pirati sono mossi da motivazioni politiche (con o senza l’appoggio di qualche Stato straniero), essi intendono reagire non solo e non tanto ad un obbligo che evidentemente rifiutano, ma soprattutto alla condizione giuridica – considerata nel suo insieme – in cui il Governo intende ridurre i cittadini.
Per spiegarlo, consideriamo che cosa succederebbe mantenendo lo “status quo”: le diverse azioni civili, intraprese per ottenere un risarcimento del danno, verrebbero incardinate nei Tribunali rispettivamente competenti per territorio.
Per giungere al giudizio di Cassazione, necessario al fine di formulare una giurisprudenza conforme e consolidata, occorrerebbero naturalmente degli anni.
Nel corso dei quali, alcuni otterrebbero in prima o in seconda istanza l’accoglimento delle proprie richieste, mentre ad altri esso verrebbe negato.
Se ne deduce che il Governo intende stabilire che tutte le cause siano portate al giudizio di un solo Tribunale, verosimilmente quello di Roma.
Soprattutto, però, l’Esecutivo si propone di determinare un giudizio conforme.
Questo risultato, però, si può ottenere soltanto stabilendo un criterio di interpretazione autentica delle norme in materia di responsabilità civile – ed anche penale – causata dalla somministrazione di un medicinale risultato dannoso.
E’ anche interessante notare come le diverse Aziende Sanitarie Locali vengano dissuase dal promuovere azioni civili riconvenzionali contro i produttori dei vaccini: a questo, probabilmente, intende provvedere lo Stato, gettando nel conseguente giudizio tutta la propria influenza.
Alla fine, dunque, se qualcuno dovrà pagare il conto saranno i fabbricanti.
I quali non sono certamente dei soggetti dediti alla beneficenza, ma si sono trovati dapprima sottoposti a fortissime pressioni per provvedere con la massima urgenza ai rifornimenti, e poi – non avendo naturalmente avuto il tempo necessario per compiere le necessarie sperimentazioni – verranno additati quali “untori”.
Ricordiamo che il Governo non intende riconoscere i diritti dovuti agli inventori.
Ciò equivale però ad una minaccia di esproprio della proprietà intellettuale, sulla cui legittimità costituzionale è legittimo esprimere forti dubbi.
Quando si sperimenta un farmaco su di un certo numero di persone, si deve chiedere loro di esprimere il proprio consenso preventivo, e si garantisce un indennizzo a chi eventualmente risulti danneggiato.
Nel nostro caso, invece, si procede ad una sperimentazione di massa (tentando anche di renderla obbligatoria) senza avvertire adeguatamente chi viene inoculato “in corpore vili”.
Né il cosiddetto “bugiardino” pare contenere avvertimenti sui possibili pericoli cui lo si espone.
Ciò accresce e fondamenta le richieste di risarcimento.
Se esse debbano essere accettate o meno, lo deve decidere la Magistratura: alla quale, però, si intende imporre un criterio di giudizio uniforme, non certo favorevole a chi agisce.
Ciò è tipico delle situazioni di guerra, in cui si tende ad attenuare la garanzia dei diritti individuali.
Ci domandiamo tuttavia per quale ragione si tenda a raggiungere tale risultato non già aprendo un grande dibattito, tanto in Parlamento quanto nel Paese, ma si usino come Cirenei i volonterosi Assessori regionali alla Sanità: i quali mandano allo sbaraglio i loro rispettivi funzionari.
Winston Churchill si espose in prima persona promettendo ai suoi connazionali “lacrime, sangue e sudore”, e non incaricò di tale annunzio qualche oscuro burocrate periferico, dedito magari ad usare quale consulente il proprio bagnino.
Una classe dirigente incapace di assumere le proprie responsabilità non ha né dignità, né futuro.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  04/08/2021
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved