In tutto quanto il mondo islamico, non si è levata una sola voce per esprimere la pur minima riserva sui propositi dei “Talebani”: neanche da parte degli ambienti ritenuti più “laici” e moderati.
In tutto quanto il mondo islamico, non si è levata una sola voce per esprimere la pur minima riserva sui propositi dei “Talebani”: neanche da parte degli ambienti ritenuti più “laici” e moderati.
“La Repubblica”, però, non pare accorgersi di questo silenzio assordante.
La politica italiana – e la stessa maggioranza – si dividono intanto sulla stessa linea di faglia che si frappone tra il Meridione ed il Settentrione, tanto della Penisola quanto del mondo.
Esulta Di Maio, insieme con Boccia ed Emiliano, senza abbandonare la spiaggia su cui trascorre le sue meritate (?) vacanze.
Piange invece Berlusconi, mentre Draghi- essendo originario di Roma, Città posta sul confine tra il Sud ed il Nord - si mantiene strettamente neutrale.
Se la tensione, anziché sfogarsi sui monti dell’Asia Centrale, riguardasse i dintorni dell’Italia, le discordie – per ora teoriche – si tramuterebbero inevitabilmente in un conflitto intestino, contrapponendo tra loro gli stessi partiti formalmente alleati nella maggioranza e nel Governo, come avvenne in Libano durante la guerra civile.
La divergenza non riguarda le simpatie per l’uno o l’altro soggetto straniero, bensì la stessa collocazione internazionale dell’Italia.
Intanto, però, si rinvia la resa dei conti, all’insegna del “volemmose bene” tra amiconi all’amatriciana.
Tutti hanno pianto Strada, senza però fare il minimo cenno al fatto che egli era apertamente schierato con quegli stessi “Talebani” di cui si dice ogni male possibile.
Ne aveva, naturalmente, il diritto, ma perché non dirlo?
“La Repubblica”, mentre enumera le malefatte dei nuovi governanti afgani, non può fare a meno di elencare le stravaganze in cui incorre, esibendo una ispirazione ideologica altrettanto “terzomondista”, il Sindaco di Roma, il quale usa le pecore per tosare l’erba e spia dall’alto i Quiriti dotando i “pizzardoni” dell’Urbe di appositi droni.
Tra la demagogia tragica dei “Talebani” e quella ridicola della Raggi non corre una differenza qualitativa, ma soltanto qualitativa.
In comune tra loro c’è il rifiuto del pensiero razionale ed illuminista proprio dell’Occidente.
Mentre si lamenta il danno economico inflitto dall’Amministrazione Comunale ai contribuenti, si trascura il fatto che le peggiori conseguenze delle cervellotiche invenzioni del Sindaco riguardano il costume e la cultura, sempre più lontani da quelli propri del Settentrione del mondo.
Il candidato a Sindaco della Destra viene deriso perché vuole ripetere i fasti dell’antica Roma esibendo le toghe e le bighe, ma anche le pecore al pascolo nei parchi urbani riportano al tempo di Romolo e Remo: la parola latina “pecunia” deriva per l’appunto da “pecus”, e la Raggi vuole far credere che la reintroduzione di questi animali nel panorama cittadino renderà ricchi i Romani.
Le critiche formulate sommessamente dalla Sinistra rimarranno dunque senza conseguenze.
I voti dei “pentastellati” saranno infatti decisivi al secondo turno, e per ottenerli bisognerà stabilizzare – tra una miriade di altri “Capitolini” - i novantasette (!) addetti stampa del Sindaco.
I quali sono stati assunti per contratto, e per sistemarli si renderà necessario allargare l’organico: in tal modo, si protrarrà l’influenza del “pensiero” del loro Partito sugli indirizzi dell’Amministrazione.
Lo stesso Draghi, chiamato a salvare la Patria risanando le sue finanze disastrate, assume masse di “precari” nella Pubblica Amministrazione; naturalmente senza concorso, ritenuto una lungaggine inutile.
Se il disagio sociale diminuirà, dando un lavoro ad alcuni disoccupati, che ne sarà del deficit pubblico?
Tutto dipende dai “cattivi” Tedeschi: che non sono poi così tanto cattivi, dal momento che l’Europa continua a comprare i nostri Buoni del Tesoro, mente ogni mese l’Italia batte il record del debito delle Amministrazioni.
La talpa scava inesorabilmente.
Una nota comica nella tragedia viene da Imperia: “Mohammed” Bensa, entusiasta per la vittoria dei “Talebani”, ha deciso di pagare da bere a tutti presso un noto locale cittadino.
Qualcuno, però, ha ordinato una bevanda alcolica, e a questo punto il neofita dell’Islam, indignato, ha rifiutato di riconoscere il debito.
Due prestigiosi “Imam”, quello di Cervo e quello di Piani, chiamati a dirimere la controversia in base alla “Sharia”, hanno sentenziato in una “Fatwa” che non è lecito assecondare la blasfemia dei “kafir”, dediti a consumare bevande non “halal”.
A questo punto, però, chi paga il malcapitato gestore del locale?

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Mario Castellano  20/08/2021
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