Da un lato, si affiorava l'incapacità di contenere l'opposizione alla vaccinazione obbligatoria nei limiti dell'azione politica legale, dall'altra risultava evidente il tentativo - da parte del potere - di criminalizzare non soltanto chi viola le norme dell'ordinamento giuridico, ma anche chi - pur matenendosi strettamente nei loro limiti - esprime il proprio dissenso dall'operato delle autorità e dai suoi criteri ispiratori.
Chiariamo subito - a scanso di ogni equivoco e di ogni insinuazione interessata - che deploriamo fermamente quanti hanno commesso dei reati, quali l'istigazione a delinquere ed il porto d'armi abusivo. Vale naturalmente per tutti il principio della presunzione di innocenza. Tuttavia - qualora le accuse risultassero provate - condividiamo la necessità di applicare nei loro riguardi una adeguata sanzione. Nè consideriamo come una attenuante il fatto che abbiano agito in base a convinzioni eventualmente condivisibili. Un cittadino ha il diritto - ed anzi il dovere - di sollevarsi contro le autorità - agendo in modo illegale, ed anche violento - soltanto quando tutti gli strumenti disponibili per una azione politica legale risultino assolutamente impraticabili. Questa valutazione, inoltre, non può essere compiuta dai singoli, in base al loro criterio individuale e soggettivo, ma deve costituire al contrario il risultato di una riflessione compiuta collettivamente nell'ambito dei movimenti politici più rappresentativi. Altrimenti, si cade nell'errore commesso da chi asseriva di agire a nome e per conto dei lavoratori, senza però averne ricevuto alcun mandato a rappresentarli. Questo errore condusse chi lo commise a criminalizzarsi. Oggi esso viene ripetuto da chi intende combattere l'instaurazione dell'obbligo vaccinale vibrando coltellate, compiendo attentati contro il Parlamento ed istigando ad atti di violenza contro le massime cariche dello Stato.
Tutto ciò doverosamente premesso, occorre aggiungere un'altra considerazione: gli spazi che consentono una azione politica legale si stanno restringendo. Il nostro impegno, in quanto studiosi del diritto, consiste nel mantenerli aperti, ma esso non trova nei governanti il necessario riscontro. Si è lamentato il fatto che siano pervenute a varie Procure delle denunzie contro Draghi, tutte quante uguali e presumibilmente fotocopiate. Il diritto di denunzia non può essere limitato in base alle modalità con cui lo si esercita, nè la legge pone limiti al numero di persone che vi fanno ricorso, o in base al contenuto di quanto si espone nel suo testo. Se la denunzia risulterà infondata, chi l'avrà sottoscritta risponderà del reato di calunnia, ma questo può essere accertato soltanto dalla magistratura inquirente, e non dagli organi di informazione. La polizia giudiziaria potrà eventualmente essere incaricata dal giudice degli accertamenti, ma non può anticiparne le conclusioni.
Anche a noi è capitato di denunziare delle persone fisiche incorporate in organi di enti pubblici. La loro assoluzione in istruttoria non ha tuttavia comportato una azione penale nei nostri confronti. Se comunque malauguratamente il venir meno della possibilità di svolgere una azione politica legale dovesse causare situazioni di conflitto civile, la responsabilità si estenderebbe a chi ha già violato la Costituzione e le leggi, senza che ciò venisse rilevato dagli organi di controllo. Non ci rimane che riprendere, a tale riguardo, quanto già scritto in più circostanze.
Quando il Ministro della Sanità afferma che l'obbligo vaccinale può essere reintrodotto dal Consiglio dei Ministri - anzichè dal Parlamento - mette in discussione il fondamentale principio della divisione dei poteri. Lo stesso si deve dire del Presidente del Consiglio quando pretende di legiferare mediante i suoi decreti, malgrado le norme della Costituzione materiale ordinative della attività del Governo qualifichino questi atti come amministrativi. Per giunta, nè il Presidente della Repubblica, nè i Presidenti delle Camere, nè la Corte Costituzionale formulano alcuna obiezione a questa prassi. Quando infine si sospendono dal servizio dei medici senza che tale sanzione venga erogata dal Consiglio di Disciplina, e senza per giunta che la asserita infrazione sia stata dichiarata tale da una norma precostituita rispetto al fatto commesso, lo Stato di diritto viene meno.
Noi disapproviamo ogni azione illegale, ciò in tanto vale in quanto si possano ancora esperire quelle legali. Questo richiede due condizioni: la disciplina da parte dei cittadini e l'ascolto da parte delle istituzioni. Purtroppo, non c'è più nè l'una, nè l'altra.