Il "Guardian", autorevole quotidiano liberale inglese, noto per le sue battaglie progressiste, ha mandato un suo giornalista ...
Il "Guardian", autorevole quotidiano liberale inglese, noto per le sue battaglie progressiste, ha mandato un suo giornalista in giro per le città di provincia dell'Italia settentrionale. Il nostro collega ha visitato Udine, una località che solitamente è meta degli inviati della stampa estera, traendone l'impressione che il capoluogo del Friuli non sia "italiano" (così ha scritto testualmente), nè per cultura, nè per stile di vita, e nemmeno per la sua architettura (malgrado risenta più della influenza veneziana che di quella asburgica). La città risente comunque del clima mitteleuropeo.
Chissà che cosa scriverà questo giornalista inglese quando visiterà Trieste, dove di italiano c'è soltanto l'uso veicolare della nostra lingua. Neanche, in verità, completo: tempo fa, la città si è svegliata ricoperta della scritta "Italia merda", in cui però la parola "merda" era in sloveno. La lezione che si può trarre dal "reportage" si può così riassumere: è in atto un'azione metapolitica volta - in prospettiva - allo smembramento dello Stato italiano. Se in questa azione fossero impegnati soltanto i francesi, gli austriaci o i tedeschi, la si potrebbe spiegare con l'intenzione di estendere il loro rispettivo territorio, o quanto meno la loro rispettiva sfera di influenza. Ora, però, vi partecipano anche gli inglesi. I quali, a suo tempo, non si limitarono a favorire l'unità con la loro azione diplomatica: una parte dei "mille" di Garibaldi veniva da Londra, ed in seguito accorse a dare man forte all'eroe, a capo di un contingente di volontari, il colonnello Pearl, il quale si era messo formalmente in aspettativa dall'esercito di Sua Maestà britannica.
Ora, però, essendo mutati gli interessi nazionali, gli inglesi scoprono che aveva ragione Metternich quando definiva l'Italia "una espressione geografica". Lo prova la stessa osservazione formulata dal giornalista del "Guardian": che cosa significa che Udine non è "italiana"? Forse vuole dire che il carattere nazionale coincide con il pittoresco Mediterraneo? In tal caso, però, si finirebbe per dare ragione ai leghisti delle origini, che distinguevano la "Padania" dalla "Ausonia": tra le rispettive "nazionali" venne anche organizzata una partita di calcio. Meno amichevolmente, i seguaci di Bossi delle nostre parti si riunivano nel loro ristorante preferito per stilare le liste di proscrizione dei "terroni" da espellere con la "pulizia etnica".
In realtà, l'identità nazionale è una convenzione, frutto di una operazione culturale, nè più nè meno che la lingua "ufficiale". L'italiano era in origine un "dialetto". Il tedesco letterario, invece, non è parlato in nessun luogo, tarttandosi della cosiddetta "schauspieler sprache", che significa letteralmente "lingua degli attori sulla scena". Nel 1872, dopo l'unificazione, Bismark fece redigere il vocabolario "Duden", che è ancora oggi il più diffuso: la lingua che esso codificava era però quella parlata dai prussiani. E' come se dopo l'unità si fosse imposto in Italia il piemontese. Gli abitanti delle altre regioni tedesche interpretarono questa operazione come un atto di colonizzazione culturale, e continuarono a parlare e scrivere a modo loro. L'identità nazionale non coincide comunque necessariamente con la lingua. In Irlanda, il movimento nazionalista si sviluppò paradossalmente proprio quando l'inglese soppiantava il gaelico nell'uso comune: gli irlandesi tanto più si sentivano diversi dagli inglesi quanto più li conoscevano. Nell'Europa orientale successe invece l'esatto contrario: l'uso letterario delle lingue locali, ridotte ormai ad un impiego vernacolare, accompagnò l'affermazione del nazionalismo.
Tempo fa, la televisione italiana trasmise un documentario sulla Corsica: vi si mostrava un gruppo di giovani che cantavano nella loro lingua, e poi si mettevano a discutere in francese sulle prospettive della causa indipendentista. Gli indoamericani stanno rivalutando le loro lingue - come pure la loro religione tradizionale - ma sono costretti ad usare lo spagnolo - o l'inglese - per comunicare tra di loro. Ciò non influisce comunque sulla rivalutazione dell'identità indigena, a scapito dell'influenza culturale europea.
Probabilmente, il giornalista del "Guardian" parla perfettamente l'italiano, ma non conosce il friulano, e dunque ha conversato con i cittadini di Udine nella lingua di Dante. Egli è giunto tuttavia a concludere che non si trattava di "italiani". Se viene dalle nostre parti, può trarre la stessa conclusione. 

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Mario Castellano  19/09/2021
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