Lettera aperta al Signor Presidente del Consiglio
Illustrissimo signor Presidente,
quando questa lettera perverrà ai suoi uffici, la mia richiesta di asilo politico, rivolta alla autorità della consorella Repubblica francese, sarà già stata inoltrata alla amministrazione competente.
Se Ella potesse prestare attenzione alla mia iniziativa, certamente concepirebbe soltanto una distratta curiosità nei confronti di una
gesto che le apparirà come la estemporanea bizzarria di un originale, se non di una persona intenzionata a farsi pubblicità. In realtà, le azioni clamorose vengono concepite quando si ritiene che da un lato si sia determinata una situazione di estrema gravità e di assoluta emergenza, mentre dall'altro lato sia mancata la necessaria e doverosa reazione da parte di chi dovrebbe esprimerla.
Mio nonno trovò rifugio in Francia quando l'instaurazione di una dittatura aveva privato gli italiani della libertà di espressione mentre le istituzioni dello Stato avevano da parte loro cessato di svolgere la funzione per cui erano state concepite dalla generazione anteriore: quella di rappresentare la sovranità popolare.
Non intendo paragonarmi con un uomo che poteva vantare nei riguardi del nostro paese meriti molto maggiori dei miei, che risultano al confronto molto modesti.
Non posso tuttavia fare a meno di ricordare come, trovandomi all'estero in una situazione molto delicata e difficile, che poneva in pericolo la sicurezza dello stato, venni rimproverato proprio per essermi mantenuto fedele nei confronti della Repubblica, mentre alcuni noti dirigenti di uno dei partiti componenti l'attuale maggioranza compivano una scelta contraria, ritenuta più consona ai loro interessi personali e di parte.
La nostra più alta autorità diplomatica nel paese di adozione rifiutò da parte sua di esprimere la minima dissociazione dalla scelta di costoro.
Ricordo questo precedente per sottolineare come non sia assolutamente in questione la mia fedeltà allo Stato. Né si può insinuare che io abbia manifestato la minima indulgenza nei riguardi di chi ha violato gravemente la legge penale. Nei confronti di costoro, ho espresso la più ferma condanna, insieme con l'auspicio che vengano adeguatamente sanzionati.

Se però c'è chi viola la legge commettendo atti di violenza, il Governo che Ella presiede si colloca anche esso fuori della legittimità costituzionale, senza purtroppo che nessuno degli organi detti “di garanzia” in quanto  incaricati della sua tutela, trovi nulla da obiettare.

Mi riferisco alla adozione da parte dello stato di un “pensiero unico” in materia scientifica, che determina di per sé una deriva totalitaria, come testimonia la tendenza a criminalizzare i dissenzienti con l'appoggio di molti mezzi di comunicazione; mi riferisco al sistematico ricorso ai decreti del Presidente del Consiglio, cioè ad un atto considerato amministrativo dalla Costituzione materiale, quale atto legislativo, mi riferisco alla avocazione al Governo della competenza legislativa ed amministrativa in materia di sanità, attribuita dalla Costituzione alle Regioni; mi riferisco infine alle sanzioni adottate nei confronti di medici e dipendenti pubblici per comportamenti non indicati come contrari alle norme deontologiche e disciplinari vigenti nel momento in cui venivano attuati: con questo, si è violato il principio in base al quale nessuna sanzione può essere retroattiva. Mi riferisco alle limitazioni imposte dal Governo italiano alla libertà di movimento delle persone, garantita dall'articolo 23, comma 2, della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dalla organizzazione delle Nazioni Unite; mi riferisco alla sostanziale soppressione del diritto, riconosciuto ai cittadini dalla Costituzione, di manifestare “pacificamente e senz'armi”, determinata dal divieto di svolgere dimostrazioni imposte – probabilmente a causa di una direttiva ministeriale – da tutte le autorità periferiche competenti: né tale divieto può essere giustificato dai reati commessi a Roma da alcuni criminali, e tanto meno dalla presenza di un pregiudicato ad un corteo inscenato a Milano; mi riferisco alla violazione del diritto al lavoro, reso impossibile tanto dalla imposizione di misure profilattiche sulla cui efficacia la comunità scientifica non si è ancora pronunciata in modo unanime quanto dalla esosità degli strumenti di valutazione dello stato di salute individuale, insostenibili per la maggior parte delle persone; mi riferisco infine alla limitazione della libertà di espressione, causata a sua volta da chi  confonde il dissenso – sempre lecito – da una norma vigente con la istigazione a disobbedire alle leggi.
Se dunque la responsabilità penale e morale di chi agisce con violenza ricade su questi soggetti – ed io ho sempre evitato di commettere apologia di reato, come a maggior ragione  istigazione a delinquere - la responsabilità politica è del Governo.
Su questa situazione, rimetto la valutazione alle autorità di un Paese amico e alleato, che ha facoltà di misurare la coerenza di quanto attuato dalle autorità italiane e non soltanto con la nostra Costituzione, ma anche con i trattati internazionali.
Saluti
Mario Castellano

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  26/10/2021
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved