Tra i maestri che ricordiamo con più affetto e riconoscenza, quello di maggiore statura morale ed intellettuale è stato certamente il dottor Giovanni Battista "Titta" Novaro ...
Tra i maestri che ricordiamo con più affetto e riconoscenza, quello di maggiore statura morale ed intellettuale è stato certamente il dottor Giovanni Battista "Titta" Novaro, cui toccò presiedere la Provincia di Imperia nel momento tragico del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro. Poco dopo, il dottor Novaro sarebbe morto anch'egli durante il suo mandato, stroncato dalla fatica e dall'impegno profuso per il bene comune. Prima di quei giorni terribili, avevamo pregustato, incontrandoci molto sovente per via dei nostri rispettivi incarichi, il momento in cui Moro avrebbe cooptato nel Governo il partito comunista, così permettendo all'Italia di raggiungere quell'equilibrio che il nostro Paese non ha più trovato. Per questo, ritenemmo entrambi che le lettere inviate da Moro quando era tenuto in ostaggio, in cui egli ammoniva su quanto sarebbe accaduto, non fossero apocrife, nè coartate.
Su di un punto, però, ci capitò di dissentire dal dottor Novaro, per cui oggi sentiamo il dovere di fare ammenda con la sua memoria. Il Presidente, molto apprezzato dalle autorità francesi con cui doveva confrontarsi a causa della sua carica, si rapportava con esse anche per conto di quelle di Roma, che riponevano in lui una piena e meritata fiducia. Nessuno, tra i suoi predecessori e tra i suoi successori, ha mai goduto dello stesso prestigio da entrambi i versanti del confine.
Nel giorno in cui il Papa visitò Siena - lo ricordiamo bene, perchè il suo improvviso impegno istituzionale impedì al dottor Novaro di accompagnarci con sua moglie nel nostro pellegrinaggio - egli venne chiamato a compiere una missione oltre confine. Ricordiamo, a questo riguardo, che il luogo da lui più frequentato - dopo Nizza - era Tenda, dove osservava l'inserimento (perfettamente riuscito) nello Stato francese di una comunità già appartenuta all'Italia. Proprio nell'alta valle del Roja, a cavallo del confine tracciato in seguito al Trattato di pace del 1947, era stato scoperto un importante giacimento di uranio. La Francia lo rivendicava per intero, avendo necessità di approvvigionare con questo minerale le sue centrali atomiche. L'Italia, che già si avviava a rinunziare allo sviluppo dell'energia nucleare, non era invece interessata. Novaro, in quella circostanza, patteggiò un accordo riservato tra gentiluomini, in base al quale lo sfruttamento del giacimento, che venne interamente recintato, fu attribuito alla Francia.
Il confine di Stato venne di conseguenza fatto coincidere con il limite dello scavo. Roma ottenne in cambio una fornitura di energia elettrica, di cui l'Italia è deficitaria, a prezzo scontato. L'uranio ha però anche un impiego militare, e la Francia possiede la sua "force de frappe". Roma riconosceva di conseguenza che la nostra difesa veniva sostanzialmente delegata alla Francia. Tanto più in considerazione del fatto che in quel tempo la "guerra fredda" non era ancora finita.
Questo precedente storico, di cui rimangono in vita pochi testimoni, ci ritorna alla mente apprendendo il contenuto di una delle clausole del "Trattato del Quirinale": una clausola tanto "segreta" che qui sul confine la conoscono tutti. Sopra San Giacomo di Roburent, sul versante cuneese delle Alpi, è stato scoperto un altro giacimento di uranio, più grande di quello situato nell'alta valle del Roja. Mentre il Governo di Roma è orientato a negare agli americani il controllo della "Tim" (i nostri ministri, orientati verso il "Terzo Mondo", non rinnegano la loro consegna giovanile "yankees go home"), Imperia e Cuneo hanno tutto l'interesse ad assecondare l'estensione della sfera di influenza della Francia al di qua dell'attuale confine.
Chi esce perdente dalla stipula dei nuovi accordi bilaterali è Salvini, con la sua pretesa di ripetere la politica fascista dei "cannoni a Ventimiglia". Contro la quale scendemmo in piazza tutti insieme, nizzardi, cuneesi ed imperiesi. Quel giorno, però, Paolo Celi era schierato dall'altra parte, ispirato dai suoi referenti romani e "vaticani" Izzo e Benotti. Che oggi escono perdenti dalla stipula del "Trattato del Quirinale".
La gente che vive sul confine vuole che sia cancellato, e non trasformato in un "trentottesimo parallelo", su cui certi signori di Roma vorrebbero fare i turisti a nostre spese. Se a questi signori piace la Cina, da cui importano le mascherine, noi abbiamo altri punti di riferimento.