già ospite abituale di "talk show" televisivi, si è visto improvvisamente disdire gli appuntamenti già fissati presso i più noti conduttori: "sic transit gloria mundi". L'errore compiuto da alcuni dirigenti del suo movimento consiste nell'avere confuso la curiosità nei riguardi di posizioni considerate eccentriche ed il proprio effettivo prestigio, tra una effimera notorietà e la reale influenza sulla società. Che naturalmente si può acquisire approfittando della spinta conferita ai "no vax" dal trovarsi al centro dell'attenzione, ma che potrà consolidarsi solo se essi saranno in grado di munirsi di una organizzazione, e soprattutto di un programma. Qui si trova il loro punto debole: le manifeste illegittimità in cui è incorso il Governo, e lo stesso progressivo venir meno dei diritti civili e personali stabiliti dalla Costituzione non si combattono con una mobilitazione momentanea, determinata da un pur giustificato risentimento. Le misure restrittive costituiscono infatti la conseguenza e non la causa, della condizione in cui si trova lo Stato italiano. Se il movimento riesce dunque ad individuare l'origine della situazione presente, esso può costruire una alternativa rispetto all'attuale sistema. Altrimenti, i "no vax" potranno anche rimanere per un certo tempo sulla scena, ma soltanto some sintomo di una comprensibile reazione alle tendenze autoritarie del potere, ma non diverranno lo strumento in grado di rovesciarlo.
Non vi è dubbio che questo risultato si possa ottenere soltanto per via rivoluzionaria, ma ogni tentativo rivoluzionario fallisce inevitabilmente se non è in grado di darsi una strategia, una organizzazione capace di attuarla e degli obiettivi in funzione dei quali mobilitare la gente. Oggi mancano tutti e tre questi requisiti. Manca la strategia in quanto le piazze - benchè piene - non sono in grado di rovesciare il Governo; manca un soggetto politico, in quanto ciascuno dei settori confluiti nella protesta risulta condizionato dalla sua origine: si spazia dalla estrema destra alla estrema sinistra, dal separatismo all'anarchia, e non si vede chi possa compiere una "reductio ad unum" - quanto meno una mediazione - tra tutte queste anime tanto diverse tra loro. Manca infine un progetto alternativo di società.
Tutte queste carenze non porteranno tuttavia ad uno spegnimento nei tempi brevi della protesta, in quanto essa viene alimentata dal crescente malessere sociale, al quale il Governo non è assolutamente in grado di fare fronte. Questa è la differenza più importante con il Sessantotto. Anche allora, si partì da un problema specifico, cioè la crisi della scuola, per arrivare alla "contestazione globale", cioè ad una istanza rivoluzionaria. Che non si poteva certamente realizzare nel contesto dell'Occidente. Sarebbe stato tuttavia possibile impiegare la spinta espressa dal movimento per costruire una alternativa. Il Partito Comunista non era però disposto a promuoverla: i suoi dirigenti volevano soltanto essere cooptati nel sistema di potere costituito dalla Democrazia Cristiana, ripetendo l'esperienza dei socialisti di Nenni. A chi rilevava il loro fallimento, Berlinguer rispondeva rivendicando l'asserita "diversità" del suo partito, cioè una presunta superiorità morale dei comunisti. Si perse così l'opportunità di costruire una alternativa riformista.
Oggi, rispetto ad allora, esiste la differenza che abbiamo già ricordato, e cioè la tendenza ad una destabilizzazione sociale ormai inarrestabile, che impedisce ogni tentativo di restaurazione. C'è poi un'altra differenza con il passato. Dopo il Sessantotto, si aprì una stagione di espansione delle libertà civili, culminata con il referendum sul divorzio: oggi quelle libertà vengono invece conculcate. Il movimento, pur non potendo sperare in un esito rivoluzionario, può tuttavia trovare una prospettiva nell'organizzare la resilienza.
Qui torniamo al punto di partenza. L'esponente dei "no vax" di Sanremo può esprimersi attraverso il nostro blog, sempre che non lo usi - naturalmente - per violare la legge. Chi non vuole prendere il "green pass" si collega con gli altri oppositori per costituire una rete di passaggi sui mezzi di trasporto privati. Si tratta di iniziative volte ad aggirare la censura sui "media" e le norme che restringono la libertà di movimento, ma il loro raggio di azione può essere ampliato man mano che la crisi si aggrava.
Abbiamo già notato come l'arcivescovo di Genova intende promuovere le nuove forme di economia circolare e "no profit". Le nuove forme di solidarietà hanno il pregio di non violare la legge, oltre che di stabilire tra la gente dei legami non effimeri, connessi con la soddisfazione dei suoi bisogni più elementari. Si costruisce così poco a poco il tessuto connettivo di una società diversa: così sorsero i liberi comuni. Questo processo viene favorito dalla incapacità dello Stato di offrire i servizi sociali: nella nostra provincia, non si potrà più prendere l'autobus neanche con il "green pass", perchè l'azienda dei trasporti non ha più soldi per pagare il combustibile. Più avanti dovremo portare l'acqua con le taniche perchè i tubi sono bucati.
Il "bassotto", intanto, è contento perchè ha fregato suo nipote: grazie anche al "soccorso rosso". La selvaggina ha colpito ancora.