Mentre scriviamo, i ministri degli esteri degli Stati Uniti e della Russia si incontrano ancora una volta a Ginevra...
Mentre scriviamo, i ministri degli esteri degli Stati Uniti e della Russia si incontrano ancora una volta a Ginevra, nel tentativo di fermare la guerra in Ucraina. Le probabilità di riuscita appaiono minime, in primo luogo perchè Lavrov esige dalla sua controparte una risposta scritta, che è già stata rifiutata in anticipo. In secondo luogo, il documento presentato agli americani si configura come un ultimatum, anche se non viene definito formalmente come tale. Mosca esige non soltanto la garanzia che l'Ucraina rimanga fuori dall'Alleanza Atlantica, ma anche una serie di adempimenti manifestamente inesigibili, cioè il ritiro di tutte le truppe occidentali e di tutti gli armamenti dislocati nei Paesi già membri del Patto di Varsavia.
L'Europa tornerebbe così alla situazione precedente il 1989, ed anzi ad una condizione peggiore dal punto di vista dell'Occidente. I Paesi dell'Est rimarrebbero infatti nella Alleanza Atlantica, e continuerebbe dunque a valere per essi la clausola che prevede il suo intervento in soccorso di ogni suo componente quando venga aggredito. Questa garanzia però in tanto vale in quanto sul suolo dei Paesi alleati permangono dei soldati americani, la cui vita costituisce un pegno del mantenimento dei patti stabiliti tra i Paesi contraenti l'Alleanza Atlantica. Il motivo per cui viene respinta l'altra richiesta della Russia, cioè l'impegno a non accogliere l'Ucraina nella NATO, è che ciò violerebbe il principio di autodeterminazione, in base al quale ciascun popolo è libero di decidere il proprio "status" giuridico.
E' già in atto un ponte aereo che porta a Kiev dalla Gran Bretagna le armi anticarro destinate a fermare i mezzi corazzati della Russia. I mezzi di informazione hanno già assoldato gli esperti militari, che sono solitamente chiamati a commentare le guerre. Blinken ha detto infine al personale della ambasciata in Ucraina che deve tenersi pronto per l'inizio delle ostilità. Quando si annunzia un conflitto, occorre decidere da quale parte ci si schiera. "Nulla quaestio" per quanti si riconoscono senza riserve tanto nel regime politico del Paese di cui sono cittadini, ed inoltre non avanzano, neanche in prospettiva storica, alcuna istanza separatistica. Chi si schiera invece all'opposizione, per non parlare di chi si propone di realizzare una secessione, deve invece compiere una scelta più difficile. Costoro possono accantonare le loro rivendicazioni nel nome di alcuni principi condivisi con le autorità dello Stato cui appartengono, oppure decidono di collaborare con la parte avversa, in base al principio per cui "il nemico del mio nemico è mio amico".
Quando seppero che l'Italia entrava in guerra contro l'Austria, Cesare Battisti, Nazario Sauro e gli altri irredentisti decisero da quale parte avrebbero combattuto, e vennero per questo considerati "traditori". Gandhi e Ben Gurion, pur essendo in atto un contenzioso sull'indipendenza dei loro rispettivi Paesi, si schierarono con la Gran Bretagna. Questa scelta venne compiuta in base ad un calcolo realistico su chi avrebbe vinto la guerra; la partecipazione degli indiani e degli ebrei alla causa degli Alleati venne inoltre ripagata con una sorta di cambiale, che alla fine della guerra venne portata puntualmente all'incasso, e significò la conquista dell'indipendenza. L'europasta per affrontare il primo conflitto tra Stati dopo il 1945.
La Russia farà tutto il possibile per suscitare e sostenere ogni sorta di opposizione nei Paesi occidentali. Ci si può fidare, però, di un alleato che dimostra di non tenere in alcun conto, nella propria sfera di influenza, del principio di autodeterminazione? I separatisti, da parte loro, devono decidere quale strada vogliono intraprendere per superare l'attuale assetto degli Stati nazionali. Dalle nostre parti, volendo praticare la "pulizia etnica" sul modello di Milosevic, si diedero a redigere a suo tempo le liste di proscrizione dei meridionali, specie di quelli inseriti nell'apparato dello Stato. Per fortuna, Milosevic finì in prigione, e Bossi ripudiò il separatismo. Noi auspichiamo che le Regioni divengano indipendenti come esito della piena affermazione della democrazia in Europa occidentale.
La via "scozzese" è migliore di quella "jugoslava". La storia non è però sempre lineare, e non mancano quanti - auspicando una guerra civile - si sono allenati nel Donbass, nel Kurdistan e addirittura nello "stato islamico". Tutta questa gente è impaziente di mettere in pratica l'insegnamento che ha ricevuto.

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Mario Castellano  31/1/2022
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