La seconda uscita pubblica del movimento "free vax" ...
La seconda uscita pubblica del movimento "free vax" (l'etichetta di "no vax" viene sdegnosamente respinta, dal momento che alcuni dei suoi stessi dirigenti sono stati inoculati con tre dosi, e lo dichiarano apertamente) nella centrale Piazza Colombo di Sanremo eguaglia praticamente il numero di partecipanti della prima uscita. Il successivo concerto di Povia raccoglie ben millecinquecento spettatori, ma qui c'entra l'impegno civile. I quasi quattrocento che assistono al comizio vengono inoltre da tutta la provincia: sono rappresentate Ventimiglia ed Imperia.
Gli oratori non mettono l'accento - come avveniva in precedenza - sugli argomenti scientifici contrari all'impiego dei vaccini, per non essere accusati di parlare di medicina senza cognizione di causa, ed essere dunque trattati alla stregua di ciarlatani. Vengono invece usati ampiamente nei loro discorsi due argomenti ben più efficaci: uno, di ordine giuridico, consiste nel denunziare la illegittimità costituzionale delle norme in materia di profilassi imposte dal Governo; l'altro, di carattere viceversa economico, è il malessere del mondo delle imprese, mandate in rovina dalle chiusure, dalle restrizioni, dall'aumento di prezzo dell'energia e dalla mancata presenza dei turisti. L'applauso più grande lo riceve - a scena aperta - l'oratore che denunzia l'incoerenza dimostrata da Salvini e dalla Meloni quando hanno abbandonato a se stesse le categorie che dicevano di voler difendere. Qui si ricompone, come in un momento magico, la divisione tra le due anime della piazza: quella "di sinistra" e quella "di destra", l'una da sempre opposta ai populisti ed ai fascisti, l'altra delusa dal loro tradimento. Anche le differenze nell'aspetto esteriore tra queste due anime sembrano quasi sparite: se tutte le donne esibiscono la nota bruttezza e sciatteria delle femministe, tutti gli uomini indossano il "blouson noir", che pare divenuto una sorta di uniforme del movimento, come l'eskimo verde nel Sessantotto.
Non se ne può tuttavia trarre la conclusione che la componente femminile sia di sinistra, e quella maschile di destra, quanto piuttosto l'idea di una omologazione nella comune avversione al sistema. Anche negli argomenti tendono a sparire le differenze di origine: il libertarismo accomuna tutti nel rigetto delle limitazioni imposte tanto alla libertà di intrapresa quanto a quella di movimento. Non ci sono dunque più reciproci pregiudizi, da una parte nei confronti di chi si oppone alle convenzioni sociali, dall'altra nei riguardi dei "padroni": si sentono gli effetti di una proletarizzazione che ha distrutto la classe media, creando una massa di disperati propensi ad una radicalizzazione che non si inquadra però nei vecchi schemi.
Fusaro sarebbe contento nel constatare come stiano sparendo quelle che chiama "le vecchie dicotomie". Rimane incerta la prospettiva verso cui indirizzare il movimento. Tanto più numerose, fondate e perfino drammatiche risultano le sue motivazioni sociali, che possono espandere in prospettiva la sua base a categorie sempre più ampie, tanto più si stenta ad individuare e ad intraprendere delle iniziative - come la "class action" - che da una parte lo renderebbero più efficace, e dall'altra lo collocherebbero saldamente su di un piano legalitario. L'impressione è che sia sempre forte una sorta di "richiamo della foresta", la tentazione cioè di intraprendere la via degli scontri di piazza.
Commentiamo tutto questo con un'amica presente anch'ella alla manifestazione. Dalla nostra conversazione emerge la percezione di un duplice pericolo, di un conflitto internazionale e di un conflitto interno. L'uno può essere il riflesso e la conseguenza dell'altro. In questo caso la radicalizzazione del movimento gli varrebbe l'appoggio di qualche soggetto straniero, ma dall'altra parte lo esporrebbe alla accusa di "lavorare per il re di Prussia". Occorre dunque compiere con urgenza una scelta.
La crisi sociale è destinata a precipitare con l'inizio della guerra in Ucraina. A questo punto, ogni azione volta a ricomporre il tessuto sociale si configura come alternativa rispetto ad un ordine costituito che lo Stato non è più in grado di mantenere. Un giorno, i nuovi soggetti sociali e culturali che stanno costituendo spontaneamente sostituiranno naturalmente le attuali aggregazioni statuali, avendo il vantaggio di fondarsi su di una identità condivisa e su di una solidarietà spontanea. Sta per avvenire qualcosa di simile a quanto avvenne tra la fine del mondo antico e l'alto Medio Evo. Alla fine di questa fase, ai nuovi soggetti che si stanno costituendo basterà dichiararsi quali titolari del potere ristabilito.