Alcuni illustri commentatori, tra cui Lucio Caracciolo su “La Repubblica”, asseriscono che il perseguimento di quanto sia Zelensky, sia Biden, sia Johnson considerano ...
Alcuni illustri commentatori, tra cui Lucio Caracciolo su “La Repubblica”, asseriscono che il perseguimento di quanto sia Zelensky, sia Biden, sia Johnson considerano come una vittoria nell’attuale guerra tra la Russia e l’Ucraina comporterebbe comunque – ammesso e non concesso che un tale esito risultasse possibile – la sconfitta dell’Europa.
La cui economia rimarrebbe infatti distrutta per effetto della ricaduta delle sanzioni imposte al regime di Putin.
Caracciolo considera naturalmente inaccettabile una sconfitta dell’Ucraina, consistente nell’accettare una sua eventuale menomazione territoriale.
Questa presa di posizione del noto studioso di geopolitica ha un precedente storico significativo: il Papa Benedetto XV, nel corso della Prima Guerra Mondiale, suggerì ai belligeranti di fermare le ostilità.
La sua proposta risultava però irrealizzabile, non solo e non tanto essendo inconcepibile che la Francia rinunziasse alla Lorena, o che l’Italia rinunziasse a Trento e Trieste: una eventuale cessazione delle ostilità su linee armistiziali coincidenti con la situazione sul terreno avrebbe infatti lasciato sussistere tanto gli Stati nazionali componenti l’Intesa, fondati sul principio della sovranità popolare, quanto gli Imperi, i quali si reggevano viceversa sul principio di legittimità.
Una tregua avrebbe potuto dunque tutt’al più procrastinare – ma non assolutamente evitare – la definitiva resa dei conti tra due postulati inconciliabili.
In realtà, la mossa del Papa era motivata dal fatto che la Curia Romana manteneva ancora la speranza di perpetuare – nonostante il conflitto – la vigenza del principio di legittimità.
Questo avrebbe però significato la sconfitta della parte che a tale principio si opponeva.
Supponiamo dunque, riferendoci alla situazione attuale, che fosse possibile ottenere un “cessate il fuoco”.
In questo caso, la guerra finirebbe come quella di Corea, combattuta non a caso tra due sistemi ideologici che – malgrado le loro divergenze – avevano deciso comunque di convivere.
Avremmo così una Ucraina dell’Est, filorussa – e sostanzialmente russificata – ed una Ucraina dell’Ovest filo occidentale, inevitabilmente ridotta a propaggine dell’Alleanza Atlantica: proprio come esistono la Corea del Nord e la Corea del Sud.
La Russia ne uscirebbe certamente sconfitta, non essendo riuscita nel suo dichiarato intento di affermare il proprio potere imperiale e teocratico, imperniato sull’idea della “Terza Roma”: neanche, si badi, sui territori che dovrebbero essergli subordinati in base all’asserita comune identità nazionale.
Risulterebbe però anche sconfitta l’Ucraina, in quanto costretta a rimettere l’estensione – come anche, in sostanza, la stessa sopravvivenza della propria sovranità – all’arbitrio dell’aggressore.
A questo punto, non varrebbe più il principio di autodeterminazione dei popoli, negato espressamente a questo Paese, ma anche messo in discussione per tutti gli altri.
Caracciolo non si rende dunque conto, a nostro modesto avviso, che ci troviamo davanti ad un conflitto mortale, proprio come quello combattuto tra il 1914 ed il 1918.
Per giunta, quella che l’illustre studioso considera una vittoria dell’Europa coinciderebbe forse con gli interessi di Bruxelles, ma non con le esigenze di Kiev, di Washington e di Londra.
Quella di Caracciolo risulta dunque essere – alla prova dei fatti - una sia pur nobile e generosa illusione.