Il nostro “Partito Trasversale” ha esibito la propria simpatia per la Russia nel conflitto con l’Ucraina riaffermando la contrarietà all’Alleanza Atlantica ...
Il nostro “Partito Trasversale” ha esibito la propria simpatia per la Russia nel conflitto con l’Ucraina riaffermando la contrarietà all’Alleanza Atlantica: che comunque nessuno mette in discussione, a prescindere dalle diverse posizioni in merito all’invio di armi ad una delle parti in conflitto.
I dirigenti “democratici”, così ligi all’osservanza dei nostri impegni internazionali, non hanno evidentemente nulla da ridire al riguardo.
Costoro sono “in tutt’altre faccende affaccendati”, dovendo reperire i soldi per il combustibile e per gli stipendi della Riviera Trasporti.
E’ stata tuttavia notata l’assenza dalla manifestazione di quanti curano “in loco” gli interessi della Serbia, ferrea alleata della Russia.
È in atto evidentemente una divisione dei compiti tra chi si incarica di conferire una veste ideologica alle istanze di questa consorteria, e chi viceversa si occupa dei rapporti economici: la cui tutela richiede di adottare un “basso profilo”.
Non vi è però alcun dubbio sul fatto che entrambe le componenti hanno in comune l’avversione non tanto nei riguardi dell’Ucraina, quanto piuttosto nei riguardi della linea assunta dal Governo italiano sull’attuale crisi.
Che può tuttavia causare, qualora dovese aggravarsi, ulteriori problemi al nostro già malandato trasporto pubblico: come si dice in francese, “tout se tien”.
Le Autorità di Kiev non possono comunque scegliere i loro alleati, e devono combattere con i mezzi messi a loro disposizione da chiunque sia motivato da interessi o da principi coincidenti con la difesa della indipendenza e dell’identità dell’Ucraina.
Il nostro “Partito Trasversale”, anche se costituito da soggetti appartenenti a parti politiche in apparenza opposte, si configurava tuttavia come il prodotto nello steso tempo più tipico e più degenerato di un sistema politico dominato dall’adesione incondizionata alle diverse ideologie.
Compiendo tali professioni di fede, e rinnovandole periodicamente nei comizi e nelle assemblee di sezione, ci si assicurava una brillante carriera in qualità – a seconda del proprio livello gerarchico – di parlamentari, di amministratori o quanto meno di funzionari di partito.
Chi ha avuto una simile fortuna, rimpiange naturalmente i suoi bei tempi.
Che per fortuna sono però definitivamente tramontati, dato che oggi ci si confronta – come abbiamo sempre ricordato – nel nome delle diverse identità, siano esse nazionali, regionali o religiose.
Il 24 febbraio 2022 segna uno spartiacque nella storia simile al 28 giugno 1914, quando fu consumato l’attentato di Sarajevo.
Ci fu allora chi credette possibile continuare la “Belle Époque”, e c’è ora chi vuole prorogare i discutibili fasti della Prima Repubblica.
Se la nostalgia è comprensibile, non lo è assolutamente l’errore politico commesso da chi continua ad applicare agli attuali conflitti le vecchie categorie ideologiche.
Costoro finiscono infatti per opporsi all’esercizio dell’autodeterminazione dei popoli, che costituiva la discriminante in base alla quale ci si divideva nel tempo della Grande Guerra, ed in base alla quale ci si divide anche nel momento presente.
Gli errori compiuti nel tempo dei conflitti dell’ex Jugoslavia dovrebbero avere insegnato qualcosa agli inossidabili dirigenti della “Sinistra” locale.
Che invece li ripetono pedissequamente – ad un livello ben più alto, ben più tragico e ben più disastroso – nel caso dell’Ucraina: “Perseverare diabolicum”.
I nostalgici della Prima Repubblica si ritrovano così sempre più spaesati.
Fino al punto che gli attuali dirigenti ex comunisti risultano incapaci di esprimersi non solo e non tanto sui grandi temi della politica estera ed interna (che comunque non si decidono ad Imperia), ma anche sulle più prosaiche questioni amministrative, da cui dipende la vita quotidiana dei cittadini: dal trasporto pubblico che si ferma per mancanza di combustibile (e soprattutto di stipendi) all’acquedotto che non funzione perché i tubi sono bucati come una gruviera.
Questo silenzio assordante è dovuto al fatto che la stessa logica spartitoria instaurata nell’era della “selvaggina” ha portato alcuni dirigenti di “Sinistra” ad occupare le relative posizioni di potere.
Non si può dunque criticare un sistema in cui si è stati cooptati.
Vorremmo però almeno sapere in cambio di che cosa, oltre – naturalmente – al proprio personale tornaconto.
Come ammoniva Lenin, se non si decide da quale parte della barricata situarsi, si finisce per essere la barricata.
Tra costoro annoveriamo anche Padre Fanzaga, il quale definisce “anticristici” tanto la Russia quanto l’Occidente: l’una perché il Patriarca si è messo al servizio di Putin; l’altro perché lo Stato pretende di regolare i rapporti tra le persone senza conformarsi necessariamente con il precetto religioso.
Lo Stato confessionale risulta però inaccettabile tanto se l’altare è subordinato al trono quanto se il trono è subordinato all’altare.
Lo scontro in atto in Ucraina coinvolge anche noi Occidentali proprio in quanto rifiutiamo il confessionalismo in entrambe le sue forme.
Il principio della laicità dello Stato, inteso come il punto di arrivo dell’evoluzione del pensiero giudaico – cristiano, costituisce ormai una parte integrante della nostra identità collettiva, un denominatore comune tra le diverse appartenenze nazionali, regionali e religiose.
Si tratta però di un ideale che non può essere tutelato dai burocrati di Bruxelles.
I quali, essendo ormai esaurita l’ispirazione propria dei padri fondatori dell’Unità Europea, si occupano soltanto degli interessi: i propri, per giunta, e non quelli dei popoli.
Nella nuova guerra, si formerà inevitabilmente una nuova generazione, ed una nuova classe dirigente, con le sue specifiche motivazioni ideali.
Questo avviene d’altronde in occasione di ogni grande conflitto.
Oggi lo scontro è tra due grandi alleanze: da una parte quella extraeuropea, in cui confluiscono i fautori di una teocrazia ispirata all’Impero Bizantino, ma anche i Musulmani e quanti si rifanno alla radice buddista e confuciana; dall’altra parte, quella conformata dal pensiero occidentale.
Che certamente trae origine dal cristianesimo, ma da un cristianesimo liberale.
Se l’Occidente vuole sopravvivere, dovrà trovare un punto di equilibrio tra la sua radice religiosa e la sua ispirazione civile, che comporta da una parte la laicità dello Stato, e dall’altra parte il principio di autodeterminazione dei popoli.
Né l’uno né l’altro potranno sopravvivere se saranno negati nel caso dell’Ucraina.