Quanto “fa notizia” non è certamente il fatto che i “Pentastellati” siciliani ...
Quanto “fa notizia” non è certamente il fatto che i “Pentastellati” siciliani – dopo avere celebrato nell’Isola le “Primarie” con i Democratici (naturalmente a spese di Letta) - abbiano rotto il patto, essendo usciti perdenti: suscita invece ilarità la protesta del “Nazareno”, che parla addirittura di “Alto Tradimento”.
L’uso stesso di questo termine – connesso con l’esistenza dello Stato moderno, e risalente anzi all’epoca dell’Assolutismo – rivela come tra Letta ed i suoi ex alleati esista una differenza incolmabile di cultura generale, ancor più che di cultura politica.
Nella logica tribale che ancora domina la Sicilia - fatta conoscere agli spettatori americani dai film con Marlon Brando, ma evidentemente ancora sconosciuta dalle parti del “Nazareno” - la lealtà vale soltanto tra appartenenti allo stesso clan: ovvero alla stessa cosca, che in effetti aveva in origine (e presso la ‘ndrangheta tuttora mantiene) le caratteristiche del vincolo di sangue.
I dirigenti democratici dovrebbero essere edotti di come si ragiona nelle culture extraeuropee da quanto avvenuto ad uno di loro, cioè Minniti: il quale, data la sua profonda radice calabrese, stipulò un patto (non è proprio il caso di definirlo “di gentiluomini”) con i capi della tribù del Fezzan, che dopo la dissoluzione della Libia costituiscono ormai uno Stato indipendente.
In cambio di una cospicua somma di danaro, costoro si impegnavano a sgozzare nel deserto i migranti provenienti dall’Africa Nera, lontano dalle telecamere che inquadrano i cadaveri galleggianti nel Mediterraneo.
Poco dopo avere sottoscritto l’accordo – immaginiamo la scena, solennizzata dalla consumazione di cibi al peperoncino piccante – i “leader” tribali lo ruppero, chiedendo più soldi quanti se ne fossero pattuiti.
L’attraversamento del Sahara riprese così a pieno ritmo.
Ora, evidentemente, qualche “Pezzo da Novanta” esigeva che la Destra riprendesse il Palazzo dei Normanni: il cui nome stesso dovrebbe ammonire gli stranieri circa la provvisorietà di ogni dominio continentale sulla Sicilia.
Si tratta più o meno degli stessi potentati che hanno spinto Conte ad abbattere Draghi, e – non paghi di ciò - lo incitano a togliere quanti più voti possibile a Letta.
Con il risultato che avremo un Governo Meloni, incaricato di completare la “terzomondizzazione” dell’Italia.
La realtà è che per tenere testa a chi si propone questi disegni – si tratti di borgatari di Roma, di mafiosi siciliani o di camorristi napoletani – non ci vogliono dei personaggi levigati come i Professori della Sorbona: ci vuole piuttosto della gente che conosca coloro con cui ha a che fare per averci convissuto, sporcandosi le mani.
L’unico soggetto che sa quanto sia importante portare “l’odore delle pecore” si trova però sull’altra riva del Tevere, e la sua scelta dimostra come la Chiesa sappia dove va il mondo.
Alcuni anni or sono – quando ancora ci illudevamo di “raddrizzare la gambe ai cani” – entrammo nelle stanze ovattate del “Nazareno”: alle Botteghe Oscure si respirava almeno un clima “sovietico”, mentre nella nuova sede sembra di trovarsi nel quartier generale di una multinazionale.
Avemmo dunque l’onore di essere ricevuti dal responsabile “del Territorio” (!?), tale Compagno Tramontana.
Malgrado il suo nome richiamasse il “Vento del Nord”, si trattava di un personaggio “all’amatriciana”: a Roma, i Settentrionali sono più spaesati dei Giapponesi.
Costui ignorava addirittura in quale Regione si trovasse Imperia: è come se un ingegnere non sapesse quanto fa uno più uno.
Le mafie, scavalcando la fragile burocrazia di partito, erano già arrivate da decenni ad insediarsi dalle nostre parti.
L’ultimo “missus dominicus” inviato da Roma, scelto personalmente dallo “Zio Sandro” Natta, fu un sardo - tale Ledda, se la memoria non ci inganna – il quale poteva dire come Giulio Cesare: “Veni, vidi, vici”.
Costui era stato infatti incaricato di regolare i conti con il malcapitato Dulbecco, che venne degradato sul campo da Segretario della Federazione: la fucilazione non rientrava più – per sua fortuna – tra le prerogative del “Commissario del Popolo”.
Così il “Partito della Selvaggina” prese definitivo possesso della gerarchia locale, e non l’ha più mollata.
Ora gli ex Comunisti sono colpiti dalla sindrome detta “della Suburra”, anche se il suo massimo rappresentante – l’ex Capo di Gabinetto del Sindaco – non viene certamente dagli attuali quartieri malfamati dell’Urbe, essendo addirittura figlio del Magnifico Rettore della “Sapienza”.
Pare che costui non si limitasse alle minacce, ma venisse a vie di fatto con i funzionari capitolini.
In Liguria, l’Assessore Benveduti, il quale è addirittura svizzero (tutto il mondo è paese), minacciava gli impiegati fannulloni della Regione di applicare loro delle pene corporali.
Il Capo di Gabinetto testimonia però che da questo punto di vista non c’è differenza tra la Destra e la Sinistra.
Nel merito, in effetti, non ce n’è nessuna, ma si deve tener conto - per onestà intellettuale – di come la Meloni intenda elevare a sistema dei metodi che la parte opposta usa ancora in modo sporadico ed a titolo individuale.
La scelta che ci si para dinnanzi il Venticinque Settembre è dunque tra il un Primo Mondo con forti coloriture mediterranee ed un Terzo Mondo senza sfumature.
C’è, in verità, una terza ipotesi: quella che l’Italia – non tollerando in parte quest’ultima prospettiva – finisca per spaccarsi secondo linee territoriali.