LETTERA APERTA AL CARDINALE SCHOENBORN
Eminenza Reverendissima,

Tra pochi giorni, Ella verrà di nuovo in Italia, un Paese che ben conosce e di cui parla perfettamente la lingua, per assistere al Concistoro nel quale il Papa creerà molti nuovi Cardinali.

Il giorno successivo, tutti i partecipanti potranno seguire il Pontefice – se accetteranno il suo invito – fino all’Aquila, dove Francesco presiederà la grande festa detta della “Perdonanza”, che si svolge presso la Basilica di Collemaggio.

Si tratta di uno dei grandi momenti tradizionali della pietà popolare, in cui il nostro popolo – nella fattispecie quello dell’Abruzzo – non celebra soltanto la propria fede, ma anche sé stesso:
cercando nelle proprie radici le motivazioni che gli permettono di sopravvivere, affrontando e superando le prove della storia.

A Collemaggio è sepolto Celestino V, la cui figura – essendo stato per secoli, fino a Benedetto XVI, l’unico Papa ad avere rinunziato al Ministero Petrino – ricorda come le vicende della Santa Sede non siano estranee a quelle dell’Italia: il Cardinale Caetani, immerso nelle dispute feudali – era stato lui a ricevere da Sciarra Colonna il famoso “schiaffo di Anagni” – non tollerava che un personaggio ascetico, quale era Pietro da Morrone, mantenesse il Papato al di fuori di queste trame.

Fu infatti il futuro Bonifacio VIII - che non a caso Dante destina all’Inferno – ad esercitare pressioni volte a fare rinunziare il proprio predecessore.

Come Ella vede, anche quando si torna a scegliere il Pontefice – come avviene ormai senza interruzione dal 1978 – fuori dai confini dell’Italia, il rapporto con questo Paese risulta inscindibile.

Bergoglio ha data indicazione alla Chiesa italiana di rimanere neutrale nella disputa elettorale.

Se anche il settore dell’Episcopato, del clero e del laicato ancora fedele ai principi del Cattolicesimo liberale e democratico potesse pronunziarsi, questo non cambierebbe il risultato: dopo una parentesi di settantasette anni, l’Italia sarà di nuovo governata – a partire del Venticinque Settembre – dai nazionalisti dell’estrema Destra.

Sarebbe dunque ipocrita attribuire alla Chiesa la responsabilità di quanto sta per succedere.

I democratici – uso questa espressione nel senso più ampio, non riferendomi certamente al ridicolo Partito di Letta – ed in particolare, per quanto mi riguarda, i Cattolici democratici, non si sono rivelati moralmente ed intellettualmente all’altezza del loro compito storico.

Tuttavia, la scelta compiuta dalla Santa Sede - e su sua indicazione dalla Chiesa italiana – è suscettibile di conseguenze piuttosto gravi.

Mentre noi obbediamo al Papa, il settore tradizionalista è infatti l’unico a non mantenersi neutrale: a Rimini non si nasconde l’esultanza per la fine – annunziata ed imminente – della fase storica iniziata con l’introduzione del divorzio e culminata con l’espressa rinunzia da parte della Chiesa a regolare in base al Diritto Canonico gli effetti civili del matrimonio: in questo tempo, l’Italia, in controtendenza rispetto a quanto era stato stabilito dal Concordato del 1929, si era avviata ad essere uno Stato laico.


D’ora in poi, in base all’orientamento della Signora Meloni e di tutti i suoi seguaci cattolici, la norma dello Stato tenderà a coincidere con il precetto religioso.
Ella vedrà dunque tra pochi giorni per l’ultima volta il Paese in cui siamo nati e siamo cresciuti, e che Ella si era abituato a conoscere.
So benissimo che questo Paese non piace ai tradizionalisti, ma so altrettanto bene come si tratti dell’unica Italia che – praticando nel proprio ambito la tolleranza – ha costituito l’ambiente esterno più propizio per la concezione e la crescita di una Chiesa dedita – a partire dal Pontificato di Giovanni XXIII - a praticare l’ecumenismo ed a promuovere la pace tra i popoli.
Di questo, tutti abbiamo goduto ed apprezzato i risultati.
D’ora in poi, siamo destinati a soffrire l’intolleranza indotta da ogni nazionalismo esasperato, basato per giunta su di una identità fittizia, ma usata come pretesto per una “reductio ad unum” forzosa delle diverse realtà conviventi nel nostro Paese, tanto regionali quanto ideologiche.
In particolare, per quanto mi riguarda, quella cattolica liberale, i cui componenti si avviano a soffrire una duplice emarginazione, tanto da parte dell’Autorità civile come da parte dell’Autorità religiosa: ho già vissuto personalmente questa triste esperienza, di cui vedo di nuovo con preoccupazione affiorare i sintomi.
Per questo, Eminenza Reverendissima, Le chiedo – umilmente ma fermamente – di non voltarsi dall’altra parte davanti alla nostra richiesta di aiuto.
Mi permetto di ricordare un episodio della storia del Suo Paese: quando – dopo l’infausto marzo del 1938 – molti plaudivano alla fine della Indipendenza, il Suo Predecessore, il Cardinale Innitzer, di venerata memoria, rimase quasi solo a difendere l’identità spirituale dell’Austria, venendo per questo pubblicamente offeso e perseguitato dai nazisti.
Oggi, mentre anche un sedicente cattolico liberale come Marcello Pera accetta per opportunismo e per convenienza di candidarsi con i confessionalisti, noi rimaniamo quello che siamo.
Il contributo dei Cattolici liberali alla cultura ed alla storia dell’Italia è troppo importante per essere rinnegato.
Ci rattrista dover chiedere aiuto agli stranieri, ma siamo – per l’appunto - tutti cattolici, cioè universali, e dunque la nostra causa non si identifica con le vicende particolari di un Paese.
La ringrazio per l’attenzione e Le porgo i più filiali ossequi.
Suo affezionatissimo in Cristo
Mario Castellano

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Mario Castellano  24/8/2022
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