“La Repubblica” ha dato notizia soltanto incidentalmente dell’esito del viaggio compiuto a Washington da Urso ...
“La Repubblica” ha dato notizia soltanto incidentalmente dell’esito del viaggio compiuto a Washington da Urso in rappresentanza della Meloni, riferendo soltanto quanto detto dal Presidente della Commissione di Vigilanza in merito alle rivelazioni sui finanziamenti provenienti dalla Russia per i nostri Partiti.
Gli Americani tengono però riservato quanto hanno scoperto, minacciando implicitamente di renderlo di pubblico dominio se e quando a Roma si dovesse commettere uno sgarro.
Più interessante risulta domandarsi che cosa significhi questo viaggio.
Il precedente più illustre è costituito dalla trasferta di De Gasperi, avvenuta nel 1947, quando gli venne impartito l’ordine di escludere i Comunisti dal Governo.
Nel caso attuale, più che alla stipula di una alleanza con il Partito della Meloni, si assiste ad una presa d’atto di quanto è ormai ritenuto ineluttabile a Roma.
Urso ha esibito una dichiarazione, rilasciata da un Ministro di Biden, in cui si attesta la lealtà atlantica del suo Partito.
Che comunque non può essere messa in dubbio: la Meloni, infatti, deve tenere conto dei rapporti di forza.
Non si può considerare neanche appropriato un paragone con gli accordi di Evian, con i quali la Francia acconsentì a ritirarsi dall’Algeria, o con quelli di Parigi e di Doha, con cui venne concordata l’uscita degli Stati Uniti rispettivamente dal Vietnam e dall’Afganistan.
In tutti questi casi, si prese atto che tali Paesi erano destinati ad uscire dalla sfera di influenza occidentale.
Ciò vale però solo in parte nel caso dell’Italia, dato che i vincoli di carattere militare con l’Alleanza Atlantica rimangono pienamente in vigore.
Anche l’Arabia Saudita è piena di basi e di truppe americane.
Questo non significa tuttavia che tra Riad e Washington esista un “idem sentire” sul piano politico.
Il “Custode dei Luoghi Santi” – che ha fatto ammazzare all’estero un collaboratore della stampa nordamericana – è soprattutto il massimo finanziatore dell’Islam, di cui promuove l’espansione, a scapito dell’influenza occidentale.
Lo stesso discorso vale – “mutatis mutandis” - per quanto riguarda la Meloni.
La quale non si propone certamente di favorire nell’Occidente Europeo una riedizione del fascismo storico, ma promuoverà altrettanto sicuramente il nazionalismo identitario, con il corollario del tradizionalismo cattolico, già dominante nell’Europa Orientale.
Con De Gasperi, Truman condivideva la stessa ispirazione ideologica: Biden non la comparte assolutamente con la Meloni.
L’America prende dunque atto della perdita di una parte della sua sfera di influenza politica, in cambio del mantenimento di un rapporto di collaborazione sul piano militare.
La Sinistra rifiuta di accettarlo, benché l’Italia – in fondo – abbia ben poco da rimetterci:
tramontata la cultura politica liberaldemocratica, che si riduceva ormai agli editoriali di Scalfari,
verrà meno infatti soltanto la Mostra del Cinema di Roma, con il “red carpet” importato da Veltroni per scimmiottare Hollywood.
Chi esce perdente è l’Europa Occidentale, che vede venir meno un rapporto ideale con il nostro Paese risalente alla diffusione in Italia dell’Illuminismo.
Oppure – se si preferisce – al 1802, quando Napoleone riunì a Lione i delegati italiani per associarli al progetto della Rivoluzione Francese.
Tornano ad affermarsi le idee di Leopardi: non però di Giacomo, bensì di suo padre Monaldo,
Conte di San Leopardo e massimo teorico della Restaurazione.